le parole del leader di futuro nazionale dalle marche

Intervista al Generale Vannacci: «Il governo andrà avanti. All’Italia non servono crisi»

Intervista a Vannacci: "Il Governo Meloni andrà avanti"
16 Luglio 2026

L’ex militare parla al Centro dopo la frattura nel centrodestra sulle preferenze

CIVITANOVA MARCHE

Vannacci, ieri (martedì, ndr) i franchi tiratori della maggioranza hanno fatto bocciare l’emendamento di FdI che reintroduceva le preferenze elettorali, pur blindando il seggio del capolista. Voi ne avete proposto un altro che ripristina le preferenze in maniera integrale, ma avete comunque votato sì a quello di FdI. Come mai?

«Abbiamo votato sì perché sapevamo che c’era molta più probabilità che quell’emendamento passasse».

Prima della bocciatura, lei già parlava di “inciucio”.

«Quell’emendamento non ci soddisfaceva, ma era comunque un piccolo passo in avanti. A denti stretti, tappandoci il naso, ma abbiamo votato a favore».

Oggi (ieri, ndr) è stato messo al voto il vostro emendamento. Anche questo bocciato. Non valeva la pena spingere da subito sulla proposta di Fn piuttosto che su quella di FdI?

«Era molto più probabile che passasse il loro e, se fosse passato, il nostro non sarebbe stato messo in discussione».

Dunque era meglio di niente?

«Sì, meglio di niente».

Bisogna fare lo slalom tra i fan in coda per un selfie – molti sono giovanissimi – per riuscire ad avvicinare Roberto Vannacci. Lo riusciamo ad intercettare dopo pranzo, in uno chalet a Civitanova Marche. Ha appena concluso il comizio, in una manciata di minuti dovrà scappare per prendere un aereo in direzione Bruxelles. Giusto il tempo per convincerlo a scoprire le carte sulla legge elettorale – la nuova frattura interna al centrodestra – e parlare di un altro lato del leader di Futuro nazionale. Quello di cui si parla meno. Lui, sigaretta in mano («Non un vizio, ma un piacere») accetta il confronto.

Generale, fra i leader del passato a chi fa riferimento?

«Annibale, per esempio».

Un personaggio un po’ più vicino nel tempo?

«Anche Giulio Cesare è stato un grande leader».

Un po’ più vicino?

«(fa un tiro di sigaretta, sorride, ndr) Napoleone».

Nessuno che appartenga alla storia contemporanea?

«De Gaulle è stato un grande politico».

Oltre che un generale, come lei. Non c’è un leader della storia italiana recente a cui si ispira?

«Ho il difetto di non aver mai seguito particolarmente la politica italiana. Ho sempre pensato al mio lavoro, la mia passione».

Da giovane è stato mai iscritto a un partito?

«No».

Ora però vive sotto le luci della ribalta.

«Tutto è cambiato quando mi hanno proposto di candidarmi alle Europee».

Un generale che non si è mai interessato alla politica decide, di punto in bianco, di diventarne un protagonista. Perché?

«Ho pensato alle mie figlie. A 55 anni non posso più fare il combattente con il fucile in mano e lo zaino in spalla».

La politica come prosecuzione della guerra con altri mezzi?

«La proposta di candidatura mi è sembrata il modo migliore per continuare a combattere per la mia famiglia, per dare loro una società migliore».

Torniamo all’attualità. A questo punto Meloni dovrebbe dimettersi?

«No, non mi sembra il caso».

Ah.

«Non c’è stato alcun voto di fiducia, non è stata messa in scacco la tenuta del governo. È solo la sinistra che, come al solito, strumentalizza il caso dopo aver appositamente presentato l’istanza di voto segreto che ha fatto il gioco dei “badogliani”».

Cioè i trenta, forse quaranta franchi tiratori che hanno votato no? Sono tanti.

«È una questione politica che può essere superata senza alcun problema. Il punto, quello concreto, è che la sovranità non torna al popolo. È questa la mia preoccupazione».

Quindi per lei il governo deve andare avanti?

«Non è che deve, secondo me andrà avanti. Non ci sono i presupposti per una crisi».

Continuare con Meloni è la soluzione migliore per l’Italia?

«L’alternativa qual è? Indire le elezioni in un momento di crisi e metterci in una situazione in cui non possiamo prendere decisioni nei prossimi mesi? Dai, Tafazzi (personaggio immaginario autolesionista del trio comico Aldo, Giovanni e Giacomo, ndr) farebbe di meglio».

Il governo Draghi andò in crisi in questo momento dell’anno e le elezioni si tennero a settembre. Si tratterebbe solo di due mesi di attesa.

«Io voglio il bene degli italiani: di posti, poltrone e intrighi politici a me non interessa. Non credo che mettere in crisi il governo sia la cosa migliore in un momento di crisi internazionale».

A proposito di crisi internazionali, si è riaperta la guerra in Iran. Anche lei, come Meloni, non approva né condanna la scelta degli Usa?

«No, ho condannato immediatamente l’attacco, ma non perché ho simpatia per gli iraniani. Sapevo che l’Italia avrebbe subito delle conseguenze negative da tutto ciò».

Come si fa ad uscire da questa situazione?

«Dovevamo farlo convincendo Trump a fermarsi prima. Abbiamo le leve per farlo».

Quali leve?

«Continuiamo a comprare 700 miliardi di gas naturale liquido dagli Usa, a investire 600 miliardi nella loro economia. Ci vendono le armi che regaliamo all’Ucraina e ci impongono i dazi al 15%. Quei dazi che “Mary Poppins” Von der Leyen, appoggiata da Meloni, dovrebbe aver negoziato e che invece ha subito. Come mai nessuno tratta?».

Me lo dica lei.

«Vannacci tratterebbe».

Rimanendo sulla politica internazionale, sia lei che Giuseppe Conte non vedete la Russia come una minaccia e siete contro il riarmo europeo. Una collaborazione trasversale su questi temi è possibile?

«Direi che siamo su posizioni abbastanza distanti. Conte ha una posizione da pacifista, io ne faccio una questione di opportunità. L’Italia non ha un interesse che sia uno a proseguire la guerra in Ucraina».

Quindi lei non è contrario alla guerra?

«La guerra non è il male assoluto. Se conviene bene, se non conviene meglio».

Torniamo a lei. Da dopo la pubblicazione del suo libro “Mondo al contrario”, è diventato bersaglio dei movimenti femministi. Lei però ha due figlie, una moglie: a casa è circondato da donne. Lo hanno letto il libro?

«Sanno benissimo che non sono un misogino, anzi. Io mi considero un patriarca nel senso vero del termine».

Ovvero?

«Una persona che protegge la famiglia, le proprie donne».

Perché sarebbero deboli?

«Perché sono più fragili fisicamente rispetto all’uomo. Solo per questo. È l’ideologia femminista che offende la donna».

In che modo offenderebbe le donne?

«Le quote rosa sono un’offesa alle donne. Per questo abbiamo proposto di togliere le preferenze di genere dalla legge elettorale. Una posizione si occupa per merito, per capacità, non per una questione di sesso».

Lei è stato molto criticato per il fatto di contestare il concetto di femminicidio. Ne è ancora convinto?

«Certo. Me ne frego e vado avanti».

Si sente un populista?

«La mia posizione sul femminicidio dimostra il contrario».

E un’estremista?

«Nessun estremismo. Il mio è solo buon senso».

La remigrazione è parte di questa politica del “buon senso”?

«L’immigrazione è un problema reale, con ricadute a livello economico, sulla sicurezza e, più grave di tutte, sulla coesione sociale».

Ha detto più volte che il suo obiettivo è limitare la percentuale di stranieri al 4% della popolazione.

«È il nostro obiettivo ideale».

Quello realistico qual è?

«Mi accontenterei di rimandare a casa tutti i clandestini che ci sono in Italia».

Quanti crede che siano gli immigrati irregolari in Italia?

«Almeno 500mila, la popolazione di Molise e Valle d’Aosta insieme».

Una percentuale comunque marginale rispetto al totale della popolazione.

«È gente che non può lavorare, è inevitabile che delinqua. Quindi oltre a mantenerli dobbiamo accollarci anche il costo del patrocinio gratuito, della giustizia, del carcere e il prezzo sociale della delinquenza».

Intanto il governo continua con il decreto flussi e sembra non ascoltarvi su tanti altri temi, a partire proprio dalla legge elettorale. Quand’è che sarà superata la linea rossa ed entrare in coalizione non sarà più possibile?

«Noi abbiamo fissato le nostre linee rosse, che non sono negoziabili. Se l’alleanza vorrà usufruire del consenso di Futuro nazionale, dovrà adeguarsi».

Fino ad ora non vi hanno ascoltato.

«Futuro nazionale è qui per questo: per rimettere il governo sulla rotta giusta».

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