LA GIOIA TENACE DI DACIA MARAINI

Dobbiamo ringraziare il cielo se una gran donna come Dacia Maraini si è innamorata dell’Abruzzo. Non stiamo parlando soltanto di una scrittrice celebrata, attualmente l’autrice italiana più letta nel mondo: parliamo soprattutto di un’infaticabile organizzatrice di eventi culturali, un motore in grado di smuovere le montagne e di mettere in piedi un vero e proprio festival teatrale in un momento in cui tutti stanno tagliando il tagliabile, per la chiusura del comodo rubinetto dei contributi pubblici.

Il Festival tenuto in piedi da Dacia e da un pugno di generosi collaboratori si chiama Teatro di Gioia, un nome che deriva dalla località marsicana in cui la Maraini ha preso casa, ma anche dalla felicità che si respira nell’organizzare (e nel vedere) performance colte all’interno dei meravigliosi parchi di cui l’Abruzzo dispone, sposando teatro e natura: Alfadena, Collelongo, Gioia dei Marsi, Ortona dei Marsi, Pescasseroli e Scanno hanno ospitato la prima, lunga tornata di rappresentazioni, ma il gran finale è previsto per domenica prossima in piazza a Celano, quando MassimoRanieri metterà in scena il suo fortunato spettacolo “Canto perché non so nuotare”, roba da 500 repliche in tutt’Italia con regolare tutt’esaurito. Lo spettacolo, ancora una volta, sarà gratuito, salvo 200 posti riservati non ai soliti vip che entrano a sbafo, ma a chi accetta di mettere sul piatto mille euro (a testa) per una nobile causa.

Già, perché quest’anno Dacia ha voluto dedidcare il Festival a un tema delicato come la donazione di organi tra viventi, con particolare attenzione per il trapianto di reni. Non si tratta solo di raccogliere quattrini (e comunque una cifra importante verrà destinata a un centro specializzato dell’Aquila), ma anche e soprattutto di sensibilizzare su un tema che in Italia è vissuto ancora con un eccesso di diffidenza e parecchia ignoranza. Nessuno è obbligato a donare un organo, sia chiaro, ma tutti dovrebbero essere chiamati a prendere le loro decisioni, in un senso o in un altro, in base a percezioni corrette del problema, non a luoghi comuni che nulla hanno a che vedere con la realtà.

Scrivo con ammirazione e gratitudine della Maraini perché ho visto con i miei occhi come lavorare per un’idea positiva mantenga giovane una donna che potrebbe tranquillamente starsene in vacanza a godersi i suoi diritti d’autore. Sono sempre stato affascinato da una massima di Chateaubriand secondo cui «la vera felicità costa poco, se è cara non è di buona qualità». Ecco, mi sembra che Dacia abbia smesso di inseguire il successo e i best seller per mettere il suo nome, quello dell’autrice de “La lunga vita di Marianna Ucrìa”, al servizio di progetti nobili, in mezzo alla gente. Soprattutto in Abruzzo, terra che ama quanto, e forse più, di tanti abruzzesi. Buona domenica.