La marineria di Pescara allo stremo: «Interventi immediati»

16 Febbraio 2026

L’appello di Camplone a Comune e Regione: «Tutto questo è una ferita alla dignità del nostro lavoro. Abbiamo bisogno di atti concreti»

PESCARA. Non c’è più tempo. Per gli annunci, le promesse e le sfilate della politica non c’è più tempo. Lo dice nel suo appello accorato Doriano Camplone, presidente dell’associazione Pesca professionale “Mimmo Grosso”, che usa le parole “lavoro” e “dignità” per ricordare chi sono e che fanno i pescatori, e per dare la sveglia a chi sembra averlo dimenticato. «Chiediamo risposte certe e interventi immediati», dice subito Camplone. «Non possiamo più navigare a vista, né per quanto riguarda la stabilità tecnologica dell’asta, né per la navigabilità del nostro porto. La marineria ha bisogno di atti concreti: si ripristini la funzionalità del mercato e si proceda senza ulteriori indugi allo scavo dei fondali».

E poi, se non dovesse bastare, l’invito alle coscienze: «La sicurezza di chi lavora in mare non può essere messa in secondo piano». Un appello che suona come un ultimatum da parte della categoria che ai gravi problemi della navigabilità del porto canale, da dicembre combatte con l’asta del pesce che funziona a intermittenza ed è un incubo a ogni alba. E peraltro con la frustrazione che la soluzione proposta dal Comune, vale a dire il trasferimento del mercato ittico nella vecchia biglietteria della banchina Sud, non solo non risolve i problemi, ma li peggiora perfino.

Per questo Camplone, mentre esprime «profonda doglianza per quanto accaduto in quest’ultima settimana», con il pesce rimasto invenduto a causa dei continui stop al software dell’attuale mercato, dice senza mezzi termini: «Non riesco a comprendere come il Comune abbia potuto dare seguito a un progetto che appare così sottodimensionato per le nostre reali necessità. Spostarsi in una struttura che non tiene conto dell’importanza vitale dei magazzini e dei locali di servizio presenti nell’attuale stabile significa, nei fatti, rendere il trasferimento impossibile o peggio, fallimentare in partenza». E ricorda: «Le categorie degli operatori ittici meritano rispetto e soluzioni logistiche all’altezza, non ridimensionamenti che complicano l’operatività quotidiana». E se questo non bastasse, Camplone fa presente: «Un’asta che funziona a singhiozzo, con interruzioni continue, non è solo un problema tecnico, è una ferita alla dignità del nostro lavoro».

E poi il dragaggio, o meglio, «il mancato dragaggio», come dice l’armatore, che «riguarda la vita stessa dei nostri marinai». E per questo si rivolge direttamente a Comune e Regione: «Siamo alle soglie della bella stagione, la situazione dei fondali è drammatica e l’intervento di dragaggio iniziato a settembre, salutato con ottimismo e spirito di vittoria dai rappresentanti delle istituzioni locali, si è concretizzato con un escavo di soli 2.500 metri cubi tuttora stipati nella vasca di colmata sulla banchina di riva dell’ex porto commerciale. E non è più andato avanti», rimarca Camplone, «limitandosi a una quantità di fanghi dragati insignificante rispetto a quanto sarebbe necessario per rendere regolare la navigabilità del nostro porto».

E se su questo il presidente dell’associazione annuncia di rivolgersi all’Autorità di sistema portuale del Medio Adriatico, è ancora alle coscienze di politici e amministratori che si rivolge: «Andare a lavorare ogni giorno con il timore di non poter rientrare in porto in sicurezza, o di rischiare l'incaglio a ogni uscita, è una condizione che logora. Uscire in mare è già un mestiere duro, ma farlo con questi rischi aggiuntivi, causati dall'inerzia istituzionale, è semplicemente ingiusto».

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