Lavori in casa, famiglia a rischio sfratto: il caso a Montesilvano

In sei potrebbero perdere la casa popolare, l’avvocato Faccini: «Nessun abuso edilizio». Ma la pratica va avanti
MONTESILVANO. A Montesilvano una famiglia composta da due genitori e quattro figli minori rischia di perdere la casa popolare in cui vive per una vicenda legata a un abuso edilizio che, secondo quanto ricostruito, non sarebbe stato realizzato dagli attuali occupanti e che risulta comunque sanato. La questione nasce nel 2023 quando la madre dei bambini riceve dal Comune di Montesilvano un’ordinanza di demolizione e ripristino dello stato dei luoghi a seguito di un sopralluogo della polizia locale.
Nell’alloggio, infatti, era stata riscontrata la chiusura di un balcone con vetro e alluminio, con contestuale modifica del muro perimetrale per una superficie di circa 4,73 metri quadrati, oltre alla rimozione di un tramezzo tra ingresso e cucina. La famiglia esegue, quindi, gli interventi richiesti dall’amministrazione per riportare l’immobile alla situazione originaria e successivamente presenta istanza di sanatoria ai sensi dell’articolo 36 della legge regionale 96 del 1996, anche nell’ottica di ottenere un’assegnazione regolare e adeguata alle esigenze di un nucleo familiare nel frattempo ampliatosi.
La Commissione Erp, tuttavia, esprime parere sfavorevole. Nel settembre 2025, assistita dall’avvocato Alberto Faccini, la donna deposita una nuova istanza, allegando una dichiarazione testimoniale. Una precedente assegnataria, che avrebbe abitato nell’alloggio tra il 2003 e il 2006, infatti, ha riferito che le difformità edilizie erano già presenti al momento del suo ingresso e che sarebbero state realizzate in parte prima del 2003 e in parte da un successivo occupante, dunque prima dell’attuale nucleo familiare.
Il 29 gennaio 2026 la Commissione Erp risponde richiamando il precedente parere contrario dell’11 settembre 2024 e invitando l’Ater ad avviare le procedure per il recupero dell’alloggio. Si apre così la prospettiva dello sfratto per la famiglia oggi composta da sei persone. «La mia assistita non ha realizzato alcun abuso e ha anzi provveduto a eseguire le opere richieste dall’ente», sottolinea l’avvocato Faccini che ritiene che la documentazione prodotta meriti una valutazione approfondita, anche alla luce della presenza di minori e della natura limitata delle difformità contestate.
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