Lutto nella medicina, addio all’ortopedico Emilio Manes

L’ex primario che portò il reparto pescarese all’eccellenza: ideò la correzione delle deformità della spalla e dell’anca
PESCARA. Ha portato il reparto di Ortopedia di Pescara a livelli d’eccellenza, attirando studiosi persino dagli Stati Uniti desiderosi di assistere alle sue operazioni e approfondirne le tecniche. Le stesse che richiamavano pazienti da ogni parte d’Italia, certi di affidarsi a mani esperte e sicure. Si è spento all’età di 86 anni l’ex primario di Ortopedia Emilio Manes. È morto ieri a Bologna, città in cui si era trasferito da tempo per stare accanto alla moglie e ai tre figli. Domani, alle ore 15, l’ultimo saluto nella Basilica dei Santi Bartolomeo e Gaetano, a Bologna.
LA CARRIERA
Laureato in Medicina all’Università di Bologna a 26 anni, Manes si formò all’Istituto Ortopedico Rizzoli, culla dell’eccellenza ortopedica italiana. Fu l’inizio di una carriera lunga, segnata da studio, ricerca e relazioni scientifiche di altissimo profilo. Studioso e ricercatore in ambito ortopedico pediatrico e traumatologico, si perfezionò alla scuola dei professori Gui e Dal Monte, distinguendosi fin dagli esordi per l’ideazione di tecniche chirurgiche innovative nella correzione delle deformità della spalla e dell’anca displasica.
L’ARRIVO A PESCARA
Nel 1982 l’approdo a Pescara come primario del reparto di Ortopedia dell’ospedale Santo Spirito. Oltre venticinque anni trascorsi tra corsie e sale operatorie, durante i quali elevò l’ortopedia abruzzese a standard altissimi. Nel suo reparto si formarono numerosi futuri primari ospedalieri e professionisti che intrapresero la carriera universitaria fino a diventare professori ordinari. Tra i suoi allievi anche il professor Vincenzo Salini, oggi cattedratico all’Università Vita-Salute San Raffaele di Milano. «Ho conosciuto il professor Manes a Phoenix, in Arizona, nel 1991, quando entrambi eravamo lì per approfondire la chirurgia protesica dell’anca: io giovane studente, lui già primario affermato», ricorda Cesare Faldini, direttore della Prima Clinica Ortopedica del Rizzoli. «Ne apprezzai subito le straordinarie capacità cliniche e l’immensa cultura. Da quell’incontro nacquero una solida amicizia e una proficua collaborazione». Manes fu tra i primi ad applicare con successo la protesi nell’anca lussata post-displasia. «Una tecnica brillante, che prevedeva l’utilizzo del fissatore esterno e che al Rizzoli abbiamo adottato a lungo. Un esempio virtuoso di circolarità scientifica: un’idea nata sulla collina di San Michele in Bosco, sviluppata in Abruzzo e poi rientrata a Bologna. La presentammo negli Stati Uniti, all’American Academy, ottenendo anche un riconoscimento. Ci lascia una mente raffinata e un grande signore, sempre disponibile verso i pazienti», sottolinea Faldini.
IL RICORDO
Stimato dai colleghi e punto di riferimento per la famiglia, Manes è stato un esempio di rigore e dedizione. «Per me e per tutti noi è stato un modello di impegno, integrità e abnegazione, soprattutto di dedizione instancabile verso i suoi pazienti, sempre al centro non solo della sua professione di chirurgo e della sua missione di medico, ma della sua vita», ricorda il figlio Vittorio, oggi avvocato penalista e professore ordinario di Diritto penale all’Università di Bologna. «Un esempio impegnativo per qualunque figlio, anche per il suo carattere forte, ma un padre capace di guidare con saggezza e generosità, naturalmente incline a proteggere tutti dalle sfide della vita, personale e professionale». Anche la figlia Costantina ha scelto il camice bianco, seguendo le orme paterne, mentre Paola è diventata giurista. Fortissimo il legame con i nipoti, in particolare con il piccolo Emilio, che porta con orgoglio il suo nome. Manes lascia la moglie Emma Luppino, già ricercatrice all’Università di Bologna e poi professore ordinario di Storia greca e Storia della storiografia greca all’Università D’Annunzio di Chieti. Con lui scompare un maestro della chirurgia ortopedica e un uomo che ha fatto della cura una missione di vita.
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