Marco Zatterin: «Mio padre, innamorato del Centro»

28 Giugno 2026

Il figlio di Ugo, primo direttore del nostro giornale, è intervenuto alla Fondazione Fornace Caravaggio per raccontare alcuni aneddoti

PESCARA. «Mio padre divenne direttore del Centro nel luglio del 1986 e io cominciai a venire spesso a Pescara. Era molto contento di essere qui: questa esperienza rappresentava per lui un ritorno al giornalismo che amava davvero, quello artigianale, con il nome e cognome sotto gli articoli». Si apre con questo ricordo l’intervento di Marco Zatterin, già vicedirettore della Stampa, che ricorda la figura del padre e il rapporto d’amore con l’Abruzzo. Le sue parole arrivano nella Fondazione Fornace Caravaggio a Pescara, durante il lancio del volume “Quei ragazzi del Centro” (Edizioni Solfanelli) curato dai giornalisti Andrea Mori e Giuliano Di Tanna.

«Non l’ho mai visto una volta contrariato o troppo stanco. Era felice, si sentiva realmente libero. Questa terra era diventata uno dei suoi luoghi del cuore». E poi racconta: «Dopo l’operazione al cuore i medici gli dissero che aveva bisogno di riposo assoluto. Lui rispose: “No, io devo andare a lavorare, ho il giornale, ho i miei ragazzi”. Così ogni lunedì lo accompagnavo da Roma a Pescara e il venerdì, o il sabato, tornavo a prenderlo». Zatterin rimarca anche la più grande lezione paterna: «Ricordo che diceva sempre una cosa: “Il lettore è meglio di noi. Non dobbiamo mai sottovalutarlo”. È l’insegnamento che ha lasciato a noi figli e che ancora oggi mi porto dentro».

Presente, fra gli altri, la presidente dell’Ordine dei Giornalisti d’Abruzzo, Marina Marinucci, in forza al Centro fino a pochi mesi fa – «all’inizio cercavano di sminuirci, ma alla fine abbiamo fatto la storia dell’Abruzzo» – e la sorella di Enea De Martiis – il giornalista della redazione dell’Aquila morto a 27 anni in un incidente stradale mentre rientrava a Pescara – Paola, che lo ha ricordato insieme al nipote: «Gli anni in cui Enea lavorava al Centro sono stati senza alcun dubbio i più belli della sua vita».

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