Pescara

Morte di Riccardo Zappone, scattano i domiciliari per i tre che lo picchiarono prima dell’arresto

21 Gennaio 2026

La Cassazione respinge il ricorso delle difese. Passa dunque la richiesta degli arresti del pm Varone. Per i fratelli De Luca e il genero Giorgini l’accusa è di lesioni aggravate

PESCARA. La Cassazione rigetta il ricorso delle difese e dalla Questura scattano gli arresti domiciliari per i fratelli Paolo e Angelo De Luca e per Daniele Giorgini (genero di Angelo), i tre che erano stati individuati quali presunti responsabili della morte di Riccardo Zappone, il 29enne pescarese, soggetto fragile e tossicodipendente, che il 3 giugno scorso fu oggetto di una aggressione da parte dei tre indagati, e che morì dopo l’arresto (per essersi opposto all’intervento della polizia).

IL PRIMO NO ALL’ARRESTO

La vicenda ha dato vita a una serie di ricorsi che hanno portato alla decisione di ieri. I tre erano stati individuati dal pm Gennaro Varone quali responsabili dell’aggressione (che non ha mai avuto un motivo chiaro) e accusati inizialmente di omicidio preterintenzionale. Il magistrato aveva quindi richiesto la misura cautelare in carcere che venne rigettata dal gip Mariacarla Sacco che, vista anche la complessità della vicenda, voleva prima acquisire la relazione medico-legale sulle effettive cause della morte, argomento su cui torneremo.

IL NO DEL RIESAME

A quel rigetto fece seguito il ricorso del pm al tribunale del Riesame dell’Aquila che disse no al carcere, ma dispose gli arresti domiciliari. Nel frattempo, c’erano stati degli aggiustamenti per quanto riguarda l’ipotesi di reato e il pm aveva chiesto di valutare anche le lesioni personali aggravate, eventualmente in sostituzione dell’omicidio preterintenzionale (quello preso in esame dal gip pescarese).

RICORSO IN CASSAZIONE

La decisione del Riesame aquilano fece quindi scattare il ricorso alla Corte di Cassazione da parte del collegio difensivo (Gianluca Carlone per Paolo De Luca, Melania Navelli per Angelo De Luca e Daniele Giorgini): passaggio che “congelò” i domiciliari. Ricorso che si è discusso venerdì scorso e la cui decisione è stata depositata soltanto ieri con il rigetto dello stesso ricorso che ha quindi fatto tornare in vita quanto disposto dal Riesame con gli arresti domiciliari.

GLI ARRESTI DI IERI

E ieri mattina gli uomini della Mobile di Pescara sono andati nelle abitazioni dei tre indagati per notificare la decisione della Cassazione e far scattare così i domiciliari. Questa mattina i due difensori potrebbero presentare una istanza al gip Sacco per una misura meno afflittiva dei domiciliari per due ordini di motivi. Il primo riguarda il lungo tempo trascorso dalla morte di Zappone (e quindi la non attualità dei fatti), il secondo la contestazione di lesioni personali aggravate che prevede una querela mai depositata vista l’immediata morte di Zappone. Una richiesta che appare poco percorribile per Paolo De Luca in quanto soggetto al regime di sorveglianza speciale, regime che ostacola la possibile revisione della misura. Anche perché il giorno dell’aggressione, Paolo era alla guida della sua auto quando ha urtato violentemente Zappone in strada e percosso dagli altri due coindagati: Paolo non poteva neppure guidare l’auto in quanto, per il regime cui era sottoposto, gli era stata ritirata la patente. Tutte questioni tecniche che ora valuteranno difensori e giudice qualora dovesse concretizzarsi l’istanza di revisione della misura dei domiciliari.

LA RELAZIONE MEDICO-LEGALE

Le difese, prima della discussione davanti ai giudici del Riesame dell’Aquila, avevano evidenziato il risultato della relazione medico-legale (non presa in considerazione dal tribunale) che metteva in evidenza come la morte di Zappone fosse stata provocata non dalle lesioni seguite all'aggressione, ma da una intossicazione massiccia di cocaina che il giovane aveva assunto quella mattina (in più riprese) prima di andare nell’officina di Angelo De Luca (dove lavora anche Giorgini) e davanti alla quale ebbe inizio l’ aggressione. Ma i giudici aquilani avevano comunque evidenziato come «è la personalità degli indagati e la violenza del pestaggio e, quindi, il pericolo di reiterazione del reato» da parte dei tre in relazione alla «manifestata totale assenza di capacità di autocontrollo dei propri freni inibitori e della sconsiderata e plateale dimostrazione di forza esercitata in danno del povero Zappone, in condizioni peraltro di evidente vulnerabilità psicofisica, testimoniata anche dalle chiamate effettuate dal medesimo al 112, sconclusionate e apparentemente incomprensibili, poco prima di essere aggredito con calci e pugni dal gruppo» (ci sono le riprese delle telecamere di zona). Una reazione considerata sproporzionata dai giudici.

LESIONI PERSONALI AGGRAVATE

Ma ora tutto si giocherà sulla configurabilità del reato contestato di lesioni personali aggravate. Zappone, rimasto in piedi dopo l’aggressione, venne raggiunto dai poliziotti che, per calmarlo, furono costretti a usare il Taser: 12 scosse che, secondo l’autopsia, non avrebbero inciso sul decesso.