Omicidio al bar del Parco, tre indagati

Sono pescaresi i sospettati del delitto di Albi e del ferimento di Cavallito. E spunta il movente: è un affare da 400mila euro
PESCARA. Sono tre i sospettati per il terribile agguato che il primo agosto scorso, al bar del Parco, è costato la vita all’architetto Walter Albi, 66 anni, e ridotto in fin di vita l'ex calciatore Luca Cavallito, 49 anni. Sono tre esponenti della malavita locale, già noti alle forze dell’ordine, che il procuratore aggiunto Annarita Mantini e il sostituto Andrea Di Giovanni, titolari del fascicolo che vede la supervisione del procuratore Giuseppe Bellelli, da qualche tempo hanno iscritto nel registro degli indagati con un’ipotesi di reato che è quella di omicidio e tentato omicidio.
TRE PESCARESI Sono tutti e tre di Pescara. Sembra quindi tramontare definitivamente la pista del killer venuto da fuori per “giustiziare” probabilmente tutti e due, sia Albi sia Cavallito, visto che pare fossero in affari insieme: quel pomeriggio erano seduti al bar e avevano ordinato una consumazione per più persone, forse perché in attesa di chi aveva organizzato quell’appuntamento-trappola, senza preoccuparsi della presenza dei clienti del bar e delle persone che si trovavano nel vicino parco, terrorizzate da quella sparatoria. Prima due colpi di pistola esplosi da fuori il recinto del bar, poi l’irruzione del killer vicino al tavolo dove erano seduti i due obiettivi, e poi altri colpi contro la coppia ormai a terra: colpi mortali per Albi raggiunto al cranio, al collo e al torace.
LE INDAGINI Gli inquirenti sarebbero prima arrivati alla identificazione di uno dei tre. Poi, grazie anche a una intensa attività di ascolto che in questi violenti fatti di cronaca diventa preziosa quando si scandaglia il sottobosco in cerca dei possibili collaboratori, ma grazie soprattutto alle dichiarazioni che avrebbe fatto lo stesso Cavallito (dopo i diversi interventi chirurgici e il coma farmacologico), gli uomini del dirigente della squadra mobile, Gianluca Di Frischia, e i magistrati, hanno inserito altri due soggetti molto vicini al primo sospettato.
IL MOVENTE Pare, ma tutto è ancora coperto da un estremo riserbo che ha caratterizzato tutta l’indagine, che il sopravvissuto Cavallito abbia fornito agli inquirenti anche il possibile movente, legato a un affare da 400mila euro: un affare con il quale i due potrebbero aver pestato i piedi a qualcuno che ha cercato la vendetta.
LE TELECAMERE Molto utili, per risalire al presunto killer, si sarebbero rivelate le immagini delle telecamere presenti nella zona della sparatoria e non solo, oltre al lavoro eseguito sui supporti informatici delle due vittime, nonché quello sui due cellulari recuperati dalla Mobile, dopo che il killer si era impossessato di un portatile trovato sul tavolo del bar, e delle chiavi della macchina di uno dei due.
INCHIESTA PARALLELA Ma il lavoro della procura questa volta è stato veramente sinergico in quanto l’omicidio si sarebbe incrociato con un altro grave fatto di cronaca, seguito da un quarto magistrato, i cui presunti responsabili sarebbero gli stessi tre sospettati dell’omicidio. E così, lavorando su più fronti, incrociando i risultati delle due inchieste, gli inquirenti sono riusciti a disegnare un possibile movente, e soprattutto a individuare i tre indagati che avrebbero svolto ruoli diversi nell’agguato mortale del bar del Parco.
LA POSSIBILE PROVA E sempre l’attività investigativa, portata avanti dalla squadra mobile della questura in maniera continua e puntuale, avrebbe permesso di acquisire e sequestrare, in casa di uno dei tre, elementi che potrebbero diventare prove se la procura riuscirà a trovare il collegamento scientifico.
KILLER CAMUFFATO Insomma, questa pista privilegiata, che secondo la procura potrebbe essere quella giusta, è giunta a un punto avanzato, per cui è possibile che, in tempi relativamente brevi, visti i passaggi tecnici da definire, si possa arrivare a una svolta importante a poco più di tre mesi da quell’agguato mortale del killer che molto probabilmente aveva camuffato la sua fisicità non solo con il casco integrale, ma forse anche con qualche indumento di più addosso per dare l’impressione di avere delle fattezze fisiche diverse, e rendere più difficile la sua individuazione.

