Papà assolto dopo sette anni di processo, ma può vedere il figlio a tempo

Pescara, il caso giudiziario con un lieto fine a metà. Il pescarese si era trasferito in Friuli per seguire la moglie che si era allontanata col bimbo di due anni. Di qui le accuse di atti persecutori e maltrattamenti fino alla sentenza. Ma resta in piedi la causa civile
PESCARA. Assolto con formula piena dopo sette anni di processo. Ma, nonostante la sentenza, continua a poter vedere il figlio solo per cinque ore alla volta e in incontri semiprotetti, alla presenza di un educatore. È il paradosso della vicenda giudiziaria che si è conclusa nei giorni scorsi in Tribunale a Pescara, con il papà che è stato prosciolto da tutte le accuse di maltrattamenti in famiglia, atti persecutori e violazione degli obblighi di mantenimento.
La storia inizia nell'estate del 2019. La moglie lascia l'abitazione familiare di Pescara insieme al figlio, che allora aveva meno di due anni, trasferendosi in Friuli, a circa 700 chilometri di distanza. Nello stesso giorno di quell’allontanamento, il legale della donna in una lettera definisce la scelta «solo temporanea» e assicura che il padre avrebbe potuto continuare a vedere liberamente il bambino. Le denunce per presunte violenze arriveranno successivamente e costituiranno il presupposto dell’accusa di maltrattamenti. L’imputazione per stalking, invece, nasce dai tentativi dell’uomo di mantenere un rapporto con il figlio, fino alla decisione di trasferirsi a sua volta in Friuli.
L’accusa di violazione degli obblighi di mantenimento riguarda, infine, una denuncia di smarrimento di un libretto di risparmio cointestato, presentata prima dell’esistenza di qualsiasi provvedimento giudiziario. Le somme, secondo quanto emerso nel processo, sono state poi regolarmente riscosse.
Parallelamente al procedimento penale si sono susseguiti quelli civili: separazione, divorzio, giudizi davanti al Tribunale per i minorenni e alla Corte d'appello. La richiesta di un ordine di protezione avanzata dalla madre viene respinta, e l’affidamento condiviso rimane confermato. Nel 2022 una consulenza tecnica suggerisce di ampliare la frequentazione paterna, consentita liberamente per circa nove mesi. Una successiva consulenza, però, modifica quel quadro, portando la sentenza di divorzio a limitare gli incontri a poche ore in modalità semipresenziata. Fino a qualche giorno fa quando è arrivata l’assoluzione (giudice Nicola Colantonio) che non cambia però la situazione nei procedimenti civili. Il padre, difeso dall'avvocato Vittorio Iovine, resta sottoposto al regime delle visite protette in attesa della decisione della Corte d’appello di Trieste. Nel frattempo il bambino, che oggi ha quasi nove anni, è cresciuto lontano dal padre per gran parte della sua infanzia. «A prescindere dal caso specifico», commenta il legale, «il fenomeno delle querele strumentali connesse alle procedure di separazione coniugale rappresenta un problema di rilievo nazionale che meriterebbe un serio intervento legislativo. Per fortuna, questa volta un giudice molto attento è riuscito a individuare le crepe dell’accusa, ma quante altre volte non è andata così?».

