Parenti nei concorsi, è lite: ma non si trova l’accordo

Pescara. In commissione Vigilanza L’opposizione rivendica il codice etico, ma tecnici e maggioranza lo bocciano
PESCARA. «La parte tecnica non deve intervenire nella politica». Il direttore generale del Comune, Fabio Zuccarini, prova a spegnere l’incendio davanti ai consiglieri di maggioranza e opposizione riuniti nella Commissione straordinaria di Vigilanza, convocata per discutere il caso dei parenti comparsi nelle graduatorie dei concorsi pubblici dell’ente. Ma il tentativo di riportare il confronto sui binari della calma fallisce presto: il clima si surriscalda, i toni si alzano e la seduta si trasforma in uno scontro frontale. A far saltare il banco è il consigliere civico Massimiliano Di Pillo, che perde la calma e sbatte il microfono sul tavolo. Zuccarini, visibilmente irritato, arriva a minacciare di lasciare la commissione. «Mi state processando? Questo non posso accettarlo», afferma rivolgendosi ai consiglieri del gruppo civico Pettinari, che chiedono chiarimenti sulla nota stampa firmata dallo stesso direttore generale. «Lei prende una posizione contro un atto politico», incalza il capogruppo e candidato sindaco Domenico Pettinari. «No, c’è stato un equivoco», replica Zuccarini, «ho preso una posizione a tutela della legalità, non contro un atto politico». Ma lo scontro non si ricompone.
LA COMMISSIONE Centrosinistra e gruppi civici fanno fronte comune contro la maggioranza di centrodestra. È Pettinari ad aprire ufficialmente il confronto nella commissione presieduta da Paolo Sola (M5S). «Sono offeso sul piano politico, istituzionale e personale», esordisce, ricordando di aver chiesto l’audizione di Zuccarini dopo la lettera pubblica sui concorsi. In quella nota il direttore generale chiarisce le procedure, definisce le critiche «allusioni suggestive prive di fondamento», parla di «potenziale diffamazione» e boccia come «illegittimo e impossibile da garantire» un codice etico sui concorsi, ritenuto in contrasto con la Costituzione. «Il nostro codice etico è una proposta politica, legittima anche se non condivisa dalla maggioranza», dice Pettinari, «chiediamo un impegno morale: evitare che i parenti degli amministratori in carica partecipino ai concorsi pubblici. Lei ha preso posizione contestando il mio ordine del giorno sui giornali, non in Consiglio o in commissione. Un tecnico non può attaccare un atto politico. È grave e inaccettabile». Zuccarini reagisce: «Se fosse vero, le darei ragione. Ma c’è stato un equivoco». «Ma è successo direttore», ribatte Pettinari, «ed è una cosa che non deve accadere più».
GIOVANI SCORAGGIATI «È inquietante». Così Carlo Costantini, consigliere e candidato sindaco del centrosinistra, definisce la presenza di parenti nelle graduatorie del Comune di Pescara. «Mi turba come amministratore pubblico», spiega, «perché è un dato oggettivo che può essere facilmente mal interpretato dai cittadini». Ancora più pesante, per Costantini, è l’effetto sui giovani: «È un messaggio disincentivante. Se non ci inquietiamo davanti a tutto questo noi che rappresentiamo le istituzioni, allora cambiamo mestiere. Dobbiamo individuare dei correttivi che possano ridurre tali situazioni». L’assessore al Personale Eugenio Seccia frena: «Mi scusi, ma lei dove ha rilevato questo dato?». «Sappiamo tutti che i giovani se ne vanno perché non hanno garanzie», replica Costantini, che poi punta il dito contro il direttore generale: «Caro direttore, lei è scivolato su un aspetto che mi sta a cuore: io non sopporto che alla politica risponda la burocrazia. È una prassi in uso da Masci da mesi, anzi anni, che ora è diventata inaccettabile. Un dirigente che si sente colpito da una questione consegna la risposta alla parte politica, non parla direttamente. Altrimenti si crea un cortocircuito, con il sindaco che viene schermato dai tecnici». A difendere Zuccarini interviene il consigliere di Forza Italia Marcello Antonelli: «Non si capisce perché un dirigente che firma un atto non possa replicare contestando affermazioni non vere».
PARLA IL DIRETTORE Zuccarini torna a difendere l’ente e i dipendenti: «La mia preoccupazione è tutelare la dignità professionale degli uffici. Stigmatizzare la presenza di un parente in graduatoria rischia di ledere la dignità dei vincitori». Il direttore generale dell’ente ribadisce che «le procedure sono state corrette, senza favoritismi», e chiarisce la sua posizione: «Sottoscrivo che la tecnica non deve intervenire sulla politica. Ma dal punto di vista tecnico il codice etico è incostituzionale ai sensi dell’articolo 51 della carta costituzionale. L’accesso ai concorsi è libero a tutti. Io sono favorevole alla Carta di Pisa», dice mostrandola sul tavolo, «noi abbiamo rispettato le regole: anonimato, commissioni esterne, procedure trasparenti». Poi Zuccarini si lancia in una proposta: «Un Comune virtuoso dovrebbe favorire la partecipazione, non escludere qualcuno perché non riesce a dimostrare che non ci poteva essere un collegamento. Altrimenti non è più uno Stato democratico. Sono a disposizione di tutta la classe politica, maggioranza e opposizione, perché io lavoro per il Comune e per l’interesse dei cittadini di Pescara».
LE REAZIONI Il consigliere della lista Costantini Sindaco Donato Di Matteo si dice perplesso: «È un ordine del giorno politico, non riguarda le procedure. Un figlio o un parente può essere pienamente meritevole ed è per questo che io in aula ho evitato di stigmatizzare invitando qualcuno a chiarire. Ma questo codice etico non toglie diritti, chiede solo trasparenza». Quando la parola passa alla maggioranza, la difesa di Zuccarini è compatta. Albore Mascia, consigliere della lista civica Pescara Futura chiude: «Non capisco perché un direttore generale debba essere messo sotto accusa per una questione politica. Un codice etico può avere un valore morale, ma la Costituzione garantisce l’uguaglianza. Poi, spetta alle istituzioni assicurare pari condizioni per tutti».
©RIPRODUZIONE RISERVATA

