Pasti triplicati alla mensa dei poveri

Il responsabile: ospiti lievitati da settembre, la sala di San Giovanni Bosco non basta più. L’assessore: pronti nuovi locali

MONTESILVANO. C’è una vecchietta che ogni giorno si presenta con un pentolino, alla mensa della parrocchia di San Giovanni Bosco. Tutti i giorni, puntuale, arriva per ritirare il pranzo servito dai volontari perché di consumarlo lì, in mezzo «ai poveri», si vergogna. Eppure sono tanti e sempre di più «i locali» che vanno a mangiare alla mensa di via Lanciano 11, a Villa Verrocchio che dal 2004, grazie a una trentina di volontari coordinati da Pasquale Di Febo e Antonio Mainard i e grazie alla solidarietà di privati e commercianti (compresi i vigili urbani che ogni anno fanno una raccolta alimentare) oggi sfama un’ottantina di persone nel locale della chiesa che ne contiene a malapena trenta.

«Facciamo tre turni», spiega Vittorio Ravanesi, responsabile della mensa per l’associazione Progetto Incontro, «ma le file iniziano già intorno alle dieci. Al cinquanta per cento si tratta di extracomunitari, nordafricani in particolare, ma l’altrà metà è costituita da gente del posto che dallo scorso settembre è lievitata improvvisamente, dopo il boom che già c’era stato nel 2008, quando è cominciata la crisi. Adesso, a differenza del passato, si cominciano a vedere anche le donne, anziane, ma anche giovani». A confermarlo ci sono gli indicatori di povertà stilati dall’assessorato alle Politiche sociali del Comune. Numeri relativi al 2010 che, dice l’assessore Anthony Aliano, «purtroppo oggi vanno incrementati di almeno un 40 per cento». Qualche esempio: se nel 2010 le famiglie che chiedevano al Comune un sussidio economico sono state 179, oggi ne sono una settantina in più, circa 250, così come sono saliti a 290 le persone che richiedono un sussidio economico e che nel 2010 erano 209. E ancora le istanze di contributo di sostegno per gli affitti: contro le 527 del 2010, oggi sono salite a circa 700. «Numeri che», come spiega Aliano, «non considerano comunque gli utenti assistiti dalle parrocchie e dalle associazioni che dal primo gennaio di quest’anno fanno parte della rete istituzionale creata con la Caritas per ottimizzare il pronto intervento sociale».

Si tratta di un accordo che il Comune di Montesilvano ha stipulato con la Caritas diocesana, diretta da don Marco Pagniello, e l’azienda speciale per i servizi sociali (l’ente strumentale del Comune) e che coinvolge le parrocchie locali : «Attraverso questo pronto intervento sociale», spiega Aliano, «abbiamo un unico tavolo, per razionalizzare risorse e aiuti». In sostanza, tutti i dati di chi chiede aiuto vengono inseriti in un sistema computerizzato che, di fronte a una richiesta di assistenza, mette subito in condizione il tavolo tecnico di capire come intervenire.

Per iscriversi nel «cervellone» basta contattare i soggetti che fanno parte del Progetto, quindi il Comune (l’assessorato alle Politiche sociali), le parrocchie o l’azienda speciale che si trova a Palazzo Baldoni. «In quota 2012 abbiamo 40mila euro per il sociale», spiega Aliano, «ma in cantiere ci sono tanti progetti». Primo fra tutti è quello per la mensa dei poveri. Quella creata nel 2004 dallì’associazione Progetto incontro nella sala della chiesa di San Giovanni Bosco è ormai inadeguata. «Entro sei mesi», assicura Aliano, «nella zona ex Monti sarà operativa la mensa nuova, in grado di ospitare dalle 80 alle cento persone». Nella stessa zona, con la Caritas a settembre dovrebbe aprire anche un emporio solidale. Dopo Pasqua invece, in corso Umberto, zona Cormorano, Aliano annuncia che apriranno lo sportello lavorativo e quello abitativo.

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