Torna la truffa del Superbonus, in due finiscono sotto processo

10 Marzo 2026

Si tratta di Gianfranco Amadio, rappresentante legale della Talento System, e del geometra Di Bon. La società avrebbe emesso fatture per operazioni inesistenti pari a 96mila euro

PESCARA. Finiscono sotto processo il rappresentante legale della società “Talento System Digital Investment srl”, il pescarese Gianfranco Amadio, e il tecnico geometra friulano Nicola Di Bon: il primo risponde di evasione fiscale, il secondo di falso e, insieme, di truffa ai danni dello Stato, e più precisamente truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche. Si tratta dell’ennesimo procedimento attivato dalla procura di Pescara (pm Fabiana Rapino) sulle irregolarità che questa società avrebbe compiuto per accaparrarsi i benefici del Superbonus 110.

La società, stando al capo di imputazione, avrebbe emesso «fatture ed altri documenti per operazioni oggettivamente inesistenti». E parliamo di una fattura di poco superiore ai 96mila euro emessa nei confronti della parte offesa, e cioè del titolare della struttura sulla quale avrebbe dovuto operare la società, un edificio unifamiliare situato in provincia di Pordenone; e poi di una nota di credito di pari importo e un’altra di 77 mila euro, «al fine di consentire a terzi l’evasione mediante la realizzazione di crediti di imposta (per un importo pari a 106 mila euro) inesistenti inerenti il Superbonus 110%», come si legge nell’imputazione.

Il geometra avrebbe redatto «la falsa asseverazione tecnica concernente lavori non realizzati sull’edificio unifamiliare, nonché spese professionali non veritiere presso il relativo cantiere, con cui attestava falsamente il raggiungimento della percentuale di Sal del 30 per cento necessaria all’ottenimento dei crediti d’imposta previsti dal Superbonus».

E quindi l’aver ingannato prima Enea (a cui veniva trasmessa la copia della falsa asseverazione) e poi anche l’Agenzia delle Entrate, mediante l’invio di tre comunicazioni dell’autorizzazione all’esercizio del diritto di opzione, avrebbe consentito agli imputati di procurarsi «l’ingiusto profitto consistente nel conseguimento indebito di crediti di imposta inesistenti, per un importo pari a 106 mila euro, di cui beneficiava la Talento System Digital Investment».

Una richiesta di rinvio a giudizio che si è trasformata in processo (prima udienza fissata al 14 aprile prossimo) dopo la decisione del gup Francesco Marino che ha stabilito il proseguimento del procedimento davanti al giudice monocratico. Parti offese, oltre al titolare dell’immobile, anche l’Agenzia delle Entrate, l’Enea e il ministero Economia e Finanze. Le indagini tecniche portano la firma della guardia di finanza di Pescara e di Udine.

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