Il racconto del macellaio Stefano D’Angelo: «Bloccati a Dubai dalle bombe con la paura di non tornare»

10 Marzo 2026

Il 30enne era partito il 24 febbraio con un’amica ma la vacanza è stata interrotta dagli attacchi missilistici: «Sembravano fuochi d’artificio, terrificante»

MONTESILVANO. Una vacanza di una settimana che da favola si trasforma in incubo, bloccando due giovani a Dubai con la paura di finire sotto i missili. È l’esperienza vissuta da Stefano D’Angelo, 30 anni e titolare della Boutique della carne di via Vestina, tornato domenica a Montesilvano dopo essere rimasto bloccato per oltre una settimana negli Emirati Arabi dove era volato in villeggiatura con una sua amica. Oggi che è finito tutto, il macellaio ride e si dice pronto a tornare a Dubai in futuro, ma l’ultima settimana non è stata una passeggiata.

Come mai si trovava a Dubai?

«Sono partito martedì 24 febbraio per qualche giorno di vacanza con una mia amica e saremmo dovuti rientrare in Italia domenica primo marzo, ma il sabato la situazione è precipitata e siamo rimasti bloccati».

Cosa è successo quel sabato?

« Eravamo in hotel e sono iniziate ad arrivare informazioni sull’inizio dei bombardamenti in città. Poco dopo abbiamo ricevuto un messaggio di alert sul telefonino che ci diceva di metterci al riparo, perché era in corso un attacco missilistico sulla città».

Avete visto i missili?

«Sì ed è stato terrificante. Avevamo una grande vetrata che dava sulla città e spostando la tenda si vedevano di continuo dei missili che ci passavano sopra la testa che venivano neutralizzati dai droni. Sembravano quasi dei fuochi d’artificio, ma non era così».

Cosa avete fatto?

« L’hotel aveva un bunker sotterraneo e ci hanno invitato a rifugiarci lì sotto, dove siamo stati circa tre ore prima che la situazione si calmasse e ci dicessero che potevamo tornare in camera. Nel bunker eravamo oltre un centinaio di persone, tutte molto spaventate, e provavamo a cercare su internet le informazioni».

Quali sono stati i suoi sentimenti in quel momento?

«È difficile da spiegare se non si prova. Era una situazione di ansia fortissima, mai provata, e collettiva».

Ha mai pensato che potesse morire a Dubai?

«Sì, il sabato il pensiero l’ho avuto».

E poi cosa è successo?

«Dopo quell’attacco abbiamo ricevuto un’email dagli Emirates che ci comunicavano l’annullamento del nostro volo e lì abbiamo avuto dei momenti di smarrimento perché non sapevamo che fare».

E cosa avete fatto?

«Abbiamo atteso fino al martedì e siamo andati in aeroporto per capire se e quando potevamo ripartire. In caso contrario, avremmo potuto fare come alcuni nostri amici che sono andati in Oman e sono ripartiti da lì, ma a prezzi esorbitanti».

Cosa vi hanno detto in aeroporto?

«Dopo circa 5 ore di fila, ci hanno detto che saremmo potuti ripartire solo domenica 8 marzo, una settimana dopo rispetto al previsto».

Come avete vissuto quella settimana?

«Abbiamo cercato di continuare a goderci la vacanza, anche se non era semplice psicologicamente, anche perché la tv diffondeva notizie molto allarmanti, anche se poi in città la situazione era tutto sommato tranquilla. Fino alla fine però abbiamo temuto di non poter partire, anche perché il sabato successivo c’era stato un attacco con un drone in aeroporto, per cui quella domenica siamo andati in aeroporto con molti dubbi e timori, controllando di continuo le email».

Invece il vostro aereo è partito regolarmente?

«C’è stata un’ora e mezzo circa di ritardo perché c’era traffico aereo, e tre aerei militari ci hanno scortato durante la fase di decollo. Ci siamo tranquillizzati solo dopo un’ora di viaggio».

Chi è stata la prima persona che ha avuto voglia di abbracciare appena arrivato a Montesilvano?

«I miei genitori, ma anche i miei collaboratori che sono stati bravissimi in questi giorni».

Vi sentite fortunati?

«Tutto sommato sì, perché anche se la vacanza si è complicata e abbiamo dovuto fare fronte anche a tutti i costi aggiuntivi, perché l’hotel ci ha offerto solo una notte, dall’altra, però, siamo stati fortunati perché per puro caso abbiamo deciso di non andare più ad Abu Dhabi il sabato, e se ci fossimo andati sarebbe stato ancora più pericoloso, e soprattutto perché siamo tornati sani e salvi».

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