Pescara, bambina originaria del Congo salvata dalle schegge della guerra

22 Febbraio 2026

La piccola, di 4 anni, è stata operata dai medici dell’ospedale pescarese. Ascani: «Intervento complesso, riuscito per il merito del lavoro di squadra»

PESCARA. Ha solo 4 anni e nel volto porta il segno invisibile di una guerra lontana: una scheggia di proiettile nascosta nella lingua, infezioni continue e crescita compromessa. Così lo scorso 13 febbraio, nel reparto di Chirurgia Maxillo-Facciale diretta dal dottore Giuliano Ascani, una bambina arrivata dal Congo ha trovato finalmente una possibilità di guarigione. La piccola conviveva da anni con le conseguenze di una ferita da arma da fuoco perché nessuno, nel suo Paese, si è sentito di affrontare un intervento così delicato. A prendersi cura di lei è stata quindi la Asl di Pescara che, dopo due giorni di ricovero per gli accertamenti clinici e radiologici preliminari, ha sottoposto la bambina a un complesso intervento chirurgico. L’operazione si è conclusa con successo e la bambina farà rientro nel suo Paese questo fine settimana. «Si è trattato di un intervento impegnativo e tecnicamente complesso», dichiara il dottore Ascani, «in particolare per la rimozione del frammento ritenuto nella massa muscolare della lingua. È stato determinante il supporto anestesiologico dei colleghi Carla Aromatario e Massimo Antonucci. Abbiamo svolto il nostro lavoro con la professionalità che ogni giorno dedichiamo a tutti i pazienti, ma i veri artefici di questa bella storia sono stati i tutti coloro che si sono dati da fare per portare da noi la bambina, nonostante gli immensi problemi burocratici ed economici. Un ringraziamento va ai colleghi Paolo Mancini, Pasqualino Cargini, Michele Romano e Susanna Catanzaro, alla coordinatrice infermieristica Silvana Marini e a tutto il personale del blocco operatorio». L’iniziativa è stata promossa dall’associazione Aps Urban Vision di Torino, che ha seguito l’iter amministrativo per il trasferimento in Italia. Le spese di viaggio sono state sostenute con il contributo di Caritas Italiana, mentre l’accoglienza a Pescara è stata garantita dalla casa famiglia “Ethan”. Morgan Luciani, responsabile di Vision, racconta: «Il percorso per consentirle di arrivare in Italia è stato lungo e complesso, ma siamo riusciti a offrirle un’opportunità concreta di cura». Un’esperienza che parla anche di sanità pubblica e cooperazione. «Questa esperienza, dichiara il direttore generale Vero Michitelli, «conferma la capacità della Asl di Pescara di affrontare casi clinici complessi e di operare in rete con il terzo settore, assicurando competenza, organizzazione e attenzione alla persona».