Pescara, fatture false per oltre 5 milioni di euro: denunce per bancarotta e frode

Chiuse le indagini sulla maxi-inchiesta che coinvolge i fratelli Mario e Alessandro Bartoccini, imprenditori di marmellate. Simulavano la vendita di beni a società apparentemente lontane, ma in realtà intestate alla loro famiglia
PESCARA. Si chiude con cinque denunce l’indagine denominata “In a Jam” della Guardia di finanza che aveva scoperto un vasto sistema di bancarotta fraudolenta e fatture false nel settore del confezionamento di marmellate, coinvolgendo imprenditori e professionisti tra il pescarese e altre regioni. Le accuse, a vario titolo, sono bancarotta fraudolenta, ricettazione fallimentare, autoriciclaggio, emissione ed utilizzo di fatture per operazioni inesistenti. Nei giorni scorsi, il pm Fabiana Rapino, al termine delle indagini, portate avanti dal nucleo di polizia economico-finanziaria, ha notificato gli avvisi di conclusione delle indagini preliminari nei confronti dei due fratelli Mario e Alessandro Bartoccini di Pescara, Marisella Di Nardo di Chieti, Bice Malandra di Casalincontrada e Katia Ferrarini di Chieti.
L’inchiesta è scattata a seguito dell’arresto, avvenuto nell’aprile 2024, di Mario Bartoccini, imprenditore attivo nel settore del confezionamento di marmellate (Casa Giulia il marchio più conosciuto) con stabilimento a Collecorvino. Ma i suoi brand sono conosciuti a livello nazionale ed internazionale. L’uomo era stato arrestato con accuse di bancarotta fraudolenta e reati tributari, con il sequestro di beni per un valore di circa 5,5 milioni di euro, tra cui conti correnti, macchinari e quote societarie. Dalle indagini delle fiamme gialle, è emerso che l’imprenditore avrebbe svuotato le società indebitate e in liquidazione, simulando la cessione di beni aziendali a una rete di partner produttivi formalmente distanti, ma in realtà riconducibili a lui, operanti in diverse regioni, dal chietino al molisano e al salernitano. Queste operazioni, effettuate senza corrispettivi, hanno permesso la continuità produttiva tramite una società “newco” amministrata formalmente dal fratello Alessandro.
Le indagini più recenti hanno evidenziato ulteriori illeciti a danno della “newco”, ormai anch’essa fallita, con distrazioni finanziarie per circa 800 mila euro, parte destinate a due professioniste e parte investite in una società neocostituita in Romania. E queste operazioni sono state giustificate con fatture false per un ammontare di circa 5,1 milioni di euro, usate per mascherare lo spostamento di beni, marchi e denaro dalle società fallite. Le indagini delle fiamme gialle proseguono poiché l’inchiesta getta luce su una complessa rete di frodi e distrazioni che rischiava di compromettere non solo l’economia locale, ma anche la reputazione di marchi noti a livello nazionale e internazionale.