continua il braccio di ferro

Pescara. La marineria sfida Masci: facciamo la prova, vedrà che la nuova sede è inutile

3 Maggio 2026

Commercianti e armatori: «L’ex biglietteria ora non è idonea»

E Camplone attacca la gestione Ioppi: «Non è un buon direttore»

PESCARA

La partita sul trasferimento del mercato ittico resta aperta e il fronte composto da una parte degli armatori e dei commercianti (circa 80) non usa mezzi termini. Il principio, per loro, è chiaro: «Se il trasferimento avviene in un mercato dove non ci sono più elementi ostativi, allora si può fare». Per farla breve, in un mercato «uguale o migliore» a quello già esistente. «Altrimenti», dicono, «non si fa niente». La palla passa ora a Palazzo di Città: dovrà essere l’amministrazione, che preme per il trasloco nell’ex biglietteria Tiziano sulla banchina Sud, a dimostrare la validità del progetto. Perché gli operatori, dal canto loro, sono scettici ma pronti a una prova sul campo proprio per smascherare i limiti logistici della struttura, convinti che «in quegli spazi le casse di pesce non ci stiano». «L’ex biglietteria può contenere massimo 400 casse, così dicono quelli di Info Tim», dice il commerciante Marco Nuccitelli dell’associazione “Pescara Brillante”. E in attesa della simulazione tutto è fumo, perché il verdetto finale lo darà la prova sul campo.

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CHIAREZZA E CONFRONTO

Negli spazi dell’associazione “Mimmo Grosso”, la marineria ha voluto chiarire la propria posizione, segnata da una profonda diffidenza nei confronti delle istituzioni. Da una parte, infatti, c’è la smentita del sindaco Carlo Masci alle denunce del perito agrario di parte, Daniele Seniga, sulle condizioni igieniche del mercato; dall’altra uno spiraglio di dialogo nato nell’incontro di mercoledì scorso in Comune. Nel mezzo c’è un braccio di ferro che continua e che, forse, non si fermerà mai. «Andiamo lì, facciamo la prova a pieno carico e finisce la storia. Le chiacchiere non servono a niente», dichiara il commerciante Nuccitelli. «Quando faremo al soluzione vedranno anche la questione del nastro: la sua lunghezza non è sufficiente e ogni 3 vendite si bloccherà tutto, già lo sappiamo». E il presidente Valerio Ciroli di “Pescara Brillante” rilancia: «L’altro mercato rischia di scoppiare se ci mettiamo tutte le casse, lì non c’è spazio. Intanto andiamo avanti con una bilancia che non funziona e blocchi di software. L’asta comincia alle 3.30 e finisce alle 7 del mattino, non ce la facciamo più, siamo stanchi. E nessuno ci aiuta». Anche il presidente della cooperativa “Nuovo Progresso”, l’astatore Elio Maione, ha i suoi dubbi: «Nell’altra sede sarà indispensabile un aumento di personale: almeno 4 persone in più per il posizionamento delle casse, altrimenti è impossibile». E lo storico armatore Massimo Camplone dell’associazione “Il Maestrale” (arrivato a fine conferenza stampa) chiarisce: «Per i miei associati il trasferimento avverrà quando il mercato sarà idoneo per lavorare. Quindi se lo ampliano, ci mettono i magazzini attorno e i frigoriferi, noi ci spostiamo. Quello che abbiamo sempre detto al Comune è: deve essere idoneo. E da parte del sindaco, noi, abbiamo trovato disponibilità e ascolto».

IL PERITO NEL MIRINO

«Non ci credo al fatto che secondo la Asl il mercato ittico era già pulito e perfetto, perché quando ho fatto il sopralluogo non era conforme alle norme di legge». Il perito Seniga ribatte così al primo cittadino. «La mattina che sono entrato ho rilevato lo stato di fatto di quei luoghi e quella sarà la perizia che depositerò in Procura. L’amministrazione comunale è inadempiente nei confronti dei commercianti e dei pescatori, perché gli spazi erano in uno stato di totale abbandono». Ma la valutazione di Seniga scatena l’immediata reazione del presidente Doriano Camplone dell’associazione “Mimmo Grosso”, che dice: «Bisogna dire, però, che queste mancanze non riguardavano gli spazi di stoccaggio e di vendita del pesce. Dobbiamo essere chiari: le foto che hai scattato riguardano zone del mercato adiacenti dove assolutamente non circola il pescato. Intorno ci passano gli operai». Interviene allora l’avvocato dell’associazione “Mimmo Grosso” e “Pescara Brillante”, Federica Liberatore per fare «chiarezza». «Dopo la diffida da me presentata la dirigente comunale, Federica Mansueti ha fatto rimuovere subito i cassonetti maleodoranti fuori dal mercato ittico e il Comune ha provveduto a sanificare gli spazi la sera stessa. Ma serviva la diffida per farlo? L’intento, infatti, è stato mal riportato dalla pubblica amministrazione: la narrativa di tenere il mercato sporco è del Comune, non è degli operatori».

IL CASO IOPPI

Pur ribadendo che i gesti di violenza sono sbagliati – in riferimento allo schiaffo dato dal commerciante Ciroli al direttore del mercato ittico, Ugo Ioppi – Camplone sottolinea che lo stesso sia dovuto a «un momento di esasperazione per il disinteresse dimostrato dal direttore Ioppi nei confronti del comparto». E dice: «Va detto: ha agito per anni venendo meno al suo dovere. Già a novembre scorso chiesi al sindaco Masci di sostituirlo, perché non risolveva alcun problema. Il suo unico pensiero era: “Quante barche ci sono? Oddio... oggi non si torna più a casa”. Ma è questo il modo di dirigere un mercato ittico?». E poi il retroscena: «Dopo un mese di stop per l’insabbiamento, Ioppi ha detto: “Doriano, te lo devo dire, ho saputo che tornate in mare però c’è solo una bilancia perché l’altra non sono riuscito a sostituirla”. Gli risposi chiaramente che non era un buon direttore, ma che avevo capito il gioco: dall’alto gli dicono di non spendere più un euro perché tanto dobbiamo andarcene. Poi c’è stata la chiamata della dirigente Mansueti. Mi ha chiesto di rinnovare la fiducia alla cooperativa attuale “per fare in fretta, perché non c’era tempo per un bando prima del trasferimento”. Le ho ricordato le nostre richieste formali depositate tempo fa: atti necessari, a cui lei ha risposto parlando di aria condizionata e tende». Ma c’è un tasto che continua a rimbalzare da bocca a bocca: l’ombra dell’abbattimento del mercato ittico. E l’avvocato, in punta di piedi, lo riporta davanti alle telecamere. «Ritengo che la cittadinanza sia contraria all’eliminazione di questa struttura che è un edificio storico e se si può evitare di perdere un altro bene di questa città – abbattiamo qualsiasi cosa possa essere di pregio – stiamo abbattendo anche la marineria e i commercianti di pesce».