Prima sono solo rifiuti, poi diventano un affare: ecco il giro degli abiti usati

29 Gennaio 2026

Con la fast fashion buttiamo nei cassonetti i vestiti vecchi per fare spazio ai nuovi. E da quel momento parte un percorso che arriva ai mercatini o fino in Africa

PESCARA. “Il giro degli abiti usati”. È questo il titolo della puntata di “31 minuti”, settimanale di approfondimento di Rete8 in collaborazione con il Centro, che va in onda questa sera alle ore 22,30. Nei nostri armadi ci sono vestiti che ci sembrano troppo vecchi per indossarli ancora e, allora, per fare spazio agli abiti nuovi siamo pronti a buttarli visto che la moda ci impone cambiamenti e stili sempre diversi stagione per stagione: via il vecchio per fare spazio al nuovo, secondo la prima regola non scritta del consumismo. Ma quei capi di abbigliamento che per noi non hanno più valore possono riacquistare lungo una filiera: spesso gli abiti che scegliamo di buttare finiscono in vendita sulle bancarelle a distanza di tantissimi chilometri, quasi un altro mondo sospeso tra un meccanismo che genera economia, non sempre alla luce del sole, e un fine etico.

Il punto di partenza è questo: gli abiti che decidiamo di buttare via hanno l’etichetta del rifiuto: significa che vanno trattati come la spazzatura, almeno all’inizio del ciclo di smaltimento perché poi accade qualcosa di diverso con la commercializzazione di quel rifiuto a un prezzo che varia a seconda dell’appalto. Per esempio, 200 euro per mille chili (una tonnellata) di abiti usati che moltiplicato per tantissimi chili equivale a un guadagno importante.

La maggior parte dei vestiti che togliamo dai nostri armadi finisce dritta nei cassonetti che troviamo lungo le nostre strade: provate a guardarvi intorno, le nostre città sono piene di bidoni in cui depositare buste piene di indumenti. Nel 2020, in Abruzzo la raccolta differenziata di indumenti usati è arrivata a oltre tremila tonnellate (3.123 tonnellate per la precisione). Il conferimento medio è stato di circa 2,39 chili per abitante. I vestiti, poi, prendono diverse vie, soprattutto in Africa.

Ma chi raccoglie gli abiti usati in Abruzzo? All'Aquila e Teramo, il servizio è gestito dalla onlus Humana People to people Italia con sede a Milano; a Chieti, la stessa società che gestisce il servizio rifiuti, la Formula Ambiente di Cesena, cura anche la raccolta dei vestiti vecchi; a Pescara c'è la ditta Cannone srl con sede ad Andria. A raccontare questa attività è Antonio Cannone: «Quello che può essere recuperato viene commercializzato. La nostra azienda lo fa solo sui mercati esteri. Negli ultimi tempi, con il fast fashion, riscontriamo un aumento vertiginoso dei quantitativi e questo ha collassato il mercato: il prezzo si è dimezzato e, adesso, i costi di raccolta superano di gran lungo il realizzo con la vendita».

Ma i vestiti vecchi, quelli che buttiamo, alimentano anche il circuito del vintage e del mercato degli oggetti di seconda mano: gli abiti usati, una volta selezionati e igienizzati, arrivano anche nei mercatini e alle fiere specializzate e lì si va alla ricerca di pezzi ormai introvabili nei negozi normali. Un appuntamento del genere si è svolto nello scorso fine settimana a Pescara: oltre alla moda, il filo conduttore è etico, cioè spingere per la cultura del riuso perché, giusto per fare un esempio, per fabbricare una sola maglietta di cotone occorrono 2.700 litri di acqua dolce e di tutto il materiale gettato e non riciclato l’87% viene incenerito.

«Chi acquista vestiti vintage lo fa perché segue la filosofia del non spreco», dice Irene Piras, manager di Vinokilo. Acquistare vestiti usati costa tra 35 e 40 euro al chilo: «Noi ci rifiutiamo che i vestiti usati siano dei rifiuti e vogliamo che abbiano una seconda e anche una terza vita», dice Piras. E il mercato dell’usato è un affare in crescita: «I guadagni? Sono grandi».

I vestiti usati possono essere un affare ma possono alimentare anche una catena della solidarietà, della beneficenza e dell'aiuto verso il prossimo: spesso sono le associazioni di volontariato e le parrocchie a raccogliere gli abiti donati, a dividerli e poi a consegnarli ai senzatetto e alle famiglie che ne hanno bisogno. Questo è quello che accade nella chiesa di San Marco, a Pescara. Una parrocchia di frontiera, in mezzo alle case popolari del quartiere San Donato: in mezzo al degrado e allo spaccio di droga, c'è un avamposto del bene. In prima linea ci sono i volontari dell’associazione Papa Giovanni XXIII guidati da Cristiano Verziere.

E poi c’è un altro modo per rimettere in circolo i vestiti usati: le piattaforme del commercio digitale. Per esempio, Vinted è la più famosa: negli ultimi anni, Vinted è cresciuta a dismisura per volume di traffico: ora sono 65 milioni gli iscritti e, adesso, questo sito nato un po' per gioco in Lituania nel 2008 vale 5 miliardi di euro. Ma non c'è solo Vinted sono diversi i siti che permettono di rivendere i propri oggetti, come Subito.it, Marketplace di Facebook o Wallapop: attraverso i messaggi si intavola una trattativa tra venditore e acquirente fino all'acquisto finale ma bisogna stare attenti perché le truffe sono possibili, cioè si paga qualcosa che non arriverà mai.

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