Rapinarono tassista I due finiscono in cella dopo 6 anni 

Nella notte tra il 28 e il 29 gennaio 2015 si finsero clienti Fuggirono dopo aver picchiato e derubato il lavoratore

PESCARA. Sono finiti in carcere i due pescaresi che nel 2105 sono stati accusati di aver commesso una rapina ai danni di un tassista allora 54enne, dopo essersi finti clienti. I due sono Andrea Sborgia, 45 anni, e Massimo Rendine, 46 anni, a cui il personale della squadra mobile (diretta da Dante Cosentino) ha notificato negli ultimi giorni i provvedimenti che li riguardano.
Sborgia deve scontare una pena di 5 anni e 5 giorni per i reati di rapina e lesioni personali per quell’episodio e mentre Rendine deve scontare sette anni e cinque mesi per effetto di un cumulo pena, e quindi non solo per i fatti avvenuti la notte tra il 28 e il 29 gennaio di sei anni fa. All’epoca fu proprio la Mobile ad occuparsi delle indagini e a risalire alla coppia, incastrata da una serie di indizi. La rapina turbò parecchio la categoria dei tassisti, per le modalità con cui era stata messa a segno, visto che il 54enne picchiato e derubato, fresco di licenza, finì in ospedale. Stando alla ricostruzione iniziale tutto è avvenuto all'una di notte quando un uomo ha contattato il servizio Radiotaxi e chiesto un’auto in una traversa di via Salara Vecchia, via Tevere. Lì il tassista poi rapinato carica due persone, due uomini: uno si sistema sul sedile anteriore e l’altro sul sedile posteriore indossando un passamontagna. Ben presto i due mostrano le proprie intenzioni aggredendo il tassista e portandogli via alcuni oggetti di valore. La vittima viene colpita alla testa e al volto con dei pugni e viene ferita alle gambe e all’addome con un taglierino. In quegli istanti di violenza, il 54enne si vede portare via il portafogli, che contiene 170 euro e il bancomat, un navigatore e un cellulare. Quando resta solo, dopo che i due aggressori gli hanno tagliato le gomme dle taxi e si sono allontanati, il conducente ferito chiede aiuto. Si rivolge ai soccorritori dopo aver fermato una persona in motorino. Finisce in ospedale, dove sarà medicato e poi dimesso con una prognosi di 15 giorni. La polizia viene informata dell'accaduto e avvia le indagini per risalire ai due. E l'identificazione dei presunti responsabili avviene essenzialmente attraverso i cellulari - a partire da quello usato per chiamare il Radiotaxi, riconducibile a Sborgia - e una telecamera. I due, tra l’altro, vengono fermati insieme quella stessa sera dalla polizia stradale per un controllo.
E nelle ultime ore il personale della questura ha eseguito anche un altro arresto. Gli uomini della squadra volante, diretta da Paolo Robustelli, hanno fermato una donna di 33 anni sottoposta agli arresti domiciliari. Una pattuglia l'ha fermata fuori casa e, durante il controllo, si è scoperta l'avvenuta evasione.