Pescara

Riciclaggio, evasione e bancarotta per Serraiocco, Pallotta e altri 5

10 Febbraio 2026

Pescara, indagini chiuse: nel mirino locali e conti. La Procura pronta a chiedere il processo per il commercialista, il socio “invisibile” e alcuni familiari. Sott’accusa un intricato intreccio di società, poi dichiarate fallite, e un giro di soldi sconosciuto al fisco

PESCARA. Arriva al capolinea la complessa inchiesta sulle attività imprenditoriali del commercialista Vincenzo Serraiocco e di Mario Pallotta. Il procuratore aggiunto Anna Rita Mantini e il sostituto Anna Benigni hanno infatti spedito ai sette indagati l’avviso di conclusione delle indagini, prologo della richiesta di rinvio a giudizio.
LE ACCUSE
Reati di bancarotta disciplinati dal Codice delle imprese, riciclaggio, autoriciclaggio, ricettazione e introduzione nello Stato e commercio di prodotti con segni falsi, evasione fiscale e trasferimento fraudolento di valori sono i reati che, a vario titolo, la procura contesta, oltre che ai due già citati, anche ad Andrea Serraiocco, Nelco Doati (una testa di legno torinese), Mariantonia Fortuna (compagna di Mario Pallotta), Annamaria Lisciani (madre di Pallotta) e Matteo Pallotta (nipote di Mario).
Si parla di un intricato intreccio di società decotte, in liquidazione e poi dichiarate fallite, dai cui conti correnti Serraiocco e Doati prelevavano soldi che poi finivano in altre società, amministrate dagli stessi Serraiocco e anche da Pallotta come la “Tassoni 21”.
LE SOCIETÀ PROSCIUGATE
Le società prosciugate con plurime condotte distrattive sono “Anno Zero Service spa”, di Pescara fallita il 3 novembre 2020 (100 mila euro); “Stola spa” di Torino in liquidazione giudiziaria (328 mila euro); “MKP Retail Solution srl” di Pescara in liquidazione giudiziaria (480 mila euro); Engineering Teatina srl (612 mila euro). Soldi che vorticosamente viaggiavano su conti correnti degli indagati e utilizzati per scopi diversi: per finanziarie società direttamente controllate dai Serraiocco e Pallotta quale socio unico della “Tassoni 21 srls”. Quest’ultimo, Mario Pallotta, era il socio “invisibile” di Vincenzo Serraiocco, il “re” delle “Dolcezze Napoletane” i vari bar-pasticcerie ubicati in città compresa la centralissima piazza Salotto, era il socio “invisibile” di Vincenzo Serraiocco. Invisibile al fisco (ma passato ai raggi X dalla guardia di finanza), intestava ai familiari tutto ciò che aveva, in modo da risultare finanziariamente intoccabile. A suo carico i reati di evasione fiscale: nel 2021 la sua dichiarazione dei redditi è senza alcun dato, a fronte di ricavi accertati dalle fiamme gialle di 175mila euro (evasione di 68mila euro); nel 2023 ancora zero entrate a fronte di ricavi per 145mila euro (evasione di 55mila euro).
RICETTAZIONE DEI FINTI ROLEX
C’è poi la ricettazione di 17 orologi apparentemente di marca Rolex «provento del delitto di contraffazione». Ma è il tentativo di «eludere le disposizioni di legge in materia di misure di prevenzione, allo stesso applicabili quale autore dei delitti di evasione, riciclaggio e autoriciclaggio», e quindi il reato di trasferimento fraudolento di valori, una delle contestazioni più forti della procura che lo scorso anno fece scattare anche una serie di sequestri preventivi. Alla madre Annamaria Lisciani intesta un rapporto bancario e alcuni immobili, oltre ad una Porsche Panamera 4S, una Ferrari Scaglietti e una Ferrari California.
Al nipote Matteo, Pallotta intesta un conto corrente e un immobile; alla compagna Mariantonia Fortuna un conto bancario e due immobili.
LE INTERCETTAZIONI
Ed è lo stesso Mario Pallotta che si tradisce in alcune intercettazioni quando, dopo un diverbio con un istituto di credito, dice di voler chiudere una serie di conti : «Il mio conto...il conto di Antonella che è mio, il conto di Matteo è il mio, il conto di mia madre che è il mio, il conto di mio padre che è il mio, il conto di Cris che è mio». Così come in un'altra intercettazione viene fuori la questione dei bar e lo sconosciuto interlocutore gli dice: «Tra poco tutte le pasticcerie della provincia porteranno il nome di Mario Pallotta». E Mario risponde: «No, Dolcezze napoletane, Mario Pallotta non esiste». E questa sua voluta invisibilità torna in altri colloqui anche con la compagna che gli dice: «ma un minimo lo devi dichiarare», e qui la risposta di Mario è ferma: «Zero, perché le mie società non fatturano, e quindi è zero. Io non ho mai chiesto nulla, abito da solo, ho la residenza con mio nipote Matteo e basta, e comunque non ho moglie, non ho figli, non ho un cazzo a carico». E ex moglie gli ribatte: «Quindi sei invisibile», e lui: «Così deve essere».
E anche parlando con la madre, che si lamenta di ritrovarsi sempre nei guai per colpa sua, Mario le dice: «Guarda che pure quando avevamo Carducci non era intestata a me, ma il padrone ero io. Perché non è stata intestata a me... perché sono venuti 458 finanzieri a casa, va bene e mò che cazzo te ne frega...».
Però non nasconde e anzi si compiace dei suoi affari immobiliari, come quando è alla ricerca di un locale da acquistare per non pagare le tasse e al suo interlocutore che gli riferisce di essere già in parola con un altro risponde: «A Cla i so Mario Pallotta...i li ting centomila euro...se vuoi te li vieni a prendere subito».
I SEQUESTRI
Intercettazioni utilizzate dal gip per disporre i sequestri a suo carico e a carico dei due Serraiocco. «Il contenuto delle intercettazioni conduce», scrive il gip Giovanni de Rensis, «inequivocabilmente a ritenere che Mario Pallotta abbia piena disponibilità dei conti correnti»; «la tipologia delle condotte accertate, anche nel periodo in cui Pallotta si è reso “invisibile” al fisco, pur continuando a movimentare ingenti capitali, fanno di Pallotta un soggetto economicamente pericoloso». Ora gli indagati avranno 20 giorni per controbattere le accuse.

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