Le terme di Popoli fanno l’offerta per Caramanico: «Ci bastano tre mesi»

Dopo otto aste andate a vuoto, Inn Popoli srl scrive a curatori e Regione. Pronti 1,2 milioni e 5 di investimenti per riaprire e far rinascere il paese
PESCARA. Le terme di Caramanico possono essere riaperte in tre mesi. Dopo otto aste andate a vuoto, spunta l’offerta di acquisto degli impianti di Caramanico da parte degli imprenditori romani che fanno capo alle terme di Popoli. Offrono, fuori asta, 1 milione e 200mila euro con l’impegno di riaprire gli stabilimenti entro novanta giorni e sul quale cui prevedono di investire altri 5 milioni di euro per riavviare, e riaprire al pubblico, la struttura di via Torre Alta chiusa da cinque anni.
NERO SU BIANCO. L’obiettivo di Terme Inn Popoli srl, complesso termale riattivato nell’estate 2022 che di recente ha creato una sinergia strategica con gli impianti di Raiano (conosciuti anche come Terme di Ovidio che utilizzano le acque sulfuree della sorgente “La Solfa”, note per le loro proprietà depurative), è quello di allargare ulteriormente la rete del termalismo abruzzese. E contemporaneamente far ripartire le economie del comprensorio di Caramanico dilaniato da cinque anni di stasi, polemiche e attese. Senza contare le decine di attività ricettive chiuse e lo spopolamento causato da centinaia di lavoratori dell'indotto. L’acquisizione degli stabilimenti, attualmente in totale degrado, avverrebbe in maniera disgiunta dalle acque termali sulle quali la Regione pone il veto. Ma i potenziali acquirenti rassicurano: «Parteciperemo ad un’altra asta per l’acquisizione delle acque».
CHE COSA INCLUDE. Nell’offerta “irrevocabile” di acquisto fuori asta, Terme Inn Popoli chiede ai curatori fallimentarli Carlo Del Torto e Michele Pomponi, e per conoscenza alla Regione, di «sottoporre la stessa al giudice delegato per l’eventuale autorizzazione alla vendita anche con il consenso del Comitato dei creditori». Un’offerta ben determinata a raggiungere l’obiettivo. Il polo imprenditoriale, che fa capo a Fabio Fava, è pronto ad acquistare, si legge nel documento, «con gli ambienti di terapia, il sovrastante hotel, le pertinenze dirette e indirette, tra cui uffici, parcheggi pubblici e privati, varie particelle di terreno limitrofe con differenti destinazioni tra quelle ospitanti le sorgenti di acque sulfuree e termali, arredi e apparecchiature comprese».
I PRECEDENTI. L’ottava asta per l’acquisizione del complesso termale/hotel Maiella e Centro benessere La Reserve si è chiusa il 3 febbraio scorso, con un valore sceso sotto i 9 milioni di euro. Precisamente, l’offerta per il primo lotto (Terme più Hotel Maiella) è partita da 3.755.441,06 euro mentre per il secondo lotto (Centro benessere La Reserve) da 5.093.343,61 di euro con offerta minima di 3.379.896,95 euro. Le precedenti aste sono andate deserte, facendo crollare il valore iniziale da oltre 15 milioni. Il complesso versa in uno stato di abbandono, con ingenti danni strutturali stimati tra 1,5 e 3 milioni di euro. Parallelamente, il bando per l’affidamento ventennale delle sorgenti sulfuree è stato prorogato al 27 febbraio.
IL VALORE A CONFRONTO. I potenziali acquirenti di Popoli Inn Terme offrono 1,2 milione di euro. E nell’offerta spiegano anche perché. In primis riportano gli esiti di aste similari a livello nazionale («anzi di maggiore pregio») come, ad esempio, quella per Salsomaggiore Terme acquisite per 600mila euro, oppure le Terme di Salice (1,6 milioni), le terme di Genga-Frasassi (350mila euro), e quindi in Abruzzo le terme di Raiano (750mila euro) e le stesse terme di Popoli rilanciate con 690mila euro di base. E oggi queste ultime sono considerate, da chi le ha acquisite, «un complesso termale in ottimo stato, di 4.500 metri quadrati con annessi 6 ettari di terreno edificabile, con una affluenza record di 150mila presenze annue». Popoli Inn fa inoltre notare che sono stati necessari solo lievi interventi manutentivi per riattivarlo, nell’agosto 2022.
Da qui la precisazione: «Nel caso specifico di Caramanico va sottolineato come l’eventuale acquisizione dello stabilimento non comprenda la necessaria concessione mineraria delle acque termali sottoposte dalla Regione Abruzzo ad altra procedura di evidenza pubblica». Anzi, «una parte di queste acque, per evidenti ragioni di sostegno all’economia locale, fiaccata da 5 anni di chiusura dello stabilimento termale su cui si fondava l’economia locale, è stata attribuita, d’intesa con l’amministrazione comunale (guidata dal sindaco Franco Parone, ndr), alle strutture ricettive locali, con possibilità di sfruttamento ampio e diversificato». Popoli Inn sottolinea quindi la necessità di dover comunque partecipare «ad altra asta per le acque termali di cui, comunque, non potrà godere in via esclusiva, contrariamente a quanto avveniva in passato».
TANTO DA FARE. Per quel che riguarda gli investimenti, Popoli Inn è pronta a mettere in bilancio 5 milioni di euro per «riavviare una struttura oggi fatiscente in grado di attrarre clientela regionale ed extra, come avveniva in passato». E ai curatori viene fatto notare che onde evitare gestioni fallimentari come accaduto non solo a Caramanico, ma anche a Montecatini, Chianciano, Fiuggi, è necessario adeguare lo stabilimento alle mutate esigenze del “cliente termale”. A Caramanico terme è ritenuta pertanto necessaria una grande opera di restyling della spa, con nuovi macchinari e tecnologie, così come rinnovare le piscine «oltre alla sostituzione di impianti» e senza contare la «ineludibile necessità di rimozione urgente delle coperture in amianto, anche ai fini della salvaguardia ambientale». E per finire, la promessa di rilancio immediato delle terme di Caramanico con la riapertura «a 90 giorni dalla consegna dei beni».
(ha collaborato Cinzia Cordesco)

