Rigopiano

Rigopiano, i parenti delle vittime sulla sentenza: «La morte in prescrizione non possiamo accettarla»

12 Febbraio 2026

L’amarezza dei familiari delle vittime: «In aula mancano le parti politiche, erano loro che dovevano e potevano evitare tutto quello che è successo»

PERUGIA. La prescrizione e l’assenza delle parti politiche. È questo che amareggia i familiari delle 29 vittime, che all’uscita della Corte d’Appello sono stremati. Per l’attesa, che non è solo delle dieci ore di ieri, ma di anni. Dice Gianluca Tanda, che a Rigopiano ha perso il fratello Marco: «Non riesco a dire niente. Abbiamo alzato il livello oggi, con la condanna dei regionali, ma è la prescrizione che fa male comunque, la morte che va in prescrizione no, non si può accettare. L’assoluzione del sindaco? Era l’ultima ruota del carro, lo sapevamo».

E Paola Ferretti, mamma di Emanuele Bonifazi, torna a ribadire con la rabbia che gli fa uscire le lacrime: «Mancano le parti politiche, noi abbiano anche fatto opposizione e non ho paura a dirlo e a ripeterlo. Erano loro ad avere il dovere, e il potere, di evitare tutto questo. E che mancano le parti politiche è stato detto in aula, qui a Perugia, sia dal procuratore che dai difensori».

Con la stessa amarezza, ma provando a trattenere un po’ di lucidità, Marcello Martella, papà di Cecilia, prova a fare quello che gli hanno detto gli avvocati.

E cioè a crederci, che è andata bene: «La mia impressione? È quella che mi hanno detto i nostri legali, e cioè che abbiamo ottenuto quello che era ottenibile, anche se fa male sentire certe cose, ma che c’era la prescrizione si sapeva ormai».

«Avremmo voluto di più, ma va bene così», rimarca Annamaria Angelucci, che a Rigopiano ha perso la sorella Silvana e il cognato Luciano Caporale.

E poi c’è Fabio Salzetta, uno dei sopravvissuti di Rigopiano, quello che per primo dà l’allarme e non viene creduto e che poi, quando dopo oltre 15 ore dalla valanga arrivano i soccorritori, su a Rigopiano, resta lì ad aiutare i vigiili del fuoco a cercare di capire com’era fatto l’albergo, perché lui come la sorella Linda, morta lì sotto, ci lavorava in quel resort.

È lui che ha fatto ritrovare i tre bambini sani e salvi ed è lui che oggi, con lo sguardo sperso di chi quella tragedia l’ha vista veramente in faccia e la patisce ancora, dice: «Che ci sia la Regione è una cosa positiva, ma è anche vero che ci dobbiamo accontentare di questo. E poi, è la prescrizione che fa male. Il sindaco assolto? No comment».

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