Loreto Aprutino

Rubavano auto e furgoni per scassinare bar e negozi: patteggiano e vanno ai domiciliari

26 Giugno 2026

I colpi messi a segno da due romeni e da un marchigiano a Loreto e Roseto degli Abruzzi: gli imputati usavano targhe contraffate per mettere a segno raid e furti. La vicenda domiciliare si è chiusa con un patteggiamento a quattro anni di detenzione domiciliare

LORETO APRUTINO. Rubavano auto e furgoni per usarli come mezzi "puliti" e colpire bar, negozi, autolavaggi e caselli autostradali tra Marche e Abruzzo. Si è chiusa con un patteggiamento a quattro anni di detenzione domiciliare la vicenda giudiziaria che vedeva imputati tre uomini accusati di una lunga serie di furti aggravati in concorso.

Davanti al giudice hanno scelto di definire il procedimento un 31enne e un 39enne romeni residenti ad Ancona e un 45enne di Civitanova Marche. Per la Procura si trattava di una banda organizzata e itinerante, capace di spostarsi rapidamente da una provincia all’altra utilizzando veicoli rubati per eludere i controlli.

L’indagine dei carabinieri era culminata il 21 febbraio a Loreto, quando i tre avrebbero forzato il cancello di un’azienda di carrelli elevatori, rubando un autocarro Mercedes e una tanica di gasolio. A incastrarli sarebbero state le immagini delle telecamere di videosorveglianza e il segnale Gps installato sull’auto utilizzata per raggiungere il luogo del colpo. Secondo gli investigatori, la serie di furti era iniziata il 20 gennaio a Jesi, con il furto di una Jeep poi impiegata per mettere a segno altri colpi, tra cui quello in un negozio di articoli per equitazione e in un bar del centro, dove erano stati portati via cambiamonete e slot machine.

Pochi giorni dopo, il 29 gennaio, una Opel Astra rubata tra Morrovalle e Loreto sarebbe stata utilizzata per colpire un bar-tabaccheria. Ma è tra il 4 e il 5 febbraio che la banda avrebbe esteso il proprio raggio d’azione fino all’Abruzzo. Dopo il furto di una Skoda a Falconara, il gruppo avrebbe raggiunto Torre de’ Passeri, Manoppello e Roseto degli Abruzzi, prendendo di mira attività commerciali, autolavaggi e strutture lungo la rete autostradale. L’obiettivo era entrare rapidamente, impossessarsi del denaro e fuggire.

Per depistare le indagini venivano utilizzate anche targhe rubate in provincia di Chieti e a Spoleto, applicate ai veicoli sottratti poco prima dei raid. Un sistema collaudato che ha consentito alla banda di agire per settimane, fino al blitz dei carabinieri che ha messo fine alla sequenza di colpi tra Marche e Abruzzo.