Schlein lancia la sfida del no: «Difendiamo la Costituzione da chi vuole potere assoluto»

L’intervista alla segretaria del Pd che ha aperto la maratona elettorale da Pescara: «Tuteliamo la democrazia» e lancia l’appello ai suoi: «Dite la verità sulla riforma e portate la gente a votare»
PESCARA. «Ma lo sa a chi serve davvero questa riforma della giustizia?», domanda Elly Schlein, segretaria nazionale Pd.
Me lo dica lei.
«Serve a un governo che vuole un potere assoluto, ma la democrazia non è un assegno in bianco per 5 anni a chi prende un voto in più alle elezioni. E questo, i nostri costituenti lo sapevano bene».
Elly Schlein inaugura il suo tour per il no al referendum del 22 e 23 marzo dal Comune di Pescara. Sale le scale in marmo, svolta a sinistra alla prima rampa, poi destra e ancora sinistra: davanti a lei, lo stato maggiore del Pd, il candidato sindaco del centrosinistra Carlo Costantini e poi una sala piena che applaude e agita i cartelli fucsia con scritto “vota no alla legge del più forte” e “vota no per difendere la Costituzione”. E a tutti, Schlein affida un compito: prendete 10 persone, spiegategli perché devono votare no e mandatele nei seggi. È la teoria della moltiplicazione dei voti per provare a vincere una sfida che è anche politica.
Segretaria, torna nell’Abruzzo che è sempre governato dalla destra: è contenta?
«Questa è una bella occasione per tornare in Abruzzo, anche per dare pieno sostegno a Costantini e al Pd di Pescara che sarà impegnato presto nel voto dell’8 e 9 marzo. Speriamo davvero che tante cittadine e cittadini colgano l’opportunità di tornare alle urne: io me lo auspico».
L’ultima volta che è venuta in Abruzzo ha parlato di sanità; lo sa che è appena entrata in vigore l’Irpef ritoccata al rialzo per coprire il buco della sanità che l’amministrazione Marsilio non è riuscita a ripianare diversamente?
«Lo so, e non ne siamo felici purtroppo. Nell’ultima manovra il Partito democratico, insieme alle altre opposizioni, aveva presentato degli emendamenti unitari per chiedere 3 miliardi in più per la sanità pubblica, per assumere medici e infermieri che mancano ma la maggioranza ha votato contro la nostra proposta. E purtroppo le liste d’attesa si allungano ancora e questo vuol dire una cosa chiara: questa destra sta smantellando la sanità pubblica universalistica e non ha neanche bisogno di dichiararlo. La verità è che quando le liste d’attesa sono di un anno e mezzo o ti trovi da solo, nel portafoglio, le risorse per andare dal privato e saltare la coda oppure rinunci a curarti ed è la condizione di 6 milioni di italiani tra cui purtroppo anche molti abruzzesi. Quindi, noi continueremo a insistere con il governo per fermare i tagli alla sanità pubblica perché quello che accade in Abruzzo è la dimostrazione che le Regioni da sole non ce la fanno se si continua a tagliare».
Come mai proprio da Pescara questa partenza del suo viaggio del referendum?
«La voglia di dare un abbraccio ai nostri militanti che saranno impegnati anche per l’importante appuntamento elettorale accanto a Costantini. Poi gireremo tutta l’Italia, da nord a sud, isole comprese».
E allora perché bisognerebbe votare no il 22 e il 23 marzo?
«Invitiamo le persone a informarsi, perché la posta in gioco è molto alta: non è un voto per addetti ai lavori e non è una questione tecnica. È una questione che ha a che fare con la nostra democrazia: questo non è un referendum sui magistrati, è un referendum sui diritti dei cittadini».
In che senso?
«L’indipendenza della magistratura è un principio che i nostri costituenti hanno voluto a tutela dei cittadini e delle cittadine, cioè di coloro che da soli non hanno il potere, la forza e i soldi per far valere le proprie ragioni in altro modo e, per questo, devono sapere che c’è un giudice indipendente, anche e soprattutto rispetto al potere esecutivo, cioè al potere di chi governa. Ecco questo è proprio il punto su cui noi spingiamo».
Il centrodestra invece dice che andrà tutto meglio.
«Ma questa non è una riforma che migliora il funzionamento della giustizia e non lo dico io, lo dice il ministro Nordio addirittura: Nordio dice che questa riforma non inciderà minimamente sull’efficienza della giustizia. Traduco: non renderà più veloci i processi; non assumerà l’organico che manca; non stabilizzerà i 12mila precari che lavorano nella giustizia e che cercano di far accelerare i processi; non è neanche una separazione delle carriere perché quella c’era già con la riforma Cartabia e riguarda appena 20-30 magistrati su 9mila all’anno che solo una volta possono decidere di passare da giudice a pubblico ministero, quindi adesso cambiamo la Costituzione per 20-30 persone all’anno? E allora, se non è una riforma che migliora la giustizia per i cittadini, a chi serve?».
Prego, lo dica lei.
«Serve al governo per tenersi le mani libere perché il governo pensa che chi prende un voto in più alle elezioni non debba essere giudicato».
Ma, secondo lei, il centrodestra è ossessionato dalla giustizia?
«Sì, proprio per questo motivo qua: per loro chi prende un voto in più alle elezioni non deve essere giudicato. E sa chi l’ha detto molto chiaramente?».
Lo dica sempre lei.
«Giorgia Meloni. Si ricorda quando la Corte dei Conti ha bloccato il ponte sullo Stretto di Messina perché non avevano rispettato le leggi che tutti i cittadini devono rispettare? Ecco, 12 minuti dopo la notizia, Giorgia Meloni è uscita con una nota dicendo: questa è insopportabile invadenza, adesso facciamo il referendum così vi facciamo vedere chi comanda. Insomma, la loro idea è che nessuno può giudicare quello che fa chi ha il potere».
Ma stavolta dire sì o dire no è anche una battaglia politica: si può dire?
«Noi stiamo facendo questa campagna sul merito e sulle ragioni per cui questa riforma non migliora la giustizia per i cittadini e anzi peggiora la qualità della nostra democrazia».
E i cittadini che lei si trova di fronte cosa pensano di questa riforma della giustizia? Sono d’accordo con lei o con la Meloni?
«La preoccupazione maggiore è che tanti ancora non hanno ben chiaro di cosa si tratti e quindi c’è bisogno di tanta informazione, diffusa il più possibile: il nostro invito non è soltanto a votare no, ma anche a contattare altre persone per convincerle ad andare a votare perché questa volta non c’è il quorum e vince chi prende un voto in più».
Sul vostro sito internet è comparso un annuncio che dice che Casapound sostiene la riforma della giustizia e vota sì mentre voi siete quelli che difendono la Costituzione: è un modo per scegliere da che parte stare?
«Casapound ha annunciato che farà una campagna per il sì e la farà con uno slogan violento, cioè “falli piangere, vota sì”».
Invece, dire “difendiamo la Costituzione” quanto vale?
«Dovrebbe essere la normalità: chiunque ricopre incarichi di governo e di responsabilità giura sulla Costituzione e deve rispettare la Costituzione Il punto è semplice: questa riforma non riguarda i magistrati, ma i diritti dei cittadini. Analogamente, il nostro no al referendum non è fatto per una difesa corporativa dei magistrati: è fatto per difendere la Costituzione perché, per noi, un principio fondamentale è la separazione non delle carriere ma dei poteri. La saggezza delle madri e dei padri costituenti, dopo aver combattuto insieme il fascismo e venendo da culture diverse, è stata quella di capire che nella Costituzione ad ogni potere comunque ci volesse anche un controllo perché in una democrazia funziona così».
Quindi, lei dice che questa riforma colpisce la magistratura più che riorganizzarla?
«Questa riforma spacca e sorteggia il Csm che è l’organo di autogoverno della magistratura: se è elettivo e rappresentativo è autorevole mentre se è sorteggiato perde autorevolezza, indipendenza e ne risulta una magistratura più debole e più assoggettabile al potere politico, che è esattamente l’obiettivo di questo governo. Guardate che non è un obiettivo nascosto».
Sarebbe a dire?
«È un obiettivo anche dichiarato, perché Alfredo Mantovano che è il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio dei ministri ha detto apertamente che questa riforma serve a riequilibrare i rapporti tra la politica e la magistratura».
E Mantovano cosa voleva dire secondo lei con questa frase ambigua?
«Che secondo loro chi prende un voto in più non può essere giudicato. Se vuole metto in fila cosa ha fatto questo governo: hanno fatto un’autonomia differenziata che, siccome violava la Costituzione, la Corte Costituzionale gliel’ha sostanzialmente smontata; hanno fatto dei centri illegali e inumani in Albania e la Corte di Giustizia europea ha fatto capire che non si potevano fare; hanno fatto il progetto del ponte sullo Stretto di Messina e la Corte dei Conti ha dovuto dire che stanno violando le leggi. Loro gridano al complotto per nascondere il fatto che questo governo non è capace di fare scelte politiche e fare nuove leggi senza avere dei problemi. Io dico che non è colpa dei giudici se loro sono scarsi».
Intanto, a Pescara, per decisione del Tar e del Consiglio di Stato, si torna al voto l’8 e 9 marzo a causa dei troppi errori commessi nei seggi nel 2024: ci crede al sogno ballottaggio contro il centrodestra?
«Certo. Noi sosteniamo fortemente Costantini, l’abbiamo fatto anche la volta scorsa. C’è una grande voglia di cambiare e mi auguro che i cittadini colgano questa occasione e vadano a votare e a sostenere Carlo».
Tra pochi mesi si vota anche a Chieti e un candidato certo non ce l’avete ancora: è preoccupata?
«Piena fiducia di come il Partito democratico regionale sta preparandosi a queste importanti sfide elettorali, gli staremo al fianco».
Il segretario regionale Daniele Marinelli è stato confermato all’unanimità: si fida ciecamente anche lei?
«Come le dicevo, piena fiducia nel suo lavoro e assolutamente siamo in pieno raccordo con le istituzioni che stanno dando un contributo importante».
E il senatore Michele Fina come se la cava da tesoriere nazionale?
«Parlano i fatti con una gestione risanata che ci ha permesso anche di far uscire i nostri dipendenti dalla cassa integrazione».
Allora è promosso?
«Se vuole dirla così, diciamo così».

