Pescara

Spiaggia negata a due anziani. «Invitiamo da noi i signori esclusi», si fanno avanti i titolari di “Trieste”

19 Marzo 2026

Pescara, parlano Laila e Riccardo Ciferni: «Questa storia ci ha toccato il cuore, noi i clienti storici li premiamo». E sulle aste del 2027: «Lo stabilimento balneare in Italia è un sentimento familiare che va preservato»

PESCARA. «Lo stabilimento balneare in Italia è un sentimento familiare. Ci sono legami, parenti che si trasferiscono, amici che si ricongiungono, che si rivedono. Non è la logica dell’impresa ad aver sviluppato il sistema balneare italiano per il fatto che lo stabilimento non è un’impresa come un’altra». A parlare è Laila Di Carlo che con il marito Riccardo Ciferni porta avanti lo storico stabilimento di famiglia, Trieste, custodendone i valori di chi li ha preceduti, i genitori di Riccardo, come tanti altri balneatori come loro.
Un intervento pubblico il loro, notoriamente schivi, fatto con il cuore e senza giudizio, dopo aver letto sul Centro il caso della coppia di pensionati che dopo 50 anni si sono visti negare la palma in prima fila dal proprio stabilimento, invece a caccia di «una clientela più dinamica». Ed è proprio ai due pensionati che i titolari di Trieste si rivolgono: «Non possiamo dargli la prima fila, perché ci sono i nostri storici clienti, ma da noi se vogliono sono i benvenuti, li aspettiamo». E da un invito «che non è pubblicità», parte la riflessione che Laila fa, anche a nome del marito, alla vigilia di un cambiamento epocale per gli stabilimenti balneari, con la Bolkestein alle porte e le aste che dall’anno prossimo rischiano di cambiare non solo la spiaggia, ma valori e abitudini che le hanno reso finora umane.
E parte da una premessa Laila Di Carlo, che la questione dei bandi la conosce bene anche in virtù del suo ruolo nella categoria, in qualità di presidente del Consorzio Ciba (Consorzio imprese balneari adriatico) che raccoglie venti operatori: «La nuova realtà che ha rilevato lo stabilimento di cui si parla è fatta da professionisti che con una mentalità professionale hanno studiato la situazione e hanno fatto le valutazioni di natura economico-finanziaria come si fa in un’impresa che guarda solo ai numeri. Però c’è un fatto che chi si avvicina per la prima volta a questo mondo non può sapere, ed è che gli stabilimenti in Italia hanno avuto successo, diversamente da tanti altri Paesi che hanno vaste aree di costa, perché in Italia sono stati gestiti dalle famiglie. Non è un caso che ci sono postazioni ombreggianti affittate per decenni allo stesso nucleo, perché proprio questa è la caratteristica del sistema balenare italiano. Che vuol dire mettere da parte la borsa che la cliente ha dimenticato sotto l’ombrellone, o rateizzarle la quota se non ce la fa. Noi balneatori siamo dei custodi e il cliente storico, fidelizzato, è il nostro diamante. Per questo ci ha toccato il cuore la storia di quei due signori. Noi ne abbiamo tanti di clienti come loro, tant’è che quest'anno faremo la premiazione del cliente storico. Ma parliamo per noi, senza giudicare le scelte di altri professionisti».
«Poi è vero, c’è il caro vita. Lo vedo quando vado a fare la spesa e quando lavoro e mi rendo conto che i prezzi devono essere necessariamente in un certo modo, perché altrimenti non riesco a reggere tutta la filiera. Ma il cliente resta il bene supremo ed è il cliente che ti seleziona, a seconda del servizio che tu sei in grado di dare. Per questo chi lavora deve sempre monitorare la propria area economica e fare in modo di tenersi stretto il cliente, magari con servizi aggiuntivi che possono essere la cocomerata, i regali ai bambini dopo Ferragosto, l’animazione. E tutto questo alla fine crea quell’atmosfera che i film di una volta di Vanzina, tipo “Sapore di mare” rispecchiano in pieno. Ecco, noi siamo quello. E non solo noi, tutti i vecchi balneatori. Questa è la differenza tra noi e i nuovi che applicano logiche strettamente commerciali. Lo dico in modo acritico. È una mentalità che ci è stata tramandata e pur sentendo la pressione economica, sappiamo che quel che cliente storico è il nostro bene supremo».
E intanto è in arrivo la Bolkestein. «Sì, un cambio di normativa che porta nuove logiche che si stanno già generando nelle regioni che hanno già fatto i bandi. In Liguria, in Veneto, dove le nuove imprese, i fondi vestiti da consorzi, sono già entrati, il risultato è che le postazioni costano tantissimo e non ti puoi portare neanche da mangiare da casa. È una realtà spaventosa che cambierà anche il modo di stare insieme». E cosa si può fare?
«È importante l’impostazione del bando da parte della Regione e dei Comuni costieri. Pescara si sta preparando, a fine marzo dovrebbe uscire il bando del governo. E bisogna stare attenti, perché l’Europa dice che il ciclo economico deve iniziare e finire. Quindi nei 5-6 anni che ci stai devi fare cassa e basta, perché poi vai via. Sono fondi che si preparano a partecipare simultaneamente a centinaia di bandi. E così succederà che aggiudicandoseli, avranno dei manager con dei software che raccolgono le prenotazioni e spostano le persone in maniera asettica, da chissà dove, distribuendo panini imbustati ovunque. Per questo sono importanti le linee guida che vorranno applicare le amministrazioni nei territori, per capire cosa vogliono tutelare in maniera primaria. In questo caso, se pensato bene, credo che il bando possa essere invece utilizzato come strumento per migliorare l'esistente. Ma con chi lo sa già gestire».
E se così non fosse? «Allora cambierà tutto. Tutto stravolto. Sarà il prezzo a limitare e a stabilire il tipo di clientela. Finirà il rapporto personale da sempre alla base del sistema balneare italiano. All’estero è già così».