Tiziana Di Tonno: «I ravioli di nonna e la gioia dei carri di Francavilla»

«Avevo dieci anni e desideravo travestirmi da spagnola. Mamma Nina fece di tutto per accontentarmi, andò in un negozio e scelse i tessuti e i rasi migliori per creare quell’abito rosso e nero che...

«Avevo dieci anni e desideravo travestirmi da spagnola. Mamma Nina fece di tutto per accontentarmi, andò in un negozio e scelse i tessuti e i rasi migliori per creare quell’abito rosso e nero che sfoggiai al Carnevale di Francavilla. Quel giorno di tanti anni fa ero felice».
Ha la voce rotta dall’emozione Tiziana Di Tonno, artista di televisione, cinema e teatro, che riannoda i fili della memoria e, attraverso i vissuti familiari, ripercorre uno dei Carnevali più importanti della sua vita. «Abitavamo a Montesilvano e dovevamo andare a Francavilla. Un viaggio per me, bimbetta, che, giunta colà, ammirava quei giganteschi carri allegorici che sfilavano per la città. Ero attratta da quegli enormi personaggi di cartapesta, ma nello stesso tempo ne ero spaventata, per questo rimanevo sempre aggrappata alle mani di papà Raffaele e di mia sorella Daniela, che mi accompagnavano a far festa. Era un’abbuffata di colori e coriandoli che riportavamo a casa e ce li trascinavamo fino a giugno», scherza. «Ma era tanta l’emozione, per me Francavilla era la città dei balocchi, era l’emozione che oggi provo, con la salivazione azzerata, quando salgo sul palcoscenico. Ma guai se non fosse così». «Il travestimento mi ha sempre attratta», prosegue l’attrice, «da piccola staccavo le lenzuola stese al sole e mi inventavo il sipario di un teatro dove il foyeur aveva un banchetto con i soldi finti». Carnevale, per Tiziana Di Tonno, non era solo il costume da indossare, da fatina, damina o da cucciolo di cane e il trucco sugli occhi, nelle giornate carnascialesche dell’infanzia. Era anche «l'abbuffata di ravioli di nonna Luisa, anche quei momenti restano indimenticabili». (c.co.)