Un anno di allenamenti al “Poggio degli Ulivi” senza pagare: la Curi Angolana rischia i sigilli

La “Prosport Adolfo De Cecco” vince il ricorso nei confronti della società sportiva dilettantistica. Il Tribunale avvia la procedura di liquidazione per circa 200mila euro di debiti. Il 20 ottobre l’esame
PESCARA. Avviata la procedura di liquidazione giudiziale per la Renato Curi Angolana srl - Società sportiva dilettantistica. Lo ha deciso il collegio del tribunale di Pescara (presidente il giudice Elio Bongrazio, giudice estensore Federica Colantonio, e Daniela Angelozzi) che ha accolto il ricorso avanzato da “Prosport Adolfo De Cecco srl”, cui appartiene il complesso sportivo “Poggio degli Ulivi”, voluto dallo scomparso Peppe De Cecco per accogliere gli allenamenti della Pescara Calcio di cui è stato presidente. La Renato Curi Angolana aveva un debito di circa 200mila euro con la Prosport, derivante da un contratto di affitto di azienda stipulato il 18 ottobre 2024, che aveva a oggetto la gestione del complesso sportivo. La società resistente aveva sollevato una serie di eccezioni, ribadendo la propria natura non commerciale e l’assenza di scopo di lucro; la piena operatività dell’attività sportiva; la contestazione del credito della ricorrente. Ma il collegio ha scritto in sentenza a chiare lettere, che «le contestazioni della resistente, incentrate sulla pretesa nullità o inefficacia del contratto per violazione del divieto di locazione contenuto nel contratto di leasing, non risultano dirimenti nella presente sede, atteso che esse involvono questioni complesse, richiedenti approfondimenti istruttori e accertamenti di merito incompatibili con il limitato ambito cognitivo proprio del presente procedimento; né, in ogni caso, tali deduzioni sono idonee a escludere ipso facto l’esistenza del credito».
Il tribunale ha ritenuto infondata anche la questione relativa alla non assoggettabilità della società sportiva alla liquidazione giudiziale in quanto dilettantistica e priva di scopo di lucro. E sul punto la giudice afferma che «dagli atti emerge che la società resistente svolge un’attività caratterizzata da una struttura organizzativa complessa e da rapporti economici con soggetti terzi, tra cui sponsorizzazioni, gestione di impianti sportivi e organizzazione di eventi, attività che generano ricavi significativi, derivanti da prestazioni rese verso il mercato e non limitate al mero ambito associativo». «Deve pertanto ritenersi che», aggiunge il giudice, «a prescindere dalla veste formale assunta e dalle finalità dichiarate, l’attività in concreto esercitata dalla resistente integra gli estremi dell’attività d’impresa, con conseguente sussistenza del presupposto soggettivo richiesto per l’apertura della liquidazione giudiziale».
E in sentenza viene riportato anche quanto emerge dalla documentazione contabile a supporto di quanto esposto dai giudici, con l’indicazione di tutti i passaggi societari, per arrivare a concludere che «la convergenza tra l’accertata e protratta morosità nei confronti di creditori qualificati, l’esistenza di azioni esecutive e infruttuose, la rilevante esposizione verso l’erario e gli enti previdenziali, nonché il grave e persistente squilibrio tra debiti esigibili a breve e disponibilità liquide risultante dai bilanci, costituisca prova sufficiente della sussistenza di uno stato di insolvenza in senso tecnico, inteso quale incapacità non transitoria di far fronte regolarmente alle proprie obbligazioni».
E quindi la nomina del giudice delegato, Elio Bongrazio, e del curatore Saverio Mancinelli che dovrà procedere «all’immediata apposizione dei sigilli su tutti i beni mobili che si trovino presso la sede principale dell’impresa, nonché su tutti gli altri beni del debitore ovunque essi si trovino». Il tribunale ha fissato al 20 ottobre lo svolgimento dell’adunanza per l’esame dello stato passivo, invitando gli eventuali creditori a presentare le domande di ammissione al passivo dei crediti.
«Giuridicamente», commenta l’avvocata Sara D’Incecco, legale della Prosport, «non sussistevano i presupposti perché permanesse in attività una società che manifestava un grave stato di decozioni e che, solo nei confronti della società del presidente Peppe De Cecco, aveva una esposizione debitoria superiore a 200mila euro per canoni d’affitto non versati da oltre un anno, a oggi aggiornati a 15 mensilità».

