Una vita da lupi di mare: «La nostra è sopravvivenza tra le difficoltà del mestiere»

Salpa dalla banchina sud di Pescara il viaggio a bordo del motopesca “Euro”. Camplone: «Superate le criticità del porto, recuperiamo la libertà di navigare»
PESCARA. A bordo del motopesca Euro funziona così: «Tra la prima e la seconda calata mettiamo il pesce per il brodetto, accendiamo il fuoco e poi non tocchiamo più nulla. Con l’ondeggio del mare, il brodetto si gira da solo. È quello il vero brodetto alla pescatora. Impossibile da rifare a casa». Sono piccoli aneddoti, segreti custoditi dai veri lupi di mare. Uomini che vivono in simbiosi con l’Adriatico e che tra le onde hanno costruito la propria esistenza, rischiando tutto ogni giorno. Storie che prendono forma a bordo del motopesca Euro, così chiamato dal comandante Doriano Camplone, che lo acquistò nel 2000, l’anno del passaggio dalla lira alla nuova moneta europea. Euro è una delle tante imbarcazioni che, ogni settimana, salpa dalla banchina del porto di Pescara per affrontare il mare e le sue incognite, portando sulle tavole abruzzesi il frutto del loro lavoro. Ed è proprio da qui che prende il largo il viaggio di “31 minuti”, in onda questa sera alle 22.30 su Rete 8 (riprese di Ferdinando Romito, montaggio di Giuliano Vernaschi, regia di Danilo Cinquino e Antonio D’Ottavio). Uno spaccato sulla vita dei pescatori, tra sacrifici, rinunce e le difficoltà di un porto che prova a cambiare.
Si svegliano quando è ancora notte fonda, mentre la città dorme. Le strade sono vuote, l’aria è fredda. A bordo si allestisce l’imbarcazione: si controllano le reti, si sistema il ghiaccio, si carica tutto il necessario per affrontare il mare. Nel ventre del motopesca c’è Ruggero Pomante, con le cuffie alle orecchie. Controlla l’olio del motore, l’acqua, il livello del carburante. «Non troppo, altrimenti la barca pesa. E ogni notte si superano i mille euro», racconta. Pulisce, sistema, verifica che tutto sia in ordine. Perché in mare nulla può essere lasciato al caso. Sopra, in cabina di comando, c’è Doriano Camplone. È lui al timone dell’Euro, ormeggiato alla banchina sud. «Motopesca Euro in uscita», comunica via radio alla Capitaneria di porto, che deve essere avvisata per ogni movimento, sia all’uscita che al rientro. Il motore si accende. La prima sfida sono i fondali bassi e insabbiati, le correnti che non aiutano. Anche oltre il Ponte del mare le criticità restano.
«Di notte le boe sono illuminate, ma a volte le troviamo spente. Bisogna passare al centimetro nel corridoio, altrimenti si rischia di incastrarsi con la griglia», spiega, tornando sul problema del dragaggio del porto. Un cantiere che procede a singhiozzo, ma che, assicura l’Autorità portuale di Ancona, consentirà di tornare a navigare in sicurezza. Passati gli scogli, finalmente il mare aperto. «Una volta fuori dal porto recuperiamo la libertà di navigare». Si accendono i radar, si studiano le rotte. La destinazione è il mare. «Raggiungiamo la zona di pesca a seconda della stagionalità; capita che ci spingiamo anche lontano, arriviamo delle volte anche a Termoli».
C’è ancora campo al telefonino e, mentre Doriano è in cabina di comando, l’equipaggio ne approfitta per le ultime chiamate. Ci sono anche Giovanni Candeloro, veterano del mare, e Marco Di Blasio, che di anni ne ha 23. «Poi si staccano tutte le comunicazioni. A 40 miglia siamo irraggiungibili, siamo fuori dal raggio delle comunicazioni». Sotto, tra la cucina e le camere per riposare qualche ora, l’equipaggio scherza e si rilassa prima della battuta di pesca lunga una notte. «Il mare è un elemento meraviglioso, ma va rispettato. Ci sono momenti di difficoltà, ma il bravo pescatore impara a prevederli. Programmiamo l’uscita con diverse informazioni meteo, ma il mare non è mai nemico: bisogna saperlo prendere, avere rispetto. Un bravo comandante non ha paura del mare, perché lo rispetta. Di fronte alla forza della natura si sperimenta quella sensazione di sublime: l’uomo non può essere prepotente, deve rispettarla», dice Camplone.
E il mare, la storia lo insegna, in un attimo può passare da cartolina a inferno e togliere tutto. «C’è sempre il pericolo di perdere la barca e la vita», prosegue Camplone. Di fronte a queste sfide, vanno giù in mare le reti, spalancate dalle porte divergenti. «Tiriamo i cavi, si sganciano le poppe e si issano le reti». Ogni due, tre ore i pescatori scendono e raccolgono le reti, mentre inizia già lo smistamento del pescato nelle scatole di polistirolo con il ghiaccio. Ci sono triglie, mazzancolle, merluzzi, calamari. Solo per citarne alcuni tipi. È dal pescato che dipendono gli affari della marineria. Mentre l’equipaggio smista il pesce, la barca riprende la rotta del porto. «Dobbiamo stare attenti alle manovre per non rovinare elica e motore».
«Pompa mare Euro siamo tornati», dice Camplone alla radio avvertendo di nuovo la Capitaneria. Ma i problemi non si fermano al dragaggio una volta tornati in mare il nuovo scoglio per i pescatori è quello della vendita del pesce. Il punto cruciale da cui partono i loro affari. E anche qui, nello storico mercato ittico di Pescara, i problemi ogni notte si fanno sentire con un sistema che di frequente si blocca mandando in tilt l’asta con gli orari che si allungano e il pesce che resta nelle scatole di polistirolo in attesa di essere venduto. Se i tempi dell’asta si allungano vuol dire che qualcosa al livello tecnico non è andato bene. «Il futuro? Cambieranno gli armatori, i padroni dello scalo, ma se continua così molte licenze finiranno nelle mani dei grandi commercianti».
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