Vent'anni fa l'omicidio dell'avvocato Fabrizi

Il delitto borghese di piazza Muzii che diede il via a tutte le inchieste di tangentopoli

 PESCARA. Fu il delitto borghese che cambiò la geografia politica d'Abruzzo. Il killer dagli occhi di ghiaccio che, vent'anni fa, la notte tra il 5 e 6 ottobre del '91, esplose cinque colpi con una calibro 7,65 e ammazzò l'avvocato Fabrizio Fabrizi, non immaginava cosa sarebbe accaduto.  Fabrizi, quarantenne legale teatino, diventato famoso per una causa che permise a 28mila carabinieri di tutt'Italia di ottenere lo stesso trattamento economico dei pari grado della polizia, venne colpito da quattro di quei cinque proiettili, davanti allo sguardo della sua segretaria e compagna, Patrizia Donatelli.  Fu lei a vedere in faccia il killer e a dire che aveva «occhi di ghiaccio». E per l'omicidio furono accusati Alessandro Pinti e Mario Mammarella, entrambi di Chieti. Il primo fu imputato come esecutore materiale; l'altro, un costruttore, come mandante.  Il movente del delitto borghese fu ricercato nella corsa per realizzare il primo centro commerciale nell'area metropolitana Chieti-Pescara. Ma il processo in Assise a Chieti, dopo quasi 50 udienze, finì con una doppia assoluzione. E l'allora procuratore capo di Pescara, Enrico Di Nicola, presentò in ritardo il ricorso in appello.  Il giallo così è rimasto irrisolto ma non fu una inchiesta inutile. Nello studio pescarese di Fabrizi, in via Milano 10, infatti, gli investigatori scoprirono le carte di tangentopoli. Dallo scandalo dei rifiuti di Chieti, che azzerò la giunta del giovane sindaco democristiano, Andrea Buracchio, molto vicino alla parlamentare lancianese, Anna Nenna D'Antonio, all'inchiesta di "Mani pulite" che a Pescara cancellò la giunta, sempre Dc, di Pino Ciccantelli, vicina a Remo Gaspari: decine di personaggi finirono in carcere e sparirono dalla scena politica abruzzese. Anche le carte degli scandali sui trasporti e la formazione professionale in Abruzzo, che colpì la democrazia cristiana frentana, erano nei cassetti dello studio pescarese di Fabrizi, avvocato ma anche mediatore tra politica e affari.  Così quel misterioso killer dagli occhi di ghiaccio, che centrò quattro volte il bersaglio, scoperchiò senza volerlo il malaffare abruzzese degli anni a cavallo l'80 e il '90. Ma Fabrizi si lasciò alle spale una moglie, Annabella Di Francesco, docente teatina, due figlie, Valentina e Chiara, e un mistero che dopo vent'anni è ancora senza colpevoli. (l.c.)

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