Calcio

Addio Angelo Pierleoni, genio del calcio abruzzese arrivato fino alla serie A

19 Ottobre 2026

Una vita tra dribbling e gol: il ricordo. Celanese doc, aveva 63 anni. Da Teramo al Cesena di Marcello Lippi. Poi il Messina assieme a Totò Schillaci e la C1 con l’Avezzano. «Combatto come in campo», così aveva raccontato la malattia. Zeman lo vedeva in Nazionale, la rete alla Juve di Roby Baggio

CELANO. Addio all’eroe di un calcio nostalgico. Col braccio teso verso la curva e il cuore caldo di chi è cresciuto all’ombra del campetto della parrocchia. In un’epoca di cuoio e di fango, quando il grande calcio di serie A era lontano anni luce dalle periferie, il piede mancino di Angelo Pierleoni è stato benedetto da Dio. Il suo talento è emerso cristallino fino ad arrivare a calcare i campi di Teramo, Messina, Fermana, Brescia, Cesena, Ascoli. E ancora Avezzano, negli anni d’oro del professionismo. Aveva il dono dei ragazzi di strada, gli occhi generosi, la battuta pronta. Ha vissuto tutto con ardore e generosità. Restituendo alla sua Celano e alla Marsica intera l’orgoglio di aver partorito uno dei pochi prescelti del grande calcio. Nel tardo pomeriggio di ieri se ne è andato. Si è spento dopo una lunga battaglia per la vita che lui stesso non aveva temuto di raccontare nel corso dell’ultima intervista rilasciata al Centro la scorsa estate: «Combatto come quando ero in campo». Avrebbe compiuto 64 anni il 15 dicembre.

IL PREDESTINATO

Pierleoni è stato uno dei figli più illustri del calcio marsicano. Da sempre fedele e devoto al pallone. Sin da quando ammirava i fratelli più grandi giocare dietro la chiesa. Sandro e Luigi, detti “Bancarella”. È il suo primo allenatore del Celano a notarlo: Abramo Frigioni. Lo stimola, lo esalta. Pierleoni riesce a distinguersi al punto che ad appena 16 anni fa il suo esordio in serie C con il Teramo. Dopo le parentesi al Benevento e alla Fermana (dove conquista una promozione in Lega Pro), dimostra immediatamente di avere la stoffa del predestinato. La svolta nel Messina di Franco Scoglio. La consacrazione definitiva con Zeman, sempre in giallorosso. In Sicilia vive un’annata memorabile in serie B, mettendo a segno 11 gol, di cui 10 in campionato. Insieme all’amico Totò Schillaci forma una coppia da capogiro. Zeman ribadisce in più occasioni di vedere per lui un futuro in Nazionale. E lo mette sotto torchio per garantirgli gambe e fisico. Il salto in serie A ha i colori del Cesena. Il suo primo gol nel massimo campionato italiano coincide con il primo successo in panchina di Marcello Lippi. È il 5 novembre 1989. Il celanese d’oro sigla il successo contro l’Ascoli con uno stacco di testa vincente sul cross di Turchetta. «Che bellezza», commentava solo pochi mesi fa Pierleoni nell’intervista al Centro, tornando con la mente a quella giocata. La sua carriera farà tappa ancora a Brescia – dove non avrà fortuna – e all’Ascoli del leggendario presidente Costantino Rozzi. Sarà l’inizio dell’exploit. Con i bianconeri conquisterà la A nel 1990-1991 e sarà protagonista di stagioni ricche di soddisfazioni storiche, come il gol segnato al Milan - «mi marcava un certo Paolo Maldini» - e la rete contro la Juve di Roby Baggio.

LA BANDIERA DELL’AVEZZANO

Il 1994 è l’anno del ritorno. Chiude l’accordo con l’Avezzano e diventa a tutti gli effetti un profeta in patria. I tifosi se ne innamorano. Vedono in lui il dono ricevuto alla nascita. In campo è devastante. Accanto, nel “tridente delle meraviglie”, ha il fiuto del gol di Roberto Di Nicola e Pino Tortora. Insieme trascinano la squadra fino alla promozione in C1. Resta memorabile l’aneddoto della trasferta a Catania: pur di non salire sull’aereo a causa della sua nota fobia del volo, Pierleoni si fece accompagnare in macchina promettendo in cambio due gol. Promessa mantenuta: finì 0-2. Con una sua doppietta.

IL SAPORE DELLA DOMENICA

Angelo Pierleoni è stato l’idolo di un popolo. Quando arrivava la domenica e scendeva in campo la serie A, si accendeva la radio e si centrava la frequenza giusta. I ragazzini, appesi al racconto dei cronisti, ricostruivano nella mente le sventagliate di sinistro e i gli inserimenti micidiali in area di rigore. Poi, la sera, si accendeva la tv in attesa delle sintesi di “90° minuto”. Era un calcio a misura d’uomo. Genuino. E in quello scenario romantico, Pierleoni rappresentava il riscatto di un intero spaccato dell’entroterra abruzzese.

IL CORDOGLIO

«Non è stato solo un giocatore ma un capo riconosciuto sempre da tutti i compagni, che lo chiamavano “il Lupo”. Il suo carisma ha tenuto in piedi la squadra soprattutto nei momenti difficili». È l’addio commosso del Cesena a Angelo Pierleoni. Messaggi di sentito cordoglio sono arrivati, tra gli altri, anche dai club di Avezzano, Fermana, Teramo. E Celano, di cui è stato allenatore (il vice era l’amico Luigi Morgante). Pierleoni lascia la moglie Edelweiss, i figli Jacopo e Alessandro, la nuora Fabrizia, e i nipoti Tommaso e Cristiano. Le esequie si terranno domani alle 15.30 nella chiesa di Santa Caterina a Fermo, dove aveva scelto di vivere.