Cruciani: «Insigne avvilito e infuriato con Gorgone»

Il giornalista: «Arrabbiato perché è stato messo sul banco degli imputati. Non ha battuto il rigore perché sentiva male al ginocchio e ha visto Russo molto sicuro di sé: si è fidato»
PESCARA. «Insigne in questo momento è profondamente avvilito per come sono andate le cose. Ma non solo: è anche arrabbiato per quello che è stato detto nel post-partita». L’episodio del rigore sbagliato da Russo – e soprattutto non battuto dal capitano del Pescara – ha fatto scoppiare un caso a livello nazionale. La sconfitta con il Padova ha quasi definitivamente compromesso la stagione del Delfino, e gli strascichi andranno ben oltre la prossima partita con lo Spezia. A prescindere dall’esito. Nel silenzio che nelle ultime ore ha avvolto squadra e società, ci pensa Giuseppe Cruciani a gettare un fascio di luce su come Insigne ha vissuto il momento del rigore e di ciò che è successo dopo. Il conduttore della Zanzara, biancazzurro perché tifoso della Lazio ma anche un po’ per l’affetto verso il Pescara, parla sulle basi di fonti dirette vicine al numero 11.
Cruciani, Insigne è avvilito per le critiche?
«Sì, è molto amareggiato. Ma, d’altra parte, il calcio è uno sport in cui si fa presto a passare dall’altare alla polvere».
La domanda è doverosa: perché il capitano non si è preso la responsabilità del rigore?
«Sentiva dolore al ginocchio e, quando l’arbitro ha fischiato il rigore, ha visto Russo prendere il pallone con sicurezza. Si è fidato».
Da un giocatore con la sua esperienza ci si aspetterebbe di vederlo andare subito verso il dischetto piuttosto che lasciare un giovanissimo a tirare un rigore decisivo.
«Quando l’arbitro ha assegnato il rigore, stavo guardando la partita in televisione. La scena ha fatto impressione anche a me. Però dico questo: Insigne non è un pavido, se non ha calciato dal dischetto è perché pensava che fosse la cosa migliore per il Pescara».
E allora di chi sono le responsabilità?
«In buona parte sono di Gorgone, secondo me. Da allenatore non puoi solo assistere a un momento del genere, devi intervenire. Non so in che modo, perché non puoi costringere un calciatore a tirare un rigore, ma qualcosa devi fare. Mi dicono che Insigne sia piuttosto incazzato con lui».
Per il fatto di non aver deciso lui il tiratore?
«No, perché con quell’intervista post-partita lo ha messo sul banco degli imputati. Ci è rimasto veramente male».
Lei crede alla versione di Insigne?
«Al di là di quello che credo o meno, penso che i giocatori debbano dare, insieme, delle spiegazioni ai tifosi. Questa città merita chiarezza».
Oltre Insigne, c’erano anche altri potenziali rigoristi: Brugman, Letizia, Olzer...
«È assurdo che ci siano stati tutti questi rifiuti. Anche perché negli ultimi tre mesi il Pescara ha dimostrato di avere le palle, recuperando una stagione che sembrava già compromessa dopo poche giornate. Anche se è stata sfortunata in alcune partite, ha realizzato una grande rimonta. Possibile che tutti si rifiutino di battere il rigore o comunque non si accorgano che sta accadendo un pastrocchio?».
Quasi come fosse un momento di fortissima emotività, quasi di paura.
«Momenti come quello sono sempre concitati, si giocano sugli sguardi, sui gesti, sulle cose non dette. Ma una spiegazione almeno parzialmente logica, razionale ci deve essere».
Rimane che questo episodio rischia di spegnere le ambizioni del Pescara di rimanere in B.
«Se il Pescara retrocederà, non sarà a causa di questo rigore. Anche per questo non me la sento di incolpare Insigne. Non si può buttare la croce su di lui».
Se il Pescara avesse fatto gol, sarebbe stato in vantaggio a 10 minuti dalla fine.
«Sì, ma non possiamo avere la certezza che avrebbe mantenuto il vantaggio. Il vero problema del Pescara sono stati i tanti punti persi lungo la strada. La rimonta subita contro la Sampdoria e il pareggio con la Juve Stabia, giusto per fare due esempi. Poi è chiaro che un momento del genere è eclatante e che, se segni il rigore e vinci, vai a 37 punti ed è tutta un’altra storia».
L’aritmetica ancora non condanna definitivamente il Delfino: lei crede nel miracolo?
«Se riesce a recuperare dalla vicenda Insigne il Pescara può vincere contro lo Spezia, sebbene nell’ultima partita anche i liguri abbiano dimostrato di avere carattere. Il vero problema è come scenderà in campo il Catanzaro. Non ha nulla per cui combattere, playoff e posizione in classifica sono ormai assicurati. Sulla carta però è superiore al Bari, che nell’ultima partita ha vinto in maniera fortunosa, non meritando assolutamente i tre punti».
Per giocarsi i playout serve la vittoria interna del Catanzaro.
«Vedremo come andrà. Se il Catanzaro gioca come ha fatto contro il Palermo, può vincere».
Ad oggi, però, il Pescara non ha più in mano il proprio destino.
«Ma non possiamo dire che quel rigore abbia rappresentato il momento di svolta della stagione. Perché allora uno potrebbe dire che la sconfitta con la Sampdoria è stata decisiva o, a voler essere ancora più cinici, che lo spartiacque è stato il gol nel recupero del Padova. Per come si erano messe le cose, lo 0-0 andava bene. E invece subisci una rete al 94esimo che ti condanna alla sconfitta e ti ritrovi a tre punti di distanza dal Bari anziché due. Sarebbe stato tutto diverso».
Lei conosce bene la città di Pescara, pensa che la retrocessione possa rappresentare una mazzata per la tifoseria?
«Credo che la città sia più o meno abituata ai saliscendi come quelli degli ultimi anni. Certo, la Serie C è una cayenna. O vinci il campionato oppure finisci a fare i playoff, un inferno calcistico. Però questo è uno sport in cui si vince e si perde: il Pescara era partito male e ha dovuto rincorrere per tutta la stagione».
Cosa non ha funzionato all’inizio del campionato?
«Probabilmente alla squadra mancava qualcosa e la società lo ha capito tardi. Comunque, non è ancora detta l’ultima parola. Vediamo se il Catanzaro decide di giocare a pallone o no».
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