Francesco Di Fulvio

L'INTERVISTA

Di Fulvio: cucino, studio e aspetto la pallanuoto

Il campione pescarese della Pro Recco: «Difficilmente si tornerà a giocare»

PESCARA. La stella della pallanuoto italiana è confinata a Recco, in Liguria. Francesco Di Fulvio è stato bloccato dal lockdown, non è riuscito a tornare nella sua Pescara per stare con i familiari. L’emergenza coronavirus non ha sconvolto solo i suoi programmi sportivi a livello di club e di Nazionale, lo ha segnato anche umanamente con un lutto in famiglia. Una tragedia vissuta a distanza. La sensazione è che la stagione della pallanuoto sia finita, nel frattempo Francesco Di Fulvio - eletto miglior giocatore negli ultimi Mondiali vinti dal Settebello - ha riaperto i libri per studiare dopo essersi iscritto alla facoltà di Scienze Motorie.

Di Fulvio, come trascorre la giornata al tempo del coronavirus?

«La mattina passa tra un po’ di computer e allenamento; all’ora di pranzo mi faccio da mangiare. Ogni tanto provo anche qualche ricetta nuova. Ho fatto la pizza, ad esempio. Il pomeriggio lo trascorro tra studio e televisione. Netflix ovviamente. Fino a qualche giorno fa disegnavo anche con i pastelli. Una nuova passione che sto coltivando».

La pallanuoto ripartirà?

«Non lo so, la vedo dura, se fa fatica il calcio che muove milioni di euro come possiamo riprendere noi della pallanuoto? Ci sono ancora contagi e morti. Serve serietà in questo momento, ripartire si può e si deve, ma in condizioni di sicurezza della salute pubblica. Altrimenti è come se non avessimo fatto niente finora. Questo è il momento dell’attesa».

È rimasto a Recco, lontano dalla famiglia.

«Mi pesa la lontananza. Ora più che mai. Non sono riuscito a scendere prima del lockdown. Mi dispiace perché almeno potevo sfruttare questa pausa forzata per stare con i miei».

Vero che alla sera c’è la videochiamata di famiglia?

«Io da Recco, mio fratello Andrea da Firenze e il resto della famiglia da Pescara. Parliamo un po’ tra di noi».

Come fa un pallanuotista a rimanere in forma senza acqua?

«Infatti, svolgiamo un lavoro più che altro di palestra. La vasca ci manca. Normalmente delle 5-6 ore di allenamento al giorno quattro le trascorriamo in acqua. Quindi, ora facciamo un lavoro minimo di mantenimento».

Olimpiadi posticipate di un anno.

«La decisione migliore. In un mese o poco più è cambiato tutto. Abbiamo iniziato quest’ano pensando a Tokyo, poi è arrivato il coronavirus e il traguardo è stato spostato in avanti di un anno».

Qual è stato il momento della carriera in cui ha preso coscienza della sua forza?

«Ho capito che la pallanuoto poteva essere il mio futuro quando ero ancora minorenne. Il secondo anno a Firenze. Già quando sono stato a Roma si intravedeva qualcosa, ma l’esperienza di Firenze mi ha fatto compiere il salto di qualità».

Attorno alla gestione dell’emergenza coronavirus sono montate delle polemiche, lei che cosa ne pensa?

«Io credo che il governo abbia preso delle decisioni appropriate. Giusto chiudere tutto. Anzi, dirò di più. Il lockdown andava imposto qualche giorno prima, ma probabilmente tutti – e dico tutti – abbiamo sottovalutato questo virus. Basti pensare che in piena pandemia c’era gente che andava in montagna a sciare».

Che ne sarà dello sport?

«Sarà uno degli ultimi settori a ripartire. Dico lo sport, ma non mi riferisco al calcio che è ormai un’industria che movimenta denaro e passione popolare. Al contrario della pallanuoto ad esempio: quanta gente vive della nostra disciplina sportiva? Poca. Quindi, bisognerà attendere».

La Champions per il Recco è un’ossessione come per la Juventus?

«Bella domanda. In effetti, è così. È un traguardo che ci sfugge sempre. Ci avviciniamo spesso, ma non riusciamo a conquistarlo. La società ci tiene a questo trofeo, ma non riusciamo a farlo nostro. Ci proviamo e ci riproveremo. Quest’anno le finali erano in programma a Recco, avevano ristrutturato un impianto storico per l’occasione. La vedo dura che si possa disputare il concentramento finale».

Nella prossima stagione che ne sarà di Di Fulvio?

«Resto a Recco, tranquilli. La speranza è che si possa tornare presto in acqua per riprendere il filo del discorso spezzato sia in ambito nazionale che internazionale».

Le Olimpiadi?

«Siamo campioni del mondo. Il nostro obiettivo non può essere che ambire al massimo. E come gruppo vi assicuro che eravamo carichi in vista di Tokyo 2020. Dovremo tenere alto il livello di convinzione e autostima».

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