Jacopo Dezi: «A Napoli sembrava un film, ero circondato da campioni. La Nazionale? Che orgoglio»

7 Marzo 2026

Il centrocampista di Roseto degli Abruzzi racconta la sua carriera tra sogni e rimpianti. A 34 anni la scelta di lasciare il calcio giocato per il ruolo da ds all’Arezzo

PESCARA. Dai primi passi al Giulianova fino al sogno Napoli, «diventata la seconda casa». La gavetta in serie B tra Crotone e Padova fino alle due promozioni in A con Parma e Venezia. La soddisfazione di vincere le Universiadi con la nazionale Under 21 fino alla chiamata di Prandelli con la Nazionale maggiore. Sono solo piccole pillole della carriera di Jacopo Dezi, centrocampista di Roseto classe 1992, che a 34 anni ha scelto di dire addio al calcio giocato e dedicarsi alla carriera di ds con l’Arezzo, squadra dove ha giocato fino a pochi mesi fa.

Dezi, come mai questa scelta di lasciare il calcio?

«Arrivato a 34 anni ho subito un duro infortunio al ginocchio, avevo iniziato il percorso di recupero che però non stava andando al meglio. Quindi insieme alla società, al direttore e all’allenatore, che hanno visto in me qualità umane al di fuori del campo, abbiamo deciso di iniziare questo percorso. Io volevo fortemente rimanere qui ad Arezzo e loro mi hanno dato questa possibilità, non smetterò mai di ringraziarli».

Parliamo della sua carriera, dall’inizio.

«Ho iniziato a giocare a calcio nel Giulianova. L’esordio da professionista l’ho fatto da giovanissimo, avevo 17 anni, in serie C1. Il direttore dell’epoca mi disse di fare il ritiro con la prima squadra. Subito dopo mi avrebbero mandato con la Berretti, che era il campionato giovanile. In realtà feci il ritiro molto bene e hanno deciso di tenermi in prima squadra. Da lì è partito tutto. Di quell’esperienza ho bellissimi ricordi perché è stata la mia prima stagione da calciatore e perché ovviamente mi sentivo a casa. Io sono di Roseto ma Giulianova è casa».

Poi?

«Dopo quella stagione, mi nota il direttore sportivo del Napoli Maurizio Micheli. Mi acquistano e mi lasciano un altro anno al Giulianova. Approdo al Napoli nel 2011. Da lì cambia la mia vita».

Perché?

«Perché ti ritrovi a condividere lo spogliatoio con giocatori che, fino al giorno prima, vedevi solo in televisione. Arrivavo da Roseto, che è una piccola cittadina, e mi sono ritrovato a Napoli, una città meravigliosa, in campo con autentici campioni. C’erano Lavezzi, Cavani, è stato fantastico. Da Napoli poi ho iniziato con i prestiti: prima al Barletta, sempre in C, e poi in B a Crotone. Quella è la stagione che mi ha consacrato. Ho fatto due anni giocando tanto e sono tornato al Napoli in estate. Quando sono rientrato, la squadra era fortissima. C’era Sarri in panchina, in rosa giocatori come Insigne, Mertens, Callejon, Higuain, Jorginho. Ho fatto un bel ritiro quell’anno».

Qualche aneddoto?

«C’era Insigne che faceva sempre scherzi, Hamsik che non era da meno..».

Ha vissuto Insigne come compagno di squadra, che ne pensa del suo ritorno a Pescara?

«È un giocatore fenomenale, ha fatto bene a tornare nel club che l’ha lanciato. Nel calcio esistono le categorie e la sua è senza dubbio la serie A, quindi in B sposta tanto».

Al Napoli, tra tutti quei campioni, ha visto poca opportunità di giocare?

«Diciamo che ho provato a giocarmi le mie carte in ritiro e mi hanno tenuto fino al mercato di gennaio. Ma sì, non sono riuscito a fare presenze».

Però le è rimasto qualcosa di quell’esperienza?

«Tanti amici e l’amore per la città che considero la mia seconda casa».

È rimasto in rapporti con qualcuno?

«Sì. Con Allan siamo molto amici. Ci sentiamo spesso, sono stato più volte in Brasile da lui, sono stato anche al suo matrimonio».

Rammarico per le zero presenze?

«Mi sarebbe piaciuto esordire con i colori azzurri addosso. Ma al Maradona ci ho giocato dopo, con la maglia del Venezia».

Venezia e Parma le hanno regalato la serie A, giusto?

«Esatto, con il Parma ho fatto il mio esordio in serie A all’Olimpico in una giornata speciale: quella dell’addio di De Rossi alla Roma. Emozione enorme in uno stadio stracolmo. Con il Venezia ho giocato al Maradona. Purtroppo sia a Parma che a Venezia sono andato via a gennaio e in serie A ho giocato poco».

Quel Parma anche era una bella squadra.

«Assolutamente. Lì ho legato molto con Bastoni, c’era anche Dimarco giovanissimo. Tutti sotto la guida di un abruzzese come me: Roberto D’Aversa».

Parlando di Bastoni e Dimarco mi viene in mente la Nazionale. Che le fa pensare la maglia azzurra?

«Emozioni incredibili. Io ho vinto una medaglia d’oro alle Universiadi con la maglia azzurra dell’Under 21. Non si può spiegare a parole una gioia del genere. Penso anche alla soddisfazione di segnare il primo gol con l’Italia a Castel di Sangro, nel mio Abruzzo, per la qualificazione agli europei. Ma anche alla chiamata di Prandelli per lo stage con la nazionale maggiore. Mi batte ancora il cuore».

Abbiamo parlato di sogni e soddisfazioni, qualche rammarico in carriera?

«Direi quello di non essere riuscito a fare una stagione intera in serie A. Ma rifarei tutto dall’inizio, sono contento del mio percorso».

Ultima domanda. Da direttore sportivo, si comprerebbe per la sua squadra?

«Certo che sì».

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