Morosini, 14 anni fa la tragedia allo stadio Adriatico: il ricordo è ancora vivo

La morte del calciatore avvenuta il 14 aprile del 2012 durante la partita tra Pescara e Livorno: Piermario aveva 25 anni. Le iniziative del mondo del calcio
PESCARA. «Certe luci non puoi spegnerle», recitava la scritta sulle fasce da capitano indossate dai giocatori della Serie B nella scorsa giornata di campionato. E certe luci, davvero, non si spengono. Era un pomeriggio di 14 anni fa quando, allo stadio Adriatico Cornacchia, durante la partita tra Pescara e Livorno, Piermario Morosini si accasciò al centro del campo, stroncato da una crisi cardiaca a soli 25 anni. Un pomeriggio buio per il mondo del calcio, che aprì interrogativi profondi sulla salute degli atleti e sui metodi di primo soccorso.
Morosini, cresciuto calcisticamente nella sua Bergamo con la maglia nerazzurra dell’Atalanta, era riuscito a costruirsi una carriera con passione e tanta determinazione. Prima l’Udinese, poi il Bologna. Gli anni importanti a Vicenza e Padova, fino alla maglia granata del Livorno che, per uno scherzo del destino, gli è rimasta per sempre cucita addosso. Ma Morosini non era solo un calciatore. Era l’emblema di chi, pur avendo perso tutto, non smetteva di lottare. La sua vita, segnata da un destino crudele, la perdita di entrambi i genitori in giovane età, e poi il suicidio del fratello disabile, è stata una prova continua, affrontata con una dignità e un coraggio rari. Il calcio, la sua maglia, il sudore in campo erano per Piermario un’ancora, ma anche il modo per sostenere la sorella disabile rimasta sola. Quando è caduto, il suo cuore si è fermato in campo, facendo la cosa che amava di più, lottando fino all’ultimo respiro. Ma il suo spirito non è caduto.
Oggi, infatti, a distanza di anni, il ricordo è ancora vivido. Il settore ospiti dell’Adriatico che porta il suo nome, i messaggi di affetto dei tifosi da tutta Italia, l’intitolazione della curva dell’Atalanta, le maglie indossate dal Livorno nel derby contro l’Arezzo con il logo “Moro per sempre”, poi donate per sostenere il progetto “Italia Cardioprotetta”, con l’obiettivo di installare defibrillatori e riqualificare il campo dell’Oratorio Monterosso di Bergamo, il quartiere in cui “Moro” è cresciuto. E ancora le iniziative della Lega Serie B, le parole del presidente Bedin: «Ricordare Piermario significa trasformare la memoria in azioni concrete volte a tutelare la salute dei calciatori», e quelle fasce al braccio di tutti i capitani: perché certe luci non puoi spegnerle.

