L'esultanza di Pillon alla fine della partita con il Benevento

CALCIO SERIE B

Pillon: «Dedicato ad Aldegani, questo è il mio Pescara» 

Il tecnico abbraccia il preparatore che prima della gara perde il papà

PESCARA. “Salutate la capolista”, il coro è sempre più forte e, al fischio finale, i decibel salgono a dismisura. L’abbraccio della curva Nord alla squadra, applausi scroscianti con l’Adriatico in festa per omaggiare i nuovi padroni della B. È qui la festa, il Delfino torna in vetta al campionato cadetto a distanza di sei anni dall’ultima volta. «Per me è una gioia immensa», Bepi Pillon è al settimo cielo, ma diventa serio e, dopo la conferenza stampa, fa una dedica particolare. «Questo primo posto è tutto per Gabriele Aldegani, il mio preparatore dei portiere. Stamattina (ieri, ndr) ha perso il papà, ma è venuto lo stesso in panchina e mi ha avvisato solo poco tempo fa. Questo primo posto è tutto per lui».
Pillon abbraccia il suo collaboratore e poi fa altre dediche. «Questo primato è un premio al nostro lavoro. Abbiamo iniziato in punta di piedi in estate facendo un percorso ben preciso con il preparatore Tafuro che mi ha consegnato una squadra pronta a livello atletico. Diciamo che adesso si stanno vedendo i frutti dei sacrifici fatti finora. Tuttavia, dico che questo non è un traguardo e non dobbiamo sentirci appagati. Bisogna restare umili e pensare che questo sia solo un premio e un punto da cui ripartire. Conosco il calcio e so bene che è un campionato lungo, equilibrato e molto difficile. Quindi, piedi per terra e tanta umiltà. L’errore più grave sarebbe quello di montarci la testa. Umiltà, determinazione e spirito di sacrificio non dovranno mai mancare come è successo oggi».
Il pareggio-beffa di Padova ha fatto bene al suo Delfino, che, ieri, davanti a Massimo Oddo, l’ultimo allenatore che ha riportato in A il Pescara, ha tramortito la corazzata sannita. «Eravamo molto arrabbiati per quello che è accaduto all’Euganeo e subito dopo abbiamo iniziato a pensare al Benevento e volevamo dimostrare di avere un’anima dopo una grande prestazione a Padova. Abbiamo pagato cinque minuti di follia, cosa che non è successa oggi (ieri, ndr). A un avversario forte come il Benevento non abbiamo concesso nulla. Mi è piaciuto l’atteggiamento, la voglia di non accontentarsi e di voler vincere». Pillon dopo qualche anno un po’ in ombra si è ripreso prepotentemente la scena, ha plasmato a sua immagine e somiglianza il Pescara ed è arrivato in alto. «Non è la mia vittoria, ma dei ragazzi. Questa squadra me la sento mia perché è cattiva e affamata come piace a me».
Ora bisognerà gestire questo primo posto, che fa sognare i tifosi biancazzurri. «Penso solo alla prossima partita contro lo Spezia, non voglio andare oltre. Per trarre delle conclusioni bisogna arrivare ad aprile, il torneo è lungo. Dobbiamo essere pronti e non abbassare la guardia».
Poi, sui singoli, mette in mostra il gran lavoro di Machin e Marras. «Li ho voluti io. Marras l’ho avuto all’Alessandria, è molto bravo a sacrificarsi per la squadra, è un peperino che quando si mette in modo può creare problemi. Machin si è rimesso sulla giusta strada», dice riferendosi all’esclusione di Brescia che non era stata digerita dal giocatore guineano. «Josè sta tornando il giocatore che tutti conoscevano, devastante».
Non è stato dei migliori il ritorno di Cristian Bucchi a Pescara. «Il Delfino è una delle squadre più attrezzate del torneo e che ha avuto continuità», sottolinea il tecnico del Benevento, ex attaccante e allenatore biancazzurro. «Siamo stati sterili, e siamo troppo discontinui. Se riusciamo a riprendere la gara, non è possibile che non si trovi la forza di aumentare i ritmi. Mi aspettavo una gara diversa, soprattutto nell’approccio. Nel primo tempo non abbiamo fatto a bene, e abbiamo sbagliato tanto». L’onda d’urto della capolista ha travolto anche il suo Benevento.
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