Scognamiglio: «La Juve Stabia in casa è un rullo»

Il doppio ex della sfida di domani allo stadio Menti: «Il Delfino risorgerà, a Pescara ho lasciato un pezzo di cuore»
PESCARA. Tre stagioni su ambo i fronti da centrale difensivo e poi la scelta di restare nel calcio come dirigente. Gennaro Scognamiglio (foto), attuale direttore tecnico della Reggiana, è anche il doppio ex di Juve Stabia-Pescara, le due squadre con le quali vanta il maggior numero di presenze in carriera (93 con le Vespe e 87 nel Delfino).
Scognamiglio, Juve Stabia-Pescara che partita sarà?
«Mi aspetto una bella partita tra due formazioni che devono muovere la classifica per i rispettivi obiettivi. Con questa gara si chiude il girone d'andata e tutte le squadre possono fare un primo bilancio in prospettiva di una seconda fase di campionato dove i punti saranno più pesanti. Senz'altro la Juve Stabia che gioca in casa è un'altra cosa rispetto alla Juve Stabia che va in trasferta. Lì ho vinto un campionato di serie C nel 2011 e conosco molto bene la carica di quello stadio, non è solo una questione di pubblico ma è proprio un fattore ambientale che coinvolge tante componenti. Il Pescara, viceversa, non deve farsi né impressionare né condizionare troppo, perché il raggiungimento della salvezza passa anche attraverso il superamento di questi ostacoli».
Si aspettava queste posizioni di classifica di entrambe le squadre al giro di boa?
«La Juve Stabia già lo scorso anno ha disputato un campionato importante, chiudendo al quinto posto nella stagione regolare e arrivando poi alle semifinali dei play off dove è stata eliminata dalla Cremonese che in seguito ha centrato la promozione in A. Non so se potrà ripetersi perché la concorrenza è alta, ma senz'altro ci riproverà. Il Pescara è comunque una matricola pur avendo una bella tradizione calcistica, per cui era lecito che dovesse soffrire. Certo, i numeri non sono belli con l'ultimo posto e la peggior difesa del torneo ma con il mercato a disposizione ci sono tutte le possibilità per rimboccarsi le maniche e uscire da questa situazione. Non sta a me dire cosa occorre per migliorare la rosa visto che ci sono già persone all'altezza di questo compito nello staff del Delfino».
Cosa ricorda della sua avventura in biancazzurro?
«Sono stati tre anni piacevoli in campo e fuori, nei quali ho conosciuto tante belle persone e in questa città è nata anche mia figlia Arianna. L'unico rammarico riguarda l'ultima stagione che si è chiusa con una retrocessione ma questo non deve cancellare il rapporto di amicizia con la piazza che rimane indissolubile».
Come procede la sua nuova vita da direttore tecnico?
«Benissimo perché mi permette di fare proprio quello che volevo, ossia restare nel mondo del calcio da addetto ai lavori. Quando giocavo, ho sempre cercato di carpire i segreti dai dirigenti che operavano sul mercato e sono stato fortunato a conoscere le persone giuste come il direttore sportivo Fracchiolla nell'ultima esperienza da calciatore nel Giugliano. Abbiamo cominciato a lavorare insieme in Campania raggiungendo i play off in serie C e dall'estate scorsa ci siamo ritrovati nella Reggiana dove sta andando abbastanza bene».
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