Vitantonio Liuzzi scalda i motori: «Occhio alla Ferrari»

Riparte la stagione della Formula Uno e l’ex pilota pescarese fa le carte al campionato. Non senza qualche rimpianto
Si scaldano i motori. Riparte oggi la stagione della Formula Uno a Melbourne, in Australia, per il primo gran premio del 2026 che promette scintille e bagarre per il titolo. Tra favoriti della vigilia e possibili outsider, gli amanti delle quattro ruote si augurano l’anno della definitiva svolta per la Ferrari che ha ottenuto buoni feedback dai test invernali. Tanta curiosità intorno al primo Gp australiano, anche tra gli addetti ai lavori. Su tutti il pescarese Vitantonio Liuzzi, ex pilota di Red Bull, Toro Rosso e Force India e attualmente driver advisor nel circuito Fia.
Liuzzi, che stagione si aspetta?
«Sono molto curioso di vedere l’esordio di domenica a Melbourne. Il primo gran premio è sempre una grande incognita per tutti i team perchè i test precampionato sono indicativi, ma non ti restituiscono mai un quadro preciso e definitivo sul proprio stato di avanzamento nel lavoro».
La McLaren a suo avviso resta la favorita della vigilia?
«Sinceramente non vedo il suo vantaggio così ampio e consolidato come nella passata stagione, poi occorre sempre ricordare che nella pre-season alcune squadre si nascondono volutamente, non scoprono tutte le proprie carte. Penso che la McLaren sia una tra queste, vedendo i test in Bahrain, così come la Mercedes e la Red Bull».
Invece la Ferrari?
«Penso che possa recitare un ruolo importante, contando su una coppia di piloti che vuole raggiungere un equilibrio nelle differenze. Da una parte c’è un campione assoluto con un passato iridato di assoluto valore come Hamilton, dall’altra un campione talentuoso che potrà dire ancora tanto come Leclerc. Ora resta da capire se Hamilton abbia ancora energia da dare o se tirerà i remi in barca».
L’operazione Hamilton sicuramente è stata una scelta di marketing azzeccata a Maranello.
«Indubbiamente si, anche se forse non ci si aspettava un calo così vertiginoso nelle performance. C’è da considerare anche il fatto che, dopo quindici stagioni con dei team inglesi, si è ritrovato in un contesto completamente nuovo come quello della Ferrari, con un approccio di lavoro diverso. Speriamo che quest’anno possa aver assorbito lo shock del cambio e possa dare il suo meglio».
Sarà una stagione segnata anche da una serie di modifiche dal peso delle monoposto all’ala mobile anche anteriore.
«Sicuramente le nuove regole rimescolano le carte in tavola e gli equilibri passati».
Rispetto alla Formula Uno alla quale ha preso parte lei, oggi è più semplice o difficile guidare la monoposto?
«È uno sport completamente diverso, meno fisico e contrassegnato dal talento puro. Oggi il vero lavoro è sulla tenuta psicologica e nel dialogo costante con l’ingegnere di squadra. Diciamo che è più difficile assistere a decisioni d’istinto prese dal pilota».
Forse l’unico ancora in grado di emozionare è Verstappen, almeno per quanto fatto vedere soprattutto nel finale di stagione scorsa con una rimonta disperata e quasi completata.
«Verstappen è un pilota pazzesco, è riuscito con una macchina nettamente inferiore a dare spettacolo sia nelle qualifiche che in gara, mantenendo una costanza nel rendimento che nessun altro ha mostrato».
Oggi c’è qualche pilota nel quale si rivede?
«Difficile, io ero un pilota estroso e versatile. Purtroppo sono capitato in un’epoca particolare nella Formula Uno. Ero un pilota “povero” contro colleghi con valigie piene di denaro, sono sempre stato nel posto giusto, ma nel momento sbagliato. La cosa interessante è che in tutte le scuderie in cui ho lavorato mi è sempre stato riconosciuto il talento nello sviluppo, avevo ottimi rapporti con tutti i tecnici ma non con i dirigenti perchè non avevo un supporto economico dietro. Forse oggi le dico che sarei dovuto essere meno diretto e più politico. Oggi è evidente la linea che domina».
Lei parla di posto giusto nel momento sbagliato. Ma c’è un ricordo speciale che l’emoziona ancora?
«Il debutto a Imola il 24 aprile 2005 davanti ai tifosi italiani (con la Red Bull, ndr). Fu talmente una gara pazzesca da chiuderla anche a punti».
Invece quello che ancora oggi le lascia l’amaro in bocca?
«Nel 2009 ero secondo a Monza con la Force India. Mi stavo giocando un podio che sarebbe stato fantastico, invece a quindici giri dalla fine si è rotta la macchina e addio sogni di gloria».
Attualmente è rimasto nel mondo dei motori come driver advisor per la Fia.
«Avrei preferito continuare a correre (ride, ndr). È un impegno diverso ma mi piace tanto perchè mi rende ancora partecipe dello sport che amo e poi penso che sia importante inserire in questa categoria ex piloti che hanno contezza di ciò che accade in gara e possano valutare con più competenza i vari episodi. Siamo come gli arbitri nel calcio, non sempre accontentiamo tutti, però diamo più consistenza tecnica in fase decisionale».
Per lei otto gran premi ai quali partecipa quest’anno.
«Esattamente, inizierò in Arabia Saudita prima di Budapest, Zandvoort in Olanda, Monza, Miami, San Paolo, Las Vegas e Abu Dhabi».
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