A processo per 2 chili di marijuana: «Salvato dal carcere, basta droga»

7 Maggio 2026

Un 26enne detenuto: «Non so niente della sostanza trovata nella casa in cui sono stato arrestato». Il giovane in aula si difende anche dall’accusa di aver detenuto un fucile risultato rubato

TERAMO. Dall’anno scorso è in carcere con l’accusa di aver detenuto due chili di marijuana trovati nel vecchio congelatore di una casa abbandonata in cui lui andava a consumare eroina. «Ma il carcere mi ha salvato», dice nell’aula in cui parla come imputato, «ho detto basta alla droga. Ho 26 anni e voglio tornare ad essere parte integrante della società, quella buona». Nelle aule di tribunale bisogna sempre scendere nel baratro delle storie. Perché i fascicoli giudiziari raccontano vite. In questo caso quella di A.V., teramano, a processo per detenzione ai fini di spaccio e per violazione della legge sulle armi visto che nella stessa casa in cui è stato arrestato è stato trovato un fucile risultato rubato.

Nel processo in corso davanti alla giudice Martina Pollera il giovane (difeso dall’avvocato Umberto Gramenzi) ha respinto le accuse sostenendo di non sapere niente né della droga né del fucile. «In quella casa disabitata», ha detto, «ci andavano quando dovevo farmi di eroina. Vedevo che c’erano vecchi frigoriferi e congelatori, ma non ho mai guardato dentro per vedere cosa ci fosse. Quella casa si trova a pochi metri da quella di un mio parente dove in quel periodo vivevo a causa dei contrasti con la mia famiglia dovuti alla tossicodipendenza. Facevo lavoretti, spesso andavo in giro a trovare tartufi che poi vendevo e con il ricavato compravo l’eroina. In quel periodo ero in cura al Sert ma quando non avevo il metadone continuavo a farmi di eroina. In quella casa andavo tutte le volte che mi dovevo fare, ma era un posto che conoscevano anche altri tossicodipendenti della zona».

Secondo l’accusa della Procura quella droga era sua così come i bilancini di precisione trovati nell’abitazione disabitata. Immobile alla cui porta lui stesso aveva sistemato una vecchia serratura. «L’ho messa perché quando andavo portavo con me anche i cani usati per la ricerca del tartufo», ha detto il 26enne in aula, «non volevo che scappassero. Le chiavi della serratura le avevo nascosto sotto una pietra all’ingresso e molti lo sapevano perché l’avevo detto visto che io non avevo nulla da nascondere». Secondo la Procura, invece, il giovane sapeva dell’esistenza della droga.

«Deteneva», si legge a questo proposito nel capo d’imputazione, «due chili e 167 grammi di marijuana (accertata mediante narcotest) racchiusa in una busta e occultata in un frigorifero, altro analogo stupefacente quantificato in grammi 121 veniva custodito all’interno di un essiccatore artigianale costituito da un box in plastica, nonché deteneva materiale utile per la lavorazione e confezionamento dello stupefacente che sono elementi sintomatici di una stabile dedizione dell’attività criminosa di spaccio di sostanza stupefacente».

©RIPRODUZIONE RISERVATA