Auto incendiata a due avvocati: padre e figlio vanno a processo 

L’ex consigliere comunale Gambacorta e il congiunto sono indagati per una tentata estorsione Il consiglio dell’Ordine forense si costituisce parte civile insieme alla coppia di professionisti

TERAMO. Ci sarà un processo ad accertare la verità. Almeno quella giudiziaria. Così ha deciso il gup Roberto Veneziano che ieri mattina ha rinviato a giudizio il 75enne Giuliano Gambacorta, consigliere comunale a Teramo nei primi anni 2000, e il 39enne figlio Valerio.
La Procura accusa i due di tentata estorsione nell’ambito di un’indagine che vede come parti lese una coppia di avvocati a cui è stata incendiata la macchina. Secondo l’autorità giudiziaria (il fascicolo è del pm Greta Aloisi che ha fatto la richiesta di rinvio a giudizio) quell’incendio sarebbe stato rivendicato da uno dei due indagati, il padre, in una telefonata minatoria fatta fingendo di essere qualcuno che chiamava dalla Calabria a uno dei due avvocati che avrebbe dovuto avviare una procedura di pignoramento per conto di un suo cliente nei confronti dell’altro indagato. Accuse, quelle della Procura, tutte da dimostrare. I due, assistiti dall’avvocato Gianni Falconi, hanno fatto richiesta di rito abbreviato e saranno giudicati con questo rito che, in caso di condanna, prevede la riduzione di un terzo della pena. Prima udienza a febbraio. I due avvocati parti lesa si cono costituiti parte civile e parte civile si è costituito anche il Consiglio dell’ordine degli avvocati rappresentato dall’avvocato Gennaro Lettieri. I fatti sono avvenuti nel 2021 e l’indagine è nata dopo la denuncia dei legali impegnati in una procedura esecutiva, cioè un pignoramento, su incarico di un cliente nei confronti di Valerio Gambacorta. Un pignoramento di poco più di 4mila euro per un credito vantato dal primo nei confronti del secondo. Dopo il principio d’incendio divampato nella macchina di uno degli avvocati, quest’ultimo una sera avrebbe ricevuto sul suo telefono cellulare la chiamata da un uomo che avrebbe detto di telefonare da Cirò Marina, una cittadina calabrese. Questo il contenuto della chiamata riportato nella richiesta di rinvio a giudizio: «Non devi fare il pignoramento a Valerio Gambacorta altrimenti a te e tua moglie manderemo altri segnali. Siete due bravi avvocati ma dovete fare attenzione. Non hai neppure 50 anni e tua moglie è più giovane di te. Quello che è già successo non è stato un incidente ma un segnale. Con il prossimo potresti rimanere sulla sedia a rotelle. Per adesso ci avete rimesso la macchina, ma la prossima volta potrebbe andare peggio. Quel pignoramento non deve essere fatto. Ti è andata bene con la macchina, ma potrebbe succedere qualcosa di grave a voi. Fai attenzione, con noi non si scherza». Secondo l’accusa della Procura, ancora tutta da dimostrare, a fare quella telefonata dal suo cellulare sarebbe stato il genitore. Al figlio viene contestata la partecipazione morale.
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