Braccianti pagati 5 euro l’ora: a Teramo in 3 sotto accusa per caporalato

14 Gennaio 2026

Chiesto il giudizio per l’ex dirigente sportivo Di Nicola coinvolto nella combine Teramo-Savona del 2015. L’imprenditore era già a processo per un altro presunto caso di sfruttamento sempre in attività agricole

TERAMO. Ci sono le inchieste giudiziarie a raccontare presunte storie di sfruttamento sul lavoro e a mettere in fila pesanti accuse di caporalato in capo ad imprenditori a cui la Procura teramana contesta l’articolo 603 bis del codice penale che punisce con pene da uno a sei anni l’intermediazione illecita e lo sfruttamento del lavoro. Ed è una vicenda di ipotizzato sfruttamento di braccianti provenienti dal Bangladesh quella per cui il pm Stefano Giovagnoni ha chiesto il processo per Ercole Di Nicola, 48enne di Morro d’Oro, che negli anni scorsi nella sua veste di ex dirigente sportivo dell’Aquila calcio è finito sotto accusa nel filone abruzzese dell’inchiesta “Dirty Soccer” sulla presunta combine della partita di calcio Savona-Teramo del 2015. Oltre che per Di Nicola (difeso dall’avvocato Maurilio Prioreschi), è stato chiesto il giudizio anche per Mohammed Shahjalal, cittadino del Bangladesch di 34 anni (assistito dall’avvocato Daniele Di Furia) e David Miani, 56enne marchiagini (anche lui difeso dall’avvocato Prioreschi).

Secondo l’accusa Di Nicola, nella sua veste di amministratore di fatto di una società cooperativa agricola, l’altro nella sua veste di intermediario e il terzo nella sua veste di legale rappresentante della società dal 2022 al 2024 avrebbero sfruttato con salari bassi braccianti del Bangladesh « approfittando», si legge nella richiesta di rinvio a giudizio, «dello stato di bisogno dei lavoratori derivante dall’essere stranieri, non conoscere la lingua italiana e non avere il permesso di soggiorno». Così nella richiesta di rinvio a giudizio riguardante Di Nicola: «Quale amministratore di fatto della società cooperativa agricola assumeva ed utilizzava manodopera mediante l’intermediazione di Mohamed Shahjalal, corrispondeva ai lavoratori (otto quelli a cui si fa riferimento (ndr) un compenso di 40 euro ogni otto ore lavorative. In tal modo i lavoratori percepivano una somma di 5 euro per ogni ora di lavoro, nettamente inferiore al minimo salariale netto, pari a 9,67 euro l’ora prevista dal contratto provinciale per gli operai agricoli vigente nella provincia di Teramo . Imponevano ai lavoratori gli orari e le condizioni di lavoro in base alle loro necessità obbligandoli a interrompere il rapporto lavorativo qualora lo decidesse senza che fosse previsto risposo settimanale e ferie».

Va detto che Di Nicola e l’intermediario sono già a processo davanti ai giudici del tribunale teramano per un altro presunto caso di caporalato sempre nell’ambito di braccianti agricoli. In questo caso il procedimento è alle battute iniziali.

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