Finti investimenti in oro e criptovalute: blitz della Finanza, sequestrati beni per 1,6 milioni e perquisizioni nel Teramano

2 Ottobre 2026

Le Fiamme Gialle di Teramo in azione con i colleghi di Torino per smantellare una truffa finanziaria di complessivi 6 milioni

TERAMO. Convolta anche la provincia di Teramo nell'inchiesta della procura di Torino con sequestri di denaro e di beni per oltre un milione e mezzo di euro: si tratta di una truffa finanziaria per complessivi sei milioni. A Teramo, i Reparti locali della Guardia di Finanza hanno attivamente collaborato con i colleghi di Torino nell’esecuzione di una serie di perquisizioni a carico dei promotori di un’associazione per delinquere dedita a frodi nel settore finanziario. L’operazione ha portato all’esecuzione di un decreto di sequestro preventivo, finalizzato alla confisca, di denaro e beni per oltre 1,6 milioni di euro, disposto dal G.I.P. del tribunale di Torino. Le complesse investigazioni, condotte dal Nucleo di polizia economico-finanziaria di Torino e coordinate dalla Procura della Repubblica, hanno fatto luce su un sistema illecito operativo tra il 2021 e il 2023.

Il gruppo criminale, sfruttando una rete di sedicenti consulenti finanziari, proponeva a centinaia di risparmiatori investimenti dai rendimenti apparentemente altissimi. L’esca era una finta banca di investimenti di diritto londinese, con sedi in Spagna e a Torino, pubblicizzata come operatore specializzato in oro e criptovalute, ma priva di ogni autorizzazione di legge. Secondo le prime ricostruzioni degli inquirenti, il sodalizio applicava un classico schema Ponzi. Dei circa 6 milioni di euro raccolti illegalmente, una minima parte veniva utilizzata nelle fasi iniziali per pagare finti interessi ai finanziatori, al solo scopo di rassicurarli. Per ritardare ulteriormente la richiesta di restituzione dei capitali, alle vittime venivano fornite le credenziali di una piattaforma web fittizia attraverso la quale monitorare i falsi rendimenti.

Il resto dei proventi della truffa, quantificati negli 1,6 milioni di euro oggetto del provvedimento, sarebbe stato invece impiegato dagli indagati per l’acquisto di decine di immobili, terreni e quote societarie di aziende italiane, integrando l’ipotesi di autoriciclaggio. Sulla base delle risultanze emerse, l’Autorità Giudiziaria piemontese ha disposto le perquisizioni sui principali indagati, richiedendo l’ausilio operativo dei finanzieri di Milano e Teramo. Il sequestro ha colpito denaro, beni mobili registrati e immobili direttamente intestati agli indagati o alle società a loro riconducibili, a copertura del profitto illecito generato.

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