I giudici sul ginecologo Ciarrocchi: «Non fu un test medico ma un atto di violenza sessuale»

Depositate le motivazioni della condanna per abusi su una ragazza durante una visita: «Vittima credibile e attendibile, dal professionista nessuna richiesta di consenso o informazione»
TERAMO. «Può ritenersi che, sotto le mentite spoglie di un atto medico, l’imputato abbia realizzato veri e propri atti sessuali sulla persona, altamente intrusivi della sua sfera di libertà e di inviolabilità intima»: se il fil rouge di una sentenza deve sempre avere una logica stringente per garantire coerenza giuridica, nelle 44 pagine di motivazioni depositate dopo la condanna in primo grado del ginecologo Francesco Ciarrocchi, attuale vice sindaco di Montorio, il filo conduttore è la certezza granitica della corte sulla configurazione del reato di violenza sessuale. Perché, scrivono i magistrati a pagina 43 «a nulla vale che gli atti siano consistititi in toccamenti e non già in un rapporto sessuale completo: il livello di compromissione della sfera sessuale della persona offesa è stato comunque elevato e non certo di minore gravità». Il medico in primo grado è stato condannato a 5 anni per abusi sessuali su una 19enne – che in quel momento aveva con lui un rapporto professionale essendo impegnata come segretaria – durante una visita ginecologica nel suo studio privato.
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