L’edilizia va ko, persi oltre tremila posti

Appalti pubblici all’osso e cantieri privati ormai inesistenti: in meno di quattro anni i stipendi ridotti di 30 milioni di euro

TERAMO. Un settore in caduta libera, ormai dalla fine del 2008. Una crisi che si aggrava sempre più, per il settore edile in provincia di Teramo. «Un forte calo coinciso col termine dei grandi lavori statali, a cui si è aggiunto l'immobilismo degli enti pubblici sul fronte del pagamento dei Sal (stato avanzamento lavori, ndr) maturati e della cantierizzazione di opere già "pronte" e la crisi delle compravendite immobiliari che ha bloccato il settore dei lavori privati», sintetizza Giancarlo De Sanctis, segretario della Filca Cisl.

Il sindacalista cita quattro indicatori che danno l’idea di quanto incida la crisi nel 2012, nel Teramano. La massa salari è diminuita del 18% rispetto al 2011, con una perdita, rispetto al 2008, di oltre 30 milioni di euro. Le imprese attive sono diminuite 14% rispetto al 2011: di queste l'83% sono aziende con meno di 5 dipendenti e il 13% tra 5 e 10 dipendenti.I lavoratori sono diminuiti 15% rispetto al 2011, con una perdita totale di oltre tremila posti di lavoro rispetto al 2008 (-56%). Le ore lavorate sono diminuite di oltre mezzo milione , cioè sono il 18% in meno rispetto al 2011.

«L'unico vero incremento sono gli insoluti, ossia le imprese in ritardo con i pagamenti delle ferie dei lavoratori e dei contributi Casse edili, che sono aumentati di un ulteriore 25% rispetto al 2011, pari ad oltre 4 milioni di euro», spiega De Sanctis, «da questi dati emerge un settore fortemente frammentato carente di professionalizzazione e fidelizzazione dei lavoratori, con un inverosimile incremento dei contratti part-time che incidono per l'8% degli attivi e con aziende che non hanno lavoro e non hanno più risorse economiche, come dimostra l'incremento delle vertenze sindacali attivate dalla Filca Cisl, cresciute del 31% nel 2012, 177 l'anno, più di una al giorno». Un momento di grande difficoltà, dunque per chi lavora nell’edilizia, aggravato dalla perdita del potere d’acquisto del salario.

Il sindacalista però fa rilevare che un dato positivo c’è. Sono diminuiti gli infortuni: «qui va fatto un grande plauso al lavoro messo in campo dai Rlst, i rappresentanti dei lavoratori per la sicurezza nei cantieri edili della provincia di Teramo che, contattando oltre 500 lavoratori in oltre 200 visite di cantiere annue, hanno diffuso e promulgato, fra lavoratori e imprese, la cultura della sicurezza attraverso la prevenzione». C’è da dire che in parte la riduzione degli incidenti sul lavoro ha una causa meno nobile: la riduzione del numero di cantieri dovuta appunto alla crisi. «Siamo nel pieno di un fenomeno di depressione strutturale», conclude De Sanctis, «occorre ridurre la pressione fiscale sui salari come è già stato fatto per il salario di produttività, grazie all'enorme lavoro concertativo della Cisl, per aumentare i redditi netti dei lavoratori dipendenti che, al contrario di chi i soldi ce li ha già, anziché investire in borsa, li userebbero per acquisti di beni di prima necessità, rimettendo così in moto la macchina della crescita. Purtroppo le scelte politiche anche stavolta non sono andate in questa direzione». La Filca chiede a questo punto «un forte intervento, non assistenzialista, ma strutturale e programmatico che permetta la ripresa economica e produttiva, un intervento che parta dalle realtà territoriali. Dobbiamo puntare sulla dinamicità dei Comuni e liberare risorse mirate che permettano di sviluppare l'edilizia di recupero delle opere "fantasma" e la riqualificazione di quartiere, il tutto in partenariato con i privati e attraverso la programmazione ed i fondo previsti dal decreto sviluppo di questa estate».

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