TERAMO

L’inchiesta sui neo fascisti a Roseto. Il “duce” resta in carcere, no ai domiciliari

15 Marzo 2026

Il giudice rigetta la richiesta per il ventenne rosetano ritenuto il leader del gruppo di estrema destra.

TERAMO.

Il “duce” resta in carcere. Il giudice Lorenzo Prudenzano ha respinto la richiesta di arresti domiciliari per Stefano Lupi, il 20enne arrestato nell’ambito dell’inchiesta sulla presunta cellula fascista rosetana.

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Il giovane, nel corso dell’interrogatorio di garanzia, pur avvalendosi della facoltà di non rispondere aveva reso dichiarazioni spontanee provando a ridimensionare il contenuto delle chat piene di parole d’odio e di disprezzo verso gli stranieri dicendo che non tutto quello che veniva scritto corrispondesse a reali intenzioni o azioni messe in atto. Nel corso dell’interrogatorio aveva dichiarato di aver risarcito economicamente l’Arma dei carabinieri per l’auto danneggiata. Aspetto, questo, che è legato all’assalto dell’ottobre scorso al mezzo dei militari all’esterno del palazzetto di Roseto, al termine di una partita di basket tra la squadra locale e quella del Pesaro. Un agguato con il mezzo dei carabinieri preso a sassate e colpi di mazza da almeno venti persone. Tra loro, secondo l’accusa della Procura (pm titolare del fascicolo Enrico Medori) anche Lupi, considerato dagli investigatori il leader del gruppo, tanto da essere chiamato dai suoi amici in chat “il duce”. È ipotizzabile che la difesa del giovane, dopo il rigetto della richiesta dei domiciliari da parte del gip, possa percorrere la strada di un ricorso al tribunale del Riesame.

L’assalto di ottobre ai carabinieri ha dato il via all’indagine dell’Arma che ha svelato l’esistenza di un gruppo che si faceva chiamare “Gioventù fascista rosetana” inserito nel tifo del Roseto basket in chiave violenta. Una violenza che si coniugava, almeno così emerge dalla lettura delle chat acquisite dagli investigatori, con ideologie di estrema destra: così nelle conversazioni scambiate sul gruppo Whatsapp “Roseto youth”, con circa 40 membri, venivano condivise foto e immagini di stampo nazista, musiche e slogan fascisti. La chat,inoltre, veniva utilizzata per sfogare odio verso gli stranieri, in particolare verso i migranti che a Roseto trovano ospitalità nel residence Felicioni.

La corposa indagine ha portato all’iscrizione di 17 persone nel registro degli indagati per diverse ipotesi di reato a partire dall’istigazione a delinquere per motivi di discriminazione razziale, etnica e religiosa, contestata a 14 indagati. Poi ci sono ipotesi di danneggiamento, lesioni personali, resistenza, accensione ed esplosioni pericolose. Degli indagati, solo Lupi è finito in carcere. Altri tre ragazzi sono agli arresti domiciliari e per loro l’interrogatorio di garanzia ci sarà nei prossimi giorni, mentre per quattro è scattato l’obbligo di dimora a Roseto.

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