Teramo

Luca e Cristian morti sul Gran Sasso. I familiari: “Nessuno li ha aiutati, fate nuove indagini”

8 Maggio 2026

Gli alpinisti romagnoli riminesi Luca Perazzini, 42 anni, e Cristian Gualdi, 48 anni, hanno perso la vita sulle montagne abruzzesi. Presentata opposizione alla richiesta d’archiviazione della Procura di Teramo che esclude ogni responsabilità

TERAMO. Ci sono tragedie che con il tempo possono solo diventare più dolorose e fascicoli giudiziari che non basteranno mai a lenire la sofferenza di chi perde un familiare. Il caso è quello dei due alpinisti deceduti sul versante aquilano del Gran Sasso in quei drammatici giorni del dicembre 2024 quando i riminesi Luca Perazzini, 42 anni, e Cristian Gualdi, 48 anni, rimasero bloccati a causa di una forte ondata di maltempo che in quelle ore ritardò anche l’intervento dei soccorsi. Per la Procura teramana una tragedia senza responsabili con l’inchiesta chiusa con una corposa richiesta d’archiviazione per l’indagato, un delegato di zona del Soccorso alpino. Richiesta a cui si oppongono i familiari degli alpinisti arrivati ieri in aula con gli avvocati Luca Greco e Francesca Giovanetti. Familiari da sempre convinti, così come ripetuto da subito, che i due si potessero salvare: «Nessuno li ha aiutati».

Nell’atto di opposizione all’archiviazione si chiedono nuove indagini dopo che, secondo i legali, ci sarebbe stata una prima errata geolocalizzazione dei due che avrebbe determinato un’ora di ritardo nell’avvio dei soccorsi. Secondo gli avvocati un tempo di fondamentale importanza perché dopo quei sessanta minuti le condizioni meteo sarebbero drammaticamente peggiorate. Due le altre questioni sollevate nell’opposizione: la mancata attivazione e applicazione del protocollo Sar, il mancato intervento dei mezzi dell’Aeronautica militare. Questione, quest’ultima, per cui si chiede al giudice di disporre una consulenza tecnica «sulla fattibilità di un intervento di soccorso da parte di un equipaggio-elicottero dell’Aeronautica militare ovvero di altro ente, nell’arco temporale che va dalle 14.56 fino all’orario di morte dei due alpinisti individuato dal medico legale del 22 dicembre 2024».

Al giudice si chiede anche l’acquisizione «presso il centro settore Meteomont “Appennino Centrale” della relazione sulle condizioni meteo del giorno 22 dicembre del 2024 e l’escussione del comandante pilota dell’equipaggio militare che sarebbe stato interpellato dalla Coa dell’Aeronautica militare di Peggio Renatico a fronte dell’indisponibilità dell’equipaggio di turno presso la base militare di Pratica di Mare, già impegnato in altro intervento».

L’inchiesta della Procura (pm titolare Laura Colica) era stata avviata dopo l’ esposto presentato dalle famiglie delle vittime, un esposto nato dal presupposto di voler comprendere se sul Gran Sasso, nel giorno in cui gli alpinisti arrivarono, ci fossero le condizioni sufficienti per consentire il libero accesso in quota anche a fronte dell’allerta meteo che era stata diramata dalla Protezione civile e se segnaletica e soccorsi fossero adeguati. Scrivono i legali nell’atto: «Atteso che le risorse aree ordinarie parevano non i grado di intervenire, buon senso e logica avrebbero dovuto indurre l’indagato a fare ricorso alle risorse straordinarie dell’Aeronautica militare che il protocollo Sar garantisce e mette a disposizione. Se lo avesse tempestivamente fatto in seguito alla telefonata delle ore 15.12, anche a voler considerare tutto il tempo massimo di due ore entro cui sono tenuti a garantire il decollo, gli equipaggi degli aeromobili dell’Aeronautica militare, diversamente da quanto concluso dal pubblico ministero, sarebbero potuti giungere sul luogo dell’intervento prima dell’orario compreso tra le 18 e le 19. D’altronde trattasi di tempo massimo: qualora attivati, pertanto, non può escludersi che l’elicottero dell’Aeronautica militare sarebbe giunto in loco anche molto prima».

Per gli avvocati si tratta di un aspetto di non secondaria importanza «sia in relazione a quella che le indagini espletate hanno accertato essere l’evoluzione delle condizioni meteo, sia in considerazione della circostanza che un arrivo in loco prima dell’orario compreso tra le 18 e le 19 avrebbe vieppiù potuto consentire un intervento di soccorso dell’equipaggio dell’Aeronautica militare antecedentemente al sopraggiungere della cosiddetta “notte astronomica”». Il giudice Lorenzo Prudenzano, dopo l’udienza di ieri, si è riservato.

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