Alba Adriatica

Nomina nel cda dei musei archeologici di Chieti, D’Ambrosio: «Beceri attacchi, ora denuncio»

24 Gennaio 2026

Parla la preside nominata dal ministro Giuli. Le critiche nate dopo la storia di “Faccetta Nera” fatta intonare ai bambini dell’Istituto comprensivo di Nereto durante una manifestazione per la Giornata della memoria

ALBA ADRIATICA. La storia di Faccetta nera? Chiarita da tempo. Gli attacchi feroci? Rispediti al mittente, senza tanti complimenti. La nomina? Nessuna ombra, solo merito. E Laura D’Ambrosio lo afferma con chiarezza. La nominata nel consiglio di amministrazione del Museo archeologico nazionale di Chieti respinge ogni attacco. Tutto è esploso dopo la scelta fatta dal ministro della Cultura, Alessandro Giuli, nell’ambito del rinnovo degli organismi di governance dei musei statali. Scelta non gradita dal centrosinistra abruzzese, con in testa il deputato Luciano D’Alfonso e il consigliere regionale Pierpaolo Pietrucci. In particolare, a suscitare sdegno fra le opposizioni, è rispuntato il caso legato a Faccetta nera, canzone del 1935 della propaganda fascista: nel 2024, una maestra dell’Istituto comprensivo di Nereto, dove D’Ambrosio è preside, aveva fatto intonare il brano ai bambini durante una manifestazione per la Giornata della memoria, suscitando non poche proteste da parte dei genitori, rimbalzate sulle cronache nazionali. Successivamente, la stessa insegnante, era stata chiamata dalla professoressa D’Ambrosio sul palco per presentare la sua candidatura alle Regionali in quota Fratelli d’Italia. Dal centrosinistra sono state sollevate critiche anche sull’opportunità della nomina, data la vicinanza di D’Ambrosio all’assessore regionale Umberto D’Annuntiis. Fin qui l’antefatto.

Professoressa D’Ambrosio, si aspettava tutto questo clamore mediatico in seguito alla sua nomina?

«No. Anche perché mi sono arrivate prima le critiche e solo in un secondo momento ho saputo della formalizzazione della mia nomina come membro del consiglio di amministrazione».

Alcuni esponenti politici, come il consigliere regionale Pietrucci, sostengono che la sua appartenenza a Fratelli d’Italia sia stata un fattore determinante per la nomina: è stato così?

«Si tratta di una nomina sì politica, ma che tiene conto delle mie competenze dirette nell’ambito della cultura».

Ovvero?

«Ho una qualifica da operatore culturale, due lauree, un master in dirigenza e un corso di perfezionamento. Il mio curriculum parla chiaro, non sono una sprovveduta».

Nessuno l’ha messo in dubbio.

«Non direi. Chiarisco meglio: ho una laurea in lingue e una in scienze delle professioni educative».

Quindi, al di là dell’aspetto politico, lei ritiene di avere titoli e competenze appropriate per il ruolo affidatole dal minitro. È stata scelta perché aveva un profilo tecnico migliore rispetto ad altri?

«Non ho partecipato alla scelta, non glielo so dire. Ripeto: ho saputo prima degli attacchi alla mia persona, poi della nomina, avvenuta solamente in serata».

Il Partito democratico contesta la sua nomina richiamando anche il famoso episodio legato a Faccetta nera.

«Quella è solo una becera strumentalizzazione che dura da tre anni, da quando mi sono candidata alle Regionali; hanno tirato fuori una storia alla quale sono completamente estranea».

Estranea perché? Pensa di non avere delle responsabilità?

«Assolutamente no. E ritenevo di averlo già chiarito. Sarò più chiara».

Prego.

«Non sono stata la protagonista dell’episodio. Ero sì la dirigente dell’istituto scolastico di Sant’Omero e Nereto ma non ero a conoscenza di quanto fatto dall’insegnante. Nella loro narrazione, gli esponenti Pd fanno sembrare che sia io quella che va nelle classi a far cantare Faccetta nera».

Schermaglie politiche, ci possono stare...

«Non così. Per questo la vicenda è oggetto di querela. Ribadisco che è la terza volta che questa parte politica, con D’Alfonso e Pietrucci in testa, fa queste uscite, a ogni mio passo. E non è solo la questione legata a Faccetta nera. A ogni mia azione, sin da quando mi sono candidata in Regione nel 2024, ottenendo un buon risultato, c’è questa eco infamante sul mio nome, oltre che infangante, e che non ha proprio fondamento: la vicenda non riguarda la mia persona in maniera diretta. Ripeto e sottolineo: ero la dirigente, non l’insegnante».

In qualità di preside di quell’istituto avrà agito in qualche maniera.

«C’è stato un procedimento disciplinare nei confronti dell’insegnante responsabile di aver fatto intonare agli alunni Faccetta nera. Episodio che è stato affrontato e si è concluso, ma a loro piace continuare a strumentalizzare, a insinuare».

Accanimento?

«Evidente. Tutta questa storia non sarebbe nemmeno uscita fuori se non fosse stato per la mia candidatura alle regionali, altrimenti non sarei stata oggetto di interesse per nessuno».

Però il presidente Marsilio ha preso una posizione netta in sua difesa parlando di attacco ideologico.

«E lo ringrazio. Non posso negare che mi ha fatto piacere».

Tornando alla nomina al museo, aveva già avuto esperienze nel campo della cultura?

«La nomina riguarda il consiglio di amministrazione, non un profilo di dirigenza. Non sono la direttrice del museo. Ed è un incarico senza remunerazione, a titolo gratuito. E tengo a chiarire un’altra cosa».

Dica.

«Da quando sono in politica ho dovuto rinunciare a molti incarichi remunerati, quindi ci ho pure rimesso. Sono meravigliata da tutta questa attenzione nei miei confronti».

Ad Alba Adriatica, suo comune di residenza, si voterà nel 2028: intende proseguire qui la carriera politica?

«La politica è una mia passione. D’Alfonso dice che sono stata bocciata, ma alla mia prima candidatura ho preso oltre 3.500 voti, perché la gente mi conosce e sono legata al territorio».

Ma una bella spinta l’ha avuta con l’abbinata all’assessore regionale Umberto D’Annuntiis: giusto?

«Sì, siamo entrambi della Val Vibrata. A Teramo è normale che non posseggo tutto questo appeal come qui ad Alba, dove risiedo, e in Vibrata, dove svolgo il mio lavoro da preside. A ciò aggiungo, che per non avere macchie, anche in relazione a un futuro politico, ho svolto tutti i concorsi fuori regione, dimostrando le mie competenze da quando avevo 23 anni. Prima di lavorare a Nereto ero a Civitella del Tronto, ma io provengo da Cesano Boscone, vicino Milano».

La vedremo ancora candidata?

«È tutto troppo prematuro. Non metto mai il carro davanti ai buoi; quella della candidatura a sindaco è una decisione che spetta alla coalizione, non può essere una auto proclamazione del singolo. Ho già un lavoro bellissimo, che so svolgere anche bene».

Anche la sindaca di Alba, Antonietta Casciotti, che è notoriamente di centrosinistra, si è complimentata per la sua nomina.

«Molte persone, anche di centrosinistra, nel mio paese, mi hanno fatto i complimenti perché mi conoscono personalmente e sanno come opero e come svolgo il mio lavoro. Forse D’Alfonso è risentito perché qualcun altro, vicino alla sua area politica, ambiva ad avere quel posto in consiglio di amministrazione. La verità è che gli esponenti di sinistra vogliono demolire la mia immagine, perché temono una mia eventuale candidatura ad Alba Adriatica».

Qualora si candidasse, potrebbe mantenere il ruolo nel cda del museo?

«Sì, non è incompatibile perché Alba Adriatica è un comune al di sotto dei 15.000 abitanti. Se fosse stato un comune con un numero di abitanti superiore, non avrei potuto fare entrambe le cose».