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Roseto. Spedizioni contro gli immigrati. Arrestati i tifosi neofascisti

12 Marzo 2026

Smantellata una cellula inserita negli ultrà del basket: 17 indagati per gli agguati agli stranieri

ROSETO.

Una cellula neofascista, inserita nel tifo ultrà del Roseto basket ma ben lontana dai valori dello sport. Un gruppo che si auto definiva “Gioventù fascista rosetana” e “Roseto youth”, che inneggiava a Hitler evocando la tutela del territorio tramite la persecuzione e l’aggressione fisica agli stranieri. Aggressioni che si sarebbero effettivamente consumate, con agguati in strada e sassaiole contro un residence che accoglie migranti. Ancora, il gruppo neofascista non nascondeva una certa avversione verso le forze dell’ordine e le autorità, tanto da pianificare ed attuare veri assalti alle auto dei carabinieri all’esterno del palazzetto dello sport di Roseto.

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E poi linguaggio d’odio nelle chat di Whatsapp, gadget nazisti e fascisti, armi improprie, il saluto romano e il leader chiamato “duce”. È l’estrema sintesi di un estremismo di destra emerso da una meticolosa indagine dei carabinieri, condotta sotto il coordinamento della Procura di Teramo. L’inchiesta conta 17 indagati (tutti rosetani) e verso 8 di loro sono state eseguite ieri delle misure cautelari: dall’arresto all’obbligo di dimora e firma. I reati contestati a vario titolo sono: istigazione a delinquere per motivi di discriminazione razziale, etnica e religiosa per 14 indagati; poi ci sono i reati di danneggiamento, lesioni personali, resistenza, accensione ed esplosioni pericolose. Si tratta fin qui di ipotesi di reato che dovranno essere confermate nel corso dell’inchiesta e di un eventuale processo, nel pieno rispetto della presunzione di innocenza di tutti gli indagati.

gli arrestati

Ad essere ristretto nel carcere teramano di Castrogno è stato Stefano Lupi, 20 anni. Per gli investigatori sarebbe il leader dell’organizzazione tanto da essere chiamato dai membri del gruppo “duce”. E ieri mattina alcuni di questi hanno atteso l’uscita di Lupi dalla caserma dei carabinieri per salutarlo prima che fosse accompagnato in carcere. Ma non è stato un saluto qualsiasi, bensì un saluto fascista. Braccia tese davanti ad una caserma, sotto il tricolore che sventolava.

Sono invece stati ristretti ai domiciliari: Stefano Di Martino, 27 anni; Simone Hoxha, 26 anni; Piersilvio Di Giuseppe, 36 anni. A tutti gli arrestati viene contestata la partecipazione all’assalto di un’auto dei carabinieri con lanci di sassi, pietre e mattoni all’esterno del palazzetto di Roseto al termine di una partita di basket tra la squadra locale e quella di Pesaro. L’episodio risale all’8 ottobre scorso. L’azione criminale, secondo gli inquirenti, era stata pianificata tramite un gruppo Whatsapp “Roseto youth” che contava oltre 40 membri.

ALTRE MISURE CAUTELARI

Per altri quattro ragazzi, è stata adottata la misura dell’obbligo di dimora e di firma, Si tratta di Gregorio Sulpizi, 26 anni; Lorenzo Sabatino, 24 anni; Simone Droboniku, 22 anni; Serafino D’Amario, 21 anni. A loro si contesta la partecipazione all’assalto alle forze dell’ordine di ottobre.

GLI ALTRI INDAGATI

Altri nove giovani risultano indagati ma nei loro confronti non sono state emesse misure cautelari. Si tratta di: Edoardo Di Pietro, 21 anni; Marco Capparelli, 20 anni; Karim Sfrattoni, 20 anni; Simone Malatesta, 22 anni; Simone Bravo, 20 anni; Claudio Camilletti, 22 anni; Simone Lamonica, 23 anni; Mattia Petitta, 20 anni; Esteban Di Serafino, 20 anni. Secondo la ricostruzione degli investigatori, tutta da verificare, sarebbero tutti appartenenti al gruppo neofascista, aderendo e partecipando attivamente al gruppo Whatsapp “Roseto youth”.

L’ASSALTO AI CARABINIERI

A coordinare l’inchiesta è stata la pm Enrica Medori che ieri, insieme al comandante provinciale dei carabinieri di Teramo, il colonnello Massimo Corradetti, ha illustrato i dettagli in conferenza stampa. Tutto nasce dalle indagini su quello che si era scoperto essere un agguato preordinato alle forze di polizia in servizio al palazzetto dello sport di Roseto l'8 ottobre scorso, con tanto di spranghe, bastoni e sassi nascosti a poca distanza dall'impianto: approfondendo è emerso che il gruppo che si definiva “Gioventù fascista rosetana” custodiva striscioni inneggianti al fascismo, foto e gadget nazisti, gestiva una chat inneggiante al razzismo e a imprese criminali come le aggressioni agli immigrati. I carabinieri hanno ricostruito e attribuito a quel gruppo cinque assalti con sassaiole contro il centro di accoglienza straordinaria (Cas) “Felicioni” di Roseto e altre aggressioni mirate per le vie della città a danni di stranieri. Una recente, di una certa gravità, ai danni di quattro ragazzi bengalesi lo scorso 21 gennaio: sarebbero stati accerchiati, picchiati e insultati. Pugni, calci, colpi di bottiglia. Due delle vittime hanno riportato ferite con prognosi di diversi giorni. L’episodio sarebbe stato commesso da almeno 20 persone, alcune attualmente indagate altre ancora da identificare. Alcuni dei fatti contestati sarebbero emersi proprio dall’analisi dei cellulari e della chat.

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