+++ Fine della protesta, gli operai sono scesi dall’impalcatura: minacciavano di buttarsi per gli stipendi non pagati +++

Il caso di Torricella Sicura. La trattativa tra i carabinieri e i tre operai di nazionalità straniera è durata circa 8 ore. I lavoratori, bloccati sulla sommità di una impalcatura di un cantiere edile, a circa 10 metri di altezza, minacciano di buttarsi nel vuoto per il ritardo del pagamento dei lavoro svolti
TORRICELLA SICURA. I tre operai sono scesi dall’impalcatura dopo la protesta in un cantiere edile di Torricella Sicura. Poco fa è stato raggiunto l’accordo con l’azienda: i lavoratori hanno cessato la protesta iniziata questa mattina intorno alle 8. Sul posto c’erano polizia, carabinieri, vigili del fuoco e i sanitari del 118 nel tentativo di far tornare gli operai sui loro passi. I tre lavoratori, di nazionalità straniera, minacciavano chiaramente di gettarsi nel vuoto, da un’altezza di circa 10 metri, all’interno di un cantiere edile. All’origine del gesto c’era il mancato pagamento degli stipendi.
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+++ LA TRATATTIVA +++ Prosegue ad oltranza la trattativa tra i carabinieri e i tre operai di nazionalità egiziana, da oltre sei ore bloccati sulla sommità di una impalcatura di un cantiere edile, a circa 10 metri di altezza, e che minacciano di buttarsi nel vuoto se non riceveranno il pagamento dei lavori svolti.
Il negoziatore dei carabinieri e anche il sindaco di Torricella, Daniele Palumbi, hanno messo in contatto telefonico un rappresentante a terra degli operai con un emissario della impresa di Modugno, in provincia di Bari, che ha preso in subappalto la ristrutturazione dell'edificio finanziato con il Superbonus 110%. Le proposte finora formulate, però, non vengono accettate dai lavoratori che ritengono non affidabile l'impegno di versare l'importo con un anticipo di un quarto degli 11 mila euro vantati e il resto entro i primi 10 giorni di novembre.
I tre operai fanno parte di un gruppo di una decina di lavoratori di una piccola impresa di Milano che sarebbe in ulteriore subappalto rispetto alla affidataria iniziale.
Anche gli altri nella serata di ieri hanno manifestato l'intenzione di protestare allo stesso modo, ma poi hanno desistito lasciando il cantiere per far rientro nel Nord Italia. I tre hanno invece deciso di attuare la protesta in una maniera più eclatante, salendo questa mattina presto sull'impalcatura. Hanno anche rifiutato un incontro in municipio proposto dal primo cittadino in un primo momento alle 17 e poi anticipato alle 15, facendo intendere, nella loro lingua, dall'alto dell'impalcatura, che non intendono scendere, se non addirittura tentare gesti estremi, se non incasseranno quanto loro dovuto.
Il sindaco Palumbi si è detto nell'impossibilità di intervenire. "Se avessi i soldi farei l'assegno io, purtroppo non li ho e sto cercando di mediare insieme ai carabinieri per risolvere la situazione - ha detto -. Purtroppo si tratta di un cantiere privato: se fosse stato un appalto pubblico il Comune sarebbe potuto intervenire direttamente e avremmo risolto la problematica in maniera molto veloce. Ma qui devono essere l'impresa principale e i subappaltatori a trovare una soluzione".
Nonostante gli ostacoli, il sindaco sta tentando in ogni modo di favorire un punto d'incontro tra le parti per evitare drammatiche conseguenze. "Abbiamo chiesto un incontro in municipio nel pomeriggio tra la ditta principale di Torricella, il subappaltatore di Bari e i lavoratori, ma loro non intendono scendere dall'impalcatura se prima non prendono i soldi. La trattativa resta difficile, ma continuiamo a lavorare con le forze dell'ordine per riportare la situazione alla normalità".

