Ristorazione, nel teramano la clientela è in calo: il pieno a San Valentino non basta

13 Febbraio 2026

Di Mattia, presidente dell’associazione Aria, traccia il punto sulla situazione del settore in affanno: «Locali pieni domani sera, ma una rondine non fa primavera: le spese di gestione sono raddoppiate» 

TERAMO. A San Valentino, l’amore vince su Inter-Juventus. Nonostante la concomitanza con una partita cosi importante, per una volta lo sport passa in secondo piano: domani la priorità per gli innamorati sarà trascorrere la serata a cena al ristorante. A fare il punto sulla situazione e, più in generale, sullo stato del settore nel Teramano è Valerio Di Mattia, presidente dell’associazione Aria e titolare del ristorante “Il Palmizio” di Alba Adriatica: «Il 14 febbraio resta una data simbolica: le coppie vogliono uscire, concedersi una serata diversa e gustare menù studiati per l’occasione. Per quest’anno», dice, «l’amore batte il pallone». Il tutto esaurito non deve però ingannare: «Una rondine non fa primavera», prosegue Di Mattia, «il successo di San Valentino è un segnale positivo per i ristoranti, ma i problemi strutturali, legati al clima contingente, restano». Il settore sta vivendo un rallentamento generale dei consumi, fa sapere il presidente di Aria, con molti clienti che si spostano verso fasce di prezzo più accessibili, come pizzerie o pub, a scapito della ristorazione di fascia medio-alta, che regge maggiormente nei fine settimana. La crisi si riflette anche nella cadenza delle uscite concentrate, anche quelle, per lo più nei weekend e durante le festività. «Le cene di rappresentanza e i pranzi di lavoro, un tempo garantiti da flussi costanti, si sono ridotti», continua Di Mattia, «famiglie e professionisti preferiscono destinare le risorse economiche ai momenti di festa». Il pranzo ha subito una trasformazione radicale, accelerata dal periodo post-Covid: non esiste più il rito del ristorante: oggi i lavoratori preferiscono scegliere un brunch veloce o un pasto leggero, consumato al bar tra panini, tramezzini e insalatone. Questa nuova tendenza si sta verificando sia per contenere i costi, sia per rientrare più rapidamente sul posto di lavoro. A pesare sui ristoratori teramani ci sono anche i costi elevati delle materie prime e dell’energia, «raddoppiati rispetto a dieci anni fa», spiega il presidente di Aria, «Molti hanno cercato di mantenere i listini accessibili, puntando sulla qualità e su una gestione più familiare, riducendo i tavoli e contenendo le spese senza sacrificare il servizio», conclude. Per Di Mattia, il settore deve sì adattarsi ai cambiamenti dei consumatori e alle nuove abitudini fuori casa, ma continuare a garantire la qualità di sempre per non perdere la clientela.

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