Varrassi: nessun favore a cinque medici della Asl

Il manager della Asl interrogato dalla Finanza, replica alla procura che vuole ancora arrestarlo e non si dimette

TERAMO. In tre mosse il manager della Asl, Giustino Varrassi, replica alla procura di Teramo che insiste nella richiesta d’arresto. I suoi tre assi difensivi? Un’interrogatorio di un’ora e mezza davanti a due ispettori della Guardia di Finanza e due memorie consegnate al pm Davide Rosati che indaga sul direttore generale e su tre casi: auto blu, la promozione di un urologo e un favore a un anatomopatologo.

Alle 16,30 di ieri, Varrassi, accompagnato dall’avvocato Lino Nisii, era già davanti alla caserma delle fiamme gialle, in via Di Paolantonio. Si è presentato spontaneamente, nelle stesse ore in cui la procura ha deciso di impugnare in appello il no del gip, Giovanni de Rensis, dimostrando di non voler tornare indietro. Il pm infatti chiede alla corte d’Appello dell’Aquila di poter ottenere la misura degli arresti domiciliari per il manager che però fa subito una contromossa difensiva.

Le dichiarazioni spontanee di Varrassi, su uno dei tre casi che lo hanno fatto finire nel mirino dei magistrati, possono essere infatti interpretate come una strategia della difesa a far cadere una delle esigenze cautelari che spingono la procura a chiedere l’arresto del manager. In parole semplici: se mi presento spontaneamente non c’è più pericolo di fuga.

L’interrogatorio ha riguardato un presunto favore di Varrassi verso 5 dipendenti della Asl. Di questi, due sono già in pensione e uno è stato trasferito. Su tutti pende una richiesta di rinvio a giudizio per turbativa d’asta sul l’appalto delle camere mortuarie. Il pm accusa Varrassi di non aver avviato in tempo il procedimento disciplinare verso i 5 indagati, in particolare nei confronti di un anatomopatologo molto gettonato dalla stessa procura per le consulenze su morti violente. Ma Varrassi si è difeso così: il 13 gennaio scorso la procura lo informa dei medici indagati con una lettera “riservata personale” che però, per una «mera svista» della segreteria del manager, finisce in un armadio. Varrassi così si accorge della lettera solo il 7 maggio, cioè dieci giorni prima che venga raggiunto da avviso di garanzia per il presunto favore ai cinque. Ma subito dopo il 7 maggio, il manager informa la commissione disciplinare che avvia il procedimento peraltro entro i 120 giorni previsti dalla legge.

I riscontri di quanto afferma sono contenuti nella prima delle due memorie difensive consegnate al magistrato che indaga su di lui. Nell’altra memoria, Varrassi si difende dall’altra accusa di uso improprio dell’auto di servizio con cui l’autista della Asl lo andava a prendere all’Aquila per portarlo in ufficio a Teramo. E’ su questa inchiesta che si basa la richiesta d’arresto bloccata dal gip. Qual è la difesa di Varrassi?

Oltre ad aver restituito 4mila euro alla Asl per i viaggi, ha prodotto un parere legale che aveva chiesto alla Regione sulla possibilità di farsi venire a prendere a casa dal fedele autista.

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