"C’è lavoro, poche ferie", l’altra faccia della ripresa in Abruzzo

Ci sono fabbriche che “tirano”, come Sevel e Denso, e hanno bisogno di produrre. Ma anche ospedali ormai a corto di organico che non riescono a garantire i turni

L’AQUILA. Tutto è pronto o quasi. Volo prenotato con largo anticipo, come succede spesso quando si viaggia low cost, trolley parcheggiati vicino al comò da riempire all’inverosimile, crema solare, pinne, fucile e occhiali. E poi, niente. Arriva una telefonata dal datore di lavoro, che con parole ben calibrate spiega quanto importante sia stringere i denti in un momento di così delicata contingenza economica: in altre parole niente ferie, almeno per il momento. E questo, in barba a regolamenti e clausole contrattuali, che prevedono dei parametri abbastanza precisi, specie nel periodo estivo.

La nostra regione conta vari casi in cui è stato richiesto quest’anno un sacrificio al limite del regolamento. Le aziende che hanno visto un piano ferie ritoccato sono quelle che fanno capo alla Fiat, a partire dalla Sevel di Atessa e la Magneti Marelli di Sulmona. La Sevel ha comunicato nei giorni scorsi la programmazione del riposo estivo annunciando solo due settimane e due giorni rispetto alle tre richieste dai sindacati. La Fim-Cisl, attraverso i suoi 26 delegati su 51 ha fatto sapere di non aver firmato l’esame congiunto con l’azienda.

Il rischio delle ferie più corte è infatti che non si riesca a godere del tutto del monte giorni di riposo dato che potrebbe essere difficile, per l’organizzazione aziendale e i ritmi di produzione, fermarsi 7 giorni a Natale. E resterebbero comunque scoperti altri tre giorni.

«Le forze sindacali possono comunque poco o nulla contro queste decisioni aziendali», spiega il segretario provinciale della Fiom Cgil, Alfredo Fegatelli. «Se è vero da una parte che la Fiom non ha al momento forza contrattuale con la Fiat, anche le altre sigle che hanno firmato l’accordo hanno di fatto le mani legate. Il nostro sindacato, a livello nazionale, ha chiesto comunque un incontro ai vertici Fiat, proprio a partire dalle ferie ridotte».

Una situazione per certi versi simile allo stabilimento della Valle Peligna, dove la produzione mantiene un regime importante anche nei mesi estivi. Una problematica che investe un po’ tutto il settore motori. Alla Honda di Atessa, ad esempio, le ferie sono state ridotte a tre settimane, gli operai si fermeranno dal 1° al 23 agosto. Anche la Denso di San Salvo ha rivisto il piano ferie, seppure in un’ottica di rilancio aziendale.

Altro nodo, quasi paradossale, è rappresentato dalla carenza di personale che mette a rischio le ferie per il personale della Asl L’Aquila – Avezzano – Sulmona. Il fatto paradossale è che proprio il personale medico è quello preposto a gestire eventuali patologie derivanti dalla mancata fruizione delle ferie rischia di diventare parte integrante della problematica.

In aggiunta a questo, c’è anche il fatto che i lavoratori stanno conducendo ritmi serratissimi. «Per garantire i servizi minimi essenziali i dipendenti dell'ospedale aquilano saranno costretti a rinunciare, in parte, alle ferie estive», ha detto più volte Gianfranco Giorgi, coordinatore provinciale Cisl sanità, «tutto questo succede in un periodo come questo in cui, tra l'altro, si registra un aumento esponenziale di pazienti che affluiscono ai reparti di emergenza quali Pronto soccorso, 118 e Ortopedia».

Un problema che non risparmia neanche i reparti di Ostetricia, con dipendenti costrette a fare turni di dodici ore per mancanza di personale, mentre le puericultrici arrivano a lavorare nove notti al mese. Infine, nonostante i proclami del governo regionale in relazione all’imminente assunzione di nuovi autisti, i turni all’arpa restano un problema specie nel Teramano.

Nel 2013 ci fu una mobilitazione sindacale congiunta contro la riduzione di ferie e una serie di straordinari forzati. «Le carenze di organico restano specie in questa zona», valuta Luigi Scaccialepre della Filt trasporti, «è solo la disponibilità degli autisti nei confronti dei loro colleghi a impedire l’impasse».

Certo è che per la stragrande maggioranza delle aziende, la preoccupazione principale è, al contrario, quella di farle smaltire le ferie.

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